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Comune di San Vincenzo valle Roveto

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L’articolo di Mario Longo, gentilmente fornito dal nobil uomo sig. Silvio De Caris, L’attuale proprietario del castello, da un lato ribadisce, in sintesi, quello che e stato gia detto in precedenza e dall’altro fornisce delle ulteriori notizie di carattere storico che accrescono il fascino e L’interesse per il paese di Morrea. Ne riportiamo il testo integralmente:

Avezzano 28 agosto 1942 di Mario Longo.

Quando il treno giunse alla stazione di Morrea erano quasi le sette ed il sole gia dorava le cime dei monti. II cielo era di un azzurro purissimo e non c’era un alito di vento. Alzando lo sguardo verso la cima della montagna si scorgeva Morrea.

Senza perdere tempo montammo sulle cavalcature inviateci gentilmente da Don Savino Orsini e da Don Angelo De Caris, rispettivamente Arciprete ed Abate di Morrea e di S. Restituta ed iniziammo la scalata della montagna. La viabilità lascia molto a desiderare non essendovi che una sola mulattiera in pessimo stato e che dovrebbe essere per lo meno migliorata con un po’ di buona volontà da parte dei comuni interessati.

Dopo circa mezz’ora di salita giungemmo alla fontana pubblica dove parecchie donne attingevano acqua coi barili per portarla su al paese che ne e privo.
Alle 8,30 precise fummo alle prime case ricevuti molto gentilmente dall’Arciprete Don Savino Orsini.

Morrea e una roccaforte sita in alta montagna. Racchiude circa 450 anime di 108 famiglie. Si estende tutta sulla roccia ed e eminentemente dedita alla pastorizia. Posta a 700 metri sul livello del mare offre dalle alture un incantevole panorama intersecato dalle chiare fresche acque del Liri.
II clima e mite in estate ma molto rigido in inverno per le abbondanti e forti nevicate ed i venti che vi dominano. Entrammo subito nel cuore del paese visitando la colonia elioterapica e la chiesa parrocchiale riservando nel pomeriggio la visita del magnifico castello medioevale.

Morrea é antichissima e antica e pure la Chiesa. Da un registro del 1500 si rileva che in quel periodo, esisteva già come parrocchia. Sull’altare maggiore si erge la meravigliosa statua di S. Sebastiano che rimonta ad epoca antichissima. Si vuole che questo capolavoro d’arte e di antichità fosse stato eseguito da un bandito che essendo stato scacciato dai baroni feudali si era rifugiato nei dirupi sottostanti alla fortezza di Morrea e che per vivere si fece tagliare dai cittadini un grosso tronco di ebano lavorandovi la statua che tutt’ora il paese venera.

Dopo di aver consumato un rancio offertoci con molta signorilità dall’Arciprete Don Savino Orsini iniziammo la visita minuziosa ed interessante dell’antico castello medioevale, visita che costituiva lo scopo principale della nostra gita. II castello di Morrea che insieme a quello di Celano di Ortucchio fu dei Piccolomini e costituito da tre torri e del campanile ed e di mole immensa.
Costruito su un’area di oltre due ettari di terreno, si estende dall’ingresso del paese sino al centro dell’abitato dove attualmente si trova L’abitazione dell’arciprete nell’ala estrema dell’antico castello.

Molto prima del 1700 si era affiancato ai Piccolomini Don Giovanni De Caris, di origine spagnola, uomo di molto talento e di grande abiliti dotato di un coraggio non comune. Costui rese ai Piccolomini segnalati servigi e sposo una Piccolomini avendo, all’atto del matrimonio, il feudo di Morrea con L’attuale castello. II feudo ed il castello passarono di generazione in generazione ai De Caris e L’ultimo loro rampollo degno di nota fu il celebre Don Donato De Caris che fu libero docente di diritto penale presso la R. Università dell’Aquila ed autore di diverse pubblicazioni di natura giuridica. Con Donato De Caris, si chiude il ciclo della Signoria dei De Caris nel feudo di Morrea che pero trovasi tuttavia in possesso dei discendenti dei De Caris e precisamente di Don Anaelo De Caris, abate di S. Restituta, uomo di forte intelligenza e dotato di molta rettitudine senso morale e signorilità degna dei suoi grandi avi.
Morrea merita di essere compresa negli itinerari turistici ed artistici di questa incantevole terra d’Abruzzo.

Testi tratti dal libro Morrea ieri oggi domani

Testi a cura di Giuseppe Sartinara

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Da un articolo de "II Popolo di Roma" del 29/08/1942

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