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Comune di Rocca Di Botte

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E’ estate piena nella conca sublacense, la stagione e afosa e Sirio (il sole) brucia la testa e le ginocchia; anche veglie e digiuni di mesi e di anni dicono la loro. Pietro comincia a sentirsi stanco, sente che partirà prima che finisca la stagione, comprende che e al rush finale; ha l’esistenza in completa avaria. Prega: ” Signore del cielo, mi dono a te e tutto quello che ho l’offro a te con amore: gli affanni e il dolore, la speranza e la gioia, il giorno, la vita, l’eternità, la mia terra, la mia gente, i poveri del mondo. Tutto, Signore, io adoro a te. Raccogli ciò che resta di me, tua creatura, opera d’arte ridotta in frantumi. Grazie per quello che mi doni ogni giorno e purché in Cristo, tuo figlio, posso chiamarti Padre insieme a tanti fratelli. Da’ forza e coraggio e reggi in me la convinzione che pregare e soprattutto esaudirti nelle richieste, che proponi e riveli coi desideri migliori del cuore; e dar risposta a ciò che attendi come frutto d’impegno, ogni giorno rinnovato, ch’e fare che la terra un luogo preparato dall’uomo al Dio della pace.

Aiutami a svegliare il mondo, che dorme la sua notte di trascuratezza e di violenza, col canto fresco dell’amore, ch’e lotta e contemplazione, fede e speranza, sole e primavera. Sia la tua parola la luce del mio mattino, la strada della mia fatica, il riposo della mia stanchezza. Il mondo dei più e una festa rovesciata. Aiutami, Signore, a salvarlo; fammi umile dispensatore della tua parola, che salva e redime, sempre presente ove si crea la vita e si realizza l’amore, ove si costruisce la strada della liberta, ove si allargano le stanze della speranza per un mondo unito come te Dio, uno e trino. E tu, Maria, madre santa, deponi sulla terra la pace del cielo “. Pensa che un po’ di frescura gli farà bene e un po’ di aria di montagna lo ritemprerà nelle forze e decide di trasferirsi a Trevi. Pertanto con atteggiamento discreto e amoroso rispetto, con accostamenti delicati, affidati all’intuizione caritativa, saluta il priore del monastero, ringrazia il priore di S. Abbondio, s’accomiata dagli amici, con cui per lo spazio di cinque mesi condivise la gioia del giorno, e s’incammina verso la terra, dove la Provvidenza lo chiama. E’ il 9 agosto dell’anno 1152. (1)

Testi a cura del Prof. Dante Zinanni

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