Cucullum oppidum

Riepilogando quanto detto finora, ricordiamo che nella zona di S. Pelino sono esistiti due centri insediativi: l’oppidum situato a quota 964 tra la rocca di S. Pelino e Colle Lanciano e il vico situato sul pendio collinare adagiato al di sotto della Fontana. L’oppido costituisce il primo nucleo abitato mentre il vico ne rappresenta la continuazione a causa del graduale trasferimento in esso della popolazione. Dopo la guerra sociale e il raggiungimento di una pace stabile e duratura, la nuova città che era stata eretta a municipio dei Marsi Anxantini si accrebbe e si arricchì di opere pubbliche degne del nuovo rango, tra cui il pretorio e le terme.

La nuova città dovrebbe aver conservato il nome di Anxa che spettava all’antico oppido situato nei pressi di Colle Lanciano. Pero non e da escludere che, ad un certo punto, agli inizi dell’epoca imperiale, possa aver assunto il diverso appellativo di Cucullum Oppidum. Un cambio del nome non sarebbe poi un fatto molto insolito per quell’epoca, visto che anche una città di antica fama come Marruvio passo a chiamarsi Valeria. L’esistenza di una città chiamata Cucullum Oppidum e attestata da Strabone lo scrittore vissuto dall’anno 60 a.c. al 20 dopo Cristo. Questi, nell’indicare le città latine che erano situate lungo la via Valeria, afferma ch’e qui si trovav;in<i le città di Varia (Vicovaro), Carseoli, Alba e, vicino a questa, Cucullum Oppidum: “Praeclarissimae sunt viac Appia, latina et Valeria, altera in Sibinis usque ad Marsos…. In ea urbes latinae, Varia, Carseoli, Alba et prope urbem, Cucullum Oppidum” (73).

L’espressione usata da Strabone a proposito di questo oppido evidenzia in modo inequivocabile quali fossero le sue principali caratteristiche. Innanzitutto, doveva trattarsi di una città di piccole dimensioni e cioè di un oppido rispetto a Varia, Carseoli e Alba che erano invece delle vere e proprie città. Una cittadina importante, pero, se e stata ritenuta meritevole di menzioneuna cittadina che per forza doveva essere situata nelle immediate adiacenze della via Valeria e nelle vicinanze di Alba. In più, doveva per forza trattarsi di una cittadina latina, visto che l’elencazione di Strabone e limitata alle sole città latine che si incontravano sulla via Valeria (74). Per essere latina questa città doveva trovarsi quantomeno entro i confini antichi della regione laziale e quindi nel territorio Albense-Anxantino che rappresentava l’estremo lembo orientale del Lazio, ai confini con la regione dei Marsi.

E infatti, nella elencazione di Strabone non troviamo menzione delle città italiche più importanti come Marruvio e Corfinio, le quali latine non sono. E allora, non e possibile che questo Cucullum Oppidum corrisponda, come da alcuni si e sostenuto, all’attuale paese di Cocullo, perché tale paese era situato lontano dalla via Valeria e lontano dalle altre città latine indicate da Strabone. Inoltre, trovandosi ai confini tra Marsi e Peligni, era situato ben oltre i confini più estremi del Lazio. R molto probabile invece che esso corrisponda proprio all’antico vico sampelinese, e cioè alla antica Anxa la qua

le, ai tempi di Strabone, era pur sempre la città più ra~>presentativa dei Marsi Anxantini e, tra quelle più vicine ad Alba, la più meritevole di essere menzionata. Anxa poteva ormai considerarsi città latina latina per adozione perché era situata entro i confini laziali e i suoi abitanti, iscritti alla tribu Fabia insieme agli Albensi erano stati accomunati in tutto alle altre popolazioni latine. R d’uopo ricordare a questo punto che il vico sampelinese si trovava proprio sul tracciato della via Valeria. Questa, infatti, scendendo da Alba costeggiava le falde del Monte Cervaro per poi piegare verso est, superando la “Valle” e proseguire attraverso la zona di Forconito.

E’ interessante inoltre ricordare che, al margine meridionale della zona di S. Lorenzo esiste una località che dagli anziani e tuttora chiamata con il nome di Santo Cucullo. più precisamente, esiste, sulla sinistra di chi risale la strada che proviene dalla via Romana e dal casello ferroviario n. 109, pochi metri oltre il superamento della Valle, una piccola grotta, ora ricoperta con terreno di riporto, che veniva indicata con il nome di grotta di Santo Cucullo. Per questo toponimo pero, non siamo ancora riusciti a trovare conferme dalle carte. L’ipotesi che il nome di Cucullum Oppidum stesse ad indicare proprio l’antico vico sampelinese e condivisa, in modo implicito ma evidente, dall’Orlandi (75).

Inoltre, che tale vico dovesse necessariamente collocarsi entro i confini dell’antico lazio e condiviso ampiamente anche dal mons. Corsignani (76) il quale, muovendo dal passo di Strabone, esprime il convincimento che Cuculum Oppidum rappresentasse proprio il confine orientale dell’antico Lazio. Una cosa può dirsi con certezza: all’epoca di Strabone, tra tutti i vici anxantini situati in prossimità di Alba, quello sampelinese era ancora il più meritevole di essere menzionato in quanto capitale municipio di quella popolazione e cittadina dotata delle opere pubbliche più importanti come il pretorio e le terme. Il centro avezzanese, destinato a crescere d’importanza nel corso dei secoli successivi, era allora agli albori. Se dovessimo riferire il termine di Cucullum Oppidum ad una diversa città, allora non riusciremmo a spiegarci il silenzio di Strabone sulla città di Anxa. Possiamo perciò legittimamente supporre che a partire da un certo punto, con ogni probabilità, non si sa bene perché e non si sa bene quando, il vico sampelinese assunse l’appellativo di Cucullum Oppidum.

Note
73) Strabone: geografia, l. 5 p.m. 432.
74) Strabone: “Latinas inter urbes sita est Alba, Marsis finitima in excelso locata saxo”. (L. IV, tom. 1, pag. 437).
75) Orlandi: I marsi e l’origine di Avezzano, pag. 219.
76) Corsignani: op. cit. pag. 191.

San Pelino la capitale antica dei marsi anxantini