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Comune di Carsoli

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” Reclutamento di miliziotti ”

Al Preside di S. M. nella Reg.a U.a dell’Aquila, B. Francesco de Casiron. In esecuzione de Reali Ordini da V.S. Ill.ma partecipatemi per la formazione delle nuove Milizie, si convoco addì 5: dal corrente Pubblico Parlamento, dove intervenuto il Popolo in gran numero coll’assistenza di un Governatore, Amministratori, Parroco ed Aggente del Sig. Marchese OTTIERI D.
Gio: Benedetto Marj di Carsoli, il quale dopo aver fatto prete al Popolo la Sovrana Determinazione, s’impegno risvegliare negl’Animi di tutti il dovere di Cristiano Cattolico, col difendere ad ogni costo del proprio sangue la Religione. L’obbligo di fedeli sudditi, col sostenere e difendere il Monarca. L’amore per li propri Individui, e per la propria sostanza.

E finalmente il bellicoso valore de Marsi. E siccome questa popolazione e composta di 690 anime per cui a norma delle Reali Istituzioni si dovevano formare tre Miliziotti, cosi riscossi dall’attacco alla Religione, dalla fedeltà al Monarca, dall’amore ai suoi ed alle proprie sostanze, non che dal natio valore, si offerirono in quell’atto stesso sette giovani volontari, tutti liberi e di buona salute, e dopo terminato il Parlamento, se ne esibì un altro al pub. Aggente. Alcuni di questi non sono di esatta misura, come da filiazione, che la complico; perciò chiedo l’Oracolo di V. S. Ill.ma se debbonsi si o no ammettere, per poterli poi con la maggior sollecitudine spedire al determinato destino. Ecco quanto mi occorre parteciparle, nell’atto che facendole profondissima riverenza le bacio le mani
Poggio Cinolfo 14 Sett. 1794
Di V.S. Ill.ma
Rev.mo Umiliss.mo Serv.o Obbl.o
Carlo Gius.e: Gallese Gov.e

I “Miliziotti” di Poggio Cinolfo resi abili saranno: “Ignazio Valletta d’anni 24 alto sei palmi ed once otto …. domiciliato in P. C. nella Contrada detta Cicoli. Romualdo Ventura d’anni 22, alto sei palmi ed once due …. abbitante in P. C. sua Patria abte la Contrada d.a Sotto il Palazzo. Berardino Gregorj …. d’anni 20, alto sei palmi ed once quattro e mezza …. domiciliante luogo d.o la Porta di Sotto. Domenico Prosperi …. d’anni 22, alto sei palmi ed once sette e mezzo …. abbitante luogo d.o gli Scaloni………. Tutti li sopraindicati Miliziotti sono di buona salute e robusti. La misura pero e fatta con tutte le scarpe.”

” Provvigionamento del sale ”

Siamo nel 1694! Poggio non e nella zona tra i paesi più poveri, ma certamente non e tra i paesi più ricchi. Vive principalmente dei prodotti dei suoi campi e trae sostentamento dall’allevamento di animali. E quasi autonomo per la propria sussistenza. Ma ha bisogno di un genere di prima necessita che oggi si trova con estrema facilita e a buon mercato: il sale! Il sale oggi e soprattutto un condimento, ma fino a non molti anni fa, era utilizzato principalmente per le sue qualità preservatrici dalla putrefazione. Era dunque estremamente necessario e specialmente nelle zone interne dell’Abruzzo, gli abitanti dovevano essere ben organizzati per il “provvigionamento” di questo elemento abbondante solo lungo le coste del mare.

Infatti la Regia Corte decreta che il Balivo, l’Ufficiale capo della circoscrizione territoriale nominato direttamente dal re, impegni i Massari, diretti rappresentanti della popolazione, a scegliere le vetture migliori per poter andare a prendere alle saline di Pescara il prezioso carico. Tra “le vetture migliori” viene scelta l’asina di Girolama Parmegiani. Ma il giorno “che dovevano porsi in viaggio” i Massari devono ricorrere al Governatore, in quanto Girolama “ricusava di mandare la sua somara sotto il solo pretesto, che non fosse buona a fare il viaggio”. Ma mentre la somara viene condotta fuori della porta principale di Poggio, forzando la volontà della padrona, “sopravvenne essa Girolama e violentemente la tolse dalle mani del Balivo” esclamando “io non voglio che la somara mia vada per sale”.

Si può immaginare la reazione dei Massari e specialmente del balivo! Girolama comunque dimostra di conoscere la legge. Infatti, mentre tiene saldamente in mano la cavezza della somara, essendosi accorta di aver detto troppo, aggiunge di essere vedova e di essere tutrice del figlio “chierico” e che tale somara appartiene appunto al figlio. Solo cosi Girolama Parmeggiani puo salvare se stessa e recuperare la sua somara, in quanto sarebbe stata “sotto il manto dell’immunità ecclesiastica “nonostante che il Marchese Ferdinando Marcellini chieda al Vescovo “di non permettere che una femina deluda e vilipenda la giustizia”.

Testi a cura di Terenzio Flamini 

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