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Comune di Avezzano

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Il buon comportamento di un sacerdote e stato sempre considerato, com’e ovvio, un fatto normale non meritevole di sottolineature; ciò che, invece, in ogni epoca ha destato stupore, e l’atteggiamento dei religiosi non consono allo status di ministro di Dio e, comunque, contrario alla morale, ai principi etici, alle norme deontologiche ed alle leggi sancite dal diritto canonico.
I pastori di anime (o aspiranti tali) non hanno dato adito ad inquisizioni, dibattimenti, confronti, indagini o condanne quando il loro atteggiamento non ha suscitato risentimento e malumore tra la popolazione: frugare nell’archivio diocesano significa, conseguentemente, scoprire solo fatti anomali o, addirittura, delittuosi dei quali sono stati quasi sempre autori i chierici, i diaconi, i presbiteri ed i sacerdoti.

Taluni fatti degni di essere raccontati, dunque, rappresentano sicuramente un’eccezione alla regola del buon comportamento della grande maggioranza dei religiosi: le cronache, tra l’altro, abbracciano un lasso di tempo di tre secoli e trecento anni sono veramente tanti perché nulla di strano possa essere accaduto anche nel campo ecclesiastico! Il 4 ottobre 1638″ fu presentata denuncia contro un certo Iorio ed un suo amico, reo di aver caricato di legna una trentina di bestie durante la festa: … nella terra di,4ndrosciana questa mattina avanti la messa di S. Francesco Iorio di Cesari ed amico suo figlio habbiano imbastate da vinti cinque in trenta bestie in cima delle quali dopo la messa son tornati con dette bestie cariche di legna et in sua compagnia hanno menati due o tre altre persone in aiuto di dette bestie pero considerato che in questo si può procedere alla scomunica avendo avuto riguardo alla festa et verificando potra subbito mandare un ordine al chierico Francesco Oe Andrea di Androsciana che sa tutto questo fatto et potra far luce d’altri testimoni essendo cosi informato della verita non ostante che più volte il suddetto lorio et amico li e stata perdonata avendosi fatto I’abito di lavorare sempre le feste.

Da notare che, per meglio avvalorare la denuncia, si invoca di ordinare a Francesco De Andrea di far luce e costui e un chierico, cioè un soggetto che, avviato al sacerdozio, non ha ancora ricevuto gli ordini ma, si presuppone, e persona sicuramente affidabile per gli studi sostenuti e per la missione che sarà chiamato a svolgere in futuro. Nel 1660 (2) i canonici e l’abate di Albe protestano contro i curati di Forme, Massa, Antrosano e Castelnuovo, poiché si sono recati alla festa di S.Michele Arcangelo a S.Pelino senza la loro autorizzazione. Nel 1720 (3) viene presentata regolare denuncia per la deflorazione di Addelia Ruscitti ad opera del chierico Loreto Di Loreto di S.Pelino:
Nella Corte Vescovile dei Marsi compariscono Costanza vedova derelitta di Francesco Ruscitti e Leonardo suo figlio di Terra d’Androsciano et unitamente espongono come senza verun timor di Dio e della giustizia dal chierico Loreto Di Loreto alias Del Zoppo della Villa di S.Polino, e stata deflorata e resa gravida di due mesi in circa Addelia figlia e sorella rispettivamente d’essi comparenti, la quale per predetta causa si e partita da Androsciano e se n ‘e andata a Celano alla casa di Costantino Vittoriano suo zio materno, per tanto esponendone querela criminale contro esso chierico fanno istanza prendersi l’informazione di tal delitto con esaminarsi Angela Antonia moglie di Satiro di Giovanni Antonio e Caterina figlia di Piero Antonio di Androsciano, che furono presenti e sono bene informate quando detto chierico in territorio di Paterno, hebbe ardire per forza violentare e stuprare detta Addelia et in tanto perché il medesimo chierico si e ritirato in casa dei signori Blasetti in Avezzano, e si tmsente che per fuggire i castighi di tal reato, voglia con uno dei figli del sig.Marcantonio andarsene a Roma domandano doversi assicurare la persona di esso chierico ed ordinarsene la cattura e castigarli ed e ragione ne mai esso…. se non avrà risarcito li danni et ingiurie fatte ad essa giovane et alli comparenti come comandano le leggi canoniche e civili e con procedere remissione dai medesimi…

Il 23 luglio 1728, il massaro Giuseppe Gagliardi invia al vescovo dei Marsi, l’Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Giacinto Dragonetti di origine aquilana e con residenza a Pescina, una denuncia-lamentela (4):
Gli odierni Massari di Androsano… rappresentano alla S. V Ill.ma come vengono ogni anno poco Aen serviti dal Predicatore, a causa che va a predicare prima ad Albe e poi viene in Androsano a tardi e il popolo non vuole avere alcuna soddisfazione e prornette predicare tre giorni la settimana e poi non l’osserva.

Da Albe piglia trenta carlini e da Androsano vuole sei ducati, e perciò l’università vuole pagare quanto paga Albe e pure che predica sempre in Androsano, che li trenta carlini che paga Albe li paga Avezzano, altrimenti il popolo non intende pagare altro che li trenta carlini, come Albe e pure pagarli Androsano, predica sempre, come si e detto sopra; pertanto supplicano VS.Ill.ma significando al Predicatore che VS.Ill.ma si degnerà mandare, per questa guaresima, non intendendo pagare più che di quello che da Albe per li tre giorni la settimana… Nel 1732 Mons.Giuseppe Barone, il Vescovo nominato appena l’anno precedente, ha la sua bella grana da risolvere: si sono verificati brogli elettorali nella elezione dei nuovi massari dell’universitas antrosanese e, cosa più grave, uno degli autori delle procedure non regolamentari e un chierico! Una matassa da dipanare simile a quella che spesso si crea negli odierni seggi elettorali quando vengono chiamati a svolgere la funzione di presidente personaggi poco esperti.

I massari, giova ricordare, sono gli amministratori dell’universitas e possono essere paragonati agli odierni assessori comunali. Essi decidono sulla legalita delle misure della terra e delle derrate agricole, sull’accesso ai prati per pascolare, sulla data della vendemmia, sul prezzo di vendita del vino, sulle modalità di vendita della carne: essi, insomma, sono persone abbastanza importanti per la cui elezione deve essere seguita una ben precisa procedura (5). Berardino Di Cosimo, Giovambattista Di Domenico di Cosimo, Di Mattia Simplicio di Cesare, Giovanni Maria Gagliardi, Giovambattista Di Cosimo Luciano, Giovanni Cetola, Salvatore Di Luca, Gaetano Ruscitti, con altri cittadini della terra d’Androsciano umilissimi oratori e diocesani di VS.Rev.ma divotamente le rappresentano, come havendo BerardinoAntonini esercitato l’Officio di massaraggio assieme con Berardo Di Stefano Gagliardi di detta terra un anno continuo, et havendo compito il loro ufficio sin dall’ultimo ottobre prossimo caduto corrente del corrente anno, in vece il medesimo Berardo Antonini con detto Pietro suo compagno di far nove elezioni de massari il primo del corrente, alla presenza di tutti i cittadini, secondo il solito come dovevano, il chierico Cesidio Antonini, fratello del suddetto Berardo, autovitate propria, in assenza di detto Berardo e Pietro legittimi massari, verso l’imbninito si fece lecito di far la cartella di Giacinto Rossi e ponerla con l’altre, con chiamarsi e secretamente Cesidia Gatti Balia della suddetta e far bussolare le cartelle, e far l’elezione di altri massari a suo modo, in cui si elesse Filippo Massimi, et il suddetto Giacinto Rossi, con consegnare al medesimo.

Benchegussero ambedue parenti il suggello, e libro dei consegli, senza l’intervento, et assistenza di nessun cittadino, quando ciò non poteva fare come persona illegittima et ecclesiastica, ma altresi perché il prefato Rossi e stato sempre escluso e privato da voce attiva e passiva da tutto il pubblico, assegno che li poveri cittadini sono stati necessitati intraprendere lite nella Corte Laicale contro il suddetto Rossi per la sospensione del medesimo, e tutta via si litiga in gmvissimo danno, e dispendio della povera università; che pero ricorrono a piedi di VS.Rev.ma, supplicandola voler procedere contro il predetto chierico Antonini al condegno castigo e non assolversi se prima non havra reintegrati li poveri cittadini e università di tutti l’interessi passivi e paziendi per tal causa, che il tutto lo riceveranno da VS.Rev.ma a gratia quam Deus per asserendo per testimoni sopra di ciò Cesidia Gatti, Costanza moglie di Giovanni Leonardo di Domenico, Domenico Iucci, Giovanni Ruscitti, Pietro D’Angelo et altri (6).

L’anno successivo il vescovo Giuseppe Barone si trova a risolvere, invece, un grave fatto di sangue: La vedova Barbara Antonini della Terra d’Androsano, umilmente rappresenta a VS.Ill,ma, come sin dal passato agosto dell’anno l 733 il chierico Francesco di Tiburzio della medesima, feri a morte Francesco suo figlio con cortello e gli cavo fuori l’interiora senza colpa nessuna e nel medesimo tempo fuggi per alcuni giorni e poi si ritiro nel convento di S.Pietro d’Albe dove dimoro per due mesi continui con andare ogni giorno a caccia assieme al padre guardiano, facendo lo smargiasso assieme per paura de birri, e vedendo ridotto a male stato il medesimo ferito, e sapendo che morisse, si parti dal detto convento e s’andò a Colli, e poi ad altri paesi, senza che la Corte vescovile abbia dato alcun passo per carcerarlo, hora si trova anco in detto convento di S.Pietro, il suddetto va a caccia ogni giorno, gioca e sta allegramente, sen=a sospetto, e la notte torna in Antrosano, assieme al guardiano, e vanno per le case … con minacciare, alli figli della povera oratrice, a sostegno che gli mette in qualche grave necessita, se VS.lll.ma non vi rimedia con gli ordini opportuni, tanto più che fin ora non e chiusa la ferita ne puote il medesimo paziente lavorare; onde supplica VS.Ill.ma farlo carcerare, o pure citarsi e dichiararsi contumace e allontanarlo dalla Patria, accio non ne cascano altri scandali, altrimenti se ne dara parte in Sacra Congregazione, di tutto l’operato, mentre si vede che la Corte non punisce li rei, ma gli da baldanza… (7).

Nel medesimo anno 1733, scoppia il caso Don Gennaro! Gia tre anni prima (8) la popolazione antrosanese aveva inviato due denunzie contro il curato Don Gennaro D’Oratijs, reo di non compiere sino in fondo il proprio dovere di parroco e, cosa più grave, di aver osato inveire ripetutamente contro le donne del paese chiamandole streghe, porche e balorde e contro gli uomini definendoli bestie: un individuo veramente poco raccomandabile, stando anche al racconto che qui di seguito viene riportato. L’università della terra d’Androsciano e per essa li massari, umilissimi diocesani di VS.lll.ma divotamente le rappresentano come Don Gennaro Massimo De Oratijs curato di essa terra non cessa con le sue procedure solite lo scandalo pubblico, che reca a tutt’il popolo poiché cominciando a giocare a carte la sem seguita quasi fino a giorno, che poi finito con altri commensali e seguaci di giocare nella di lui casa comincia a far baccani, con mangiare e bere ad sobrietate e quel che reca più meraviglia si porta nella chiesa a dir la Messa e poi il tremore et ubriachezza non sa che dirsi, anzi quando e in atto di comunicare li penitenti si fa scappare dalle mani le particole consacrate, siccome ha fatto in comunicare una tal Lavorenza Ruscitti, Cecilia del quondam Cosmo Luciano et altri che,si tralasciano, che havendo controversia per interesse con qualche cittadino in cambio discorrergli con quella carità si ricerca, opera tutto il contrario e fa appunto come un lupo rapace, che vol divorarsi un animale per convivenza pregiudicando non solo di parole ma anche della propria stima che ripugna al suo uffico siccome fece a Silvestro Cesola, che essendo venuti a parole fra di loro per causa di volergli far pagare reiterate volte non so che canone di vigna o altro, lo comincio a maltrattare, con offendere anche tutt’il pubblico, dicendoli averci posti li piedi nella gola…

… millantandosi non avere timore di persona alcuna per es.sere d’aliena Dioces’i, che quando V.5.lll.ma volesse procedere contro del medesimo, immediatamente dice voler.sene andare nella Terra di Corvaro Sua Patria per sfuggire quella giustizia che merita; onde ricorrono a piedi di V.S.ll.,ma che supplicano in visceribus Christi prendere quelli rimedi opportuni, che le parerà più espedienti, non potendo più soffrire le sue procedure, ritrovandosi tutto il pubblico per la di lui persona in continuo mormorio, tanto più che se ne conserva il Processo in quella Cangelleria delli misfatti antecedentemente occorsi dal medesimo e per non essersene finora fatta veruna menzione, che farsi avrebbe mutato il pensiero siccome sperano della retta giustizia di V.S.Ill.ma che il tutto lo riceverano a gratia quam Deus (9)

Nel 1766 Benedetto Mattei, il vescovo nominato cinque anni prima, deve risolvere un caso piuttosto curioso: Loreto Di Cesare per vari mesi, in occasione che stavano diversi maestri fabbricatori per la nuova fabbrica della Chiesa dette da mangiare agli artigiani per ordine di Don Lorenzo Ruscitti, Procuratore ed Economo della chiesa stessa. La somma pattuita di sedici ducati, pero, non e stata mai versata ed il Di Cesare, per essere soddisfatto, ha ripetutamente richiesto il versamento del denaro al sacerdote che non ha mai provveduto. Non rimane altra scelta se non quella di invocare l’intervento del Vescovo perché voglia impartire il benigno ordine di far soddisfare il supplicante. (10) Nel 1768 un furto ai danni di un cittadino di Paterno, vide implicato anche un cittadino di Antrosano: la vittima si appello al vescovo Benedetto Mattei che, allo scopo di scovare i rei, minaccio di scomunica tutti coloro che, conoscendo i colpevoli, non ne avessero rivelato i nomi.
Monitorio di scomunica. Per ordine di VS.Il.,ma e Rev.ma, ho pubblicato a codesto Popolo di Paterno fra li solenni della Parrocchial Messa in tre distinte volte, monitorio di scomunica in persona di chi tenesse, sapesse o avesse inteso dire che le robbe descritte nel qui inserto memoriale… Giuseppe Borrelli Abate Delegato. (11)

Sempre Benedetto Mattei, nel 1773, trovasi a risolvere un caso di stupro ad opera di un Diacono del paese.(13) Pietro Antonio Pace, appartenente a nobile e possidente famiglia dominante il paese, e prossimo a cantar messa ma si comporta come un libertino scavezzacollo e prepotente.
Domenico Gatti rappresenta come si sia sgravata una sua sorella zitella stuprata violentemente dal predetto Diacono e per questo si ricorre al vescovo per ottenere giustizia, considerato anche il fatto abbastanza scandaloso che il giorno di carnevale il Pace si sia mascherato ricevendo l’ammirazione di tutto il popolo. Il Gatti si lamenta, tra l’altro del fatto che l’impostore va stuzzicando anche altre zitelle di Antrosano cercando di disonorarle. Nel verbale d’udienza del querelante, fratello germano della vittima, si racconta: Sono venuto… per farle sapere come il Diacono Pietro Antonio Pace mio paesano senza avere avuto timore di Dio e della giustizia nei primi giorni del passato mese di giugno dell’anno 1772 in tempo di notte avendo fatta violenza a la porta della mia casa, dove dormivano due mie sorelle zitelle, la prima chiamata Mattia di anni venticinque in circa, e la seconda chiamata Elisabetta, entro esso Diacono in detta mia casa, e con lusinghe e minacce, e promesse, ebbe lo spirito diabolico di stuprare ed usare carnalmente con detta Mattia mia sorella per lo che ne rimase gravida e ieri tre del corrente die ha dato alla luce un bambino che fu battezzato nella chiesa parrocchiale della medesima terra e li fu posto nome Carmine e in tanto ebbe tal spirito detto Diacono, perché io mi ritrovavo in campagna e dormivo fuori casa. Espongo querela criminale contro il detto Diacono Pietro Antonio Pace e domando che sia punito secondo la giustizia comanda e condannato a dotare mia sorella e non essere assoluto senza la mia remissione
Il 25 maggio, in Albe, davanti al delegato del vescovo, fu esaminata Mattia Gatti, la persona offesa, sotto il giuramento della veritci: lo non sono stata mai maritata, ma pero non sono ne vergine, ne vedova… con occasione che il Diacono Don Pietrantonio Pace mio paesano, mi faceva servire in qualità di niffiana con portare le di lui imbasciate ad una donna maritata, anche mia paesana, con la quale il detto Pace teneva stretta amicizia la quale non la nomino per non cagionarle disonore.

Con Tale occasione, dunque, aveva con me qualche amicizia perché mi parlava quasi ogni giorno per detto motivo. Dentro poi il mese di giugno del passato anno 1 772 in una sera che non ricordo stavo in casa con I’altra mia sorella per nome Elisabetta di età di circa anni quindeci, la quale si era posta sul letto a dormire; ed ecco che sulle ore 1re in circa di detta sem sentii bussare nella porta della prefata mia casa, e chiamarmi o nome.
Io allorché riconobbi la voce dell ‘anzidetto Diacono Piemntonio Pace, gli andiedi ad aprire perché stavo con la certa credenza che mi volesse dire qualche cosa intorno alla detta donna maritata della quale sempre mi discorreva ed il medesimo doppo che entro in detta mia casa, mi disse che avessi serrata la porta come gia feci e allorche si avvide che l’altra mia sorella stava nel letto a dormire, mi piglio per forza e mi butto per terra e propriamente vicino al foco, e allorquando mi viddi buttata per terra gridai ad alta voce a fare strepito per fare accorgere alla prenomata mia sorella, che dormiva, la quale essendosene accorta, grido anch ‘essa e facendoci una ingiuriata, dicendoli che se ne tornasse in sua casa e che uscisse fuori da quella; e detto Pace a tale proposito rispose le seguenti parole: sta zitta tu, che ti venga un canchero!… E seguitando a tenere per terra, mi si pose sopra…

A questo punto omettiamo la parte centrale del racconto, densa di piccanti particolari, per non incorrere nel reato di oltraggio al pudore: da sottolineare, comunque, come il delegato vescovile non trascurasse di verbalizzare i più piccoli aspetti. La vittima, Mattia Gatti, cosi conclude il racconto dell’abuso subito: … e doppo che ebbe terminato, se ne riuscì da detta mia casa e se ne andiede da detto tempo fino al mese di febbraio; ogni volta che e tornato nella terra di Antrosano, perché e stato e sta presentemente nella terra di Magliano allo studio, il detto Diacono ha seguitato a venire notte tempo nella mia casa e ogni volta che mi ha trovata sola, sempre ha peccato con me carnalmente come sopra. Passati poi alcuni mesi, mi avvidi che ero gravida del prefato D.Pietrantonio, sempre mi aveva risposto che non avessi avuto timore di niente, poiché avrebbe pagato lui il tutto, come di gia crescendo di giorno in giorno il ventre, verso li tre del passato mese di marzo mi sgravai e diedi alla luce un figlio maschio, e fii battezzato dal sig.Abate di detta terra di Antrosano e gli fu posto nome Carmine…. io espongo querela criminale contro il suddetto D.Pietrantonio Pace accio sia severamente castigato, e secondo le leggi sia condannato a dotarmi, ne sia assoluto senza mia remissione.

Propongo ad esporre Domenica di Sabbatino Zaccheo, Agnese figlia di Giulia di Teodoro, Anna di Venanzio Gagliardi, Rosanna di Filippo Gagliardi, Elisabetta Gatti e molti altri di detta terra, ai quali e nota la mala vita, i costumi e la fama di detto Diacono Dal XVIII si passa al XIX secolo: dopo Benedetto Mattei, vengono nominati vescovi prima Francesco Vincenzo Lajezza (1777), dopo Giuseppe Bolognese (1797) ed infine Giovanni Camillo Rossi (1805): quest’ultimo, in quattordici anni, non ha grosse gatte da pelare, ad eccezione del comportamento anomalo di taluni sacerdoti che non frequentano assiduamente il paese e non officiano le messe con regolarità perché altrove domiciliati. Nel 1811 l’Intendente del Distretto di Cittaducale segnala al vescovo (15):
… si dolgono che l’Eletto e Decurioni di Antrosano riunito al Centrale di Massa nel Circondario di Avezzano, che il sacerdote sig. Francesco di Andrea di Castelnuovo non adempia, come Beneficiato all’obbliga ione di celebrare 3 messe la settimana nella Cappella della Madonna del Carmine dentro la chiesa parrocchiale di detto comune con pregiudizio di quella popolazione, la quale non ha altro comodo, che della sola messa parrocchiale. Il Sindaco me ne ha fatto rapporto, accludendomi copia dell’istromento, donde risulta l ‘obbligazione del sacerdote.

Io mi fo un dovere di acchiudere a VS.Ill.ma e Rev.ma non meno il rapporto di detto Sindaco, che la copia del cennato istromento, affinche si compiaccia dare la sua disposizione perché il Cappellano di Andrea adempia alla propria obbligazione, secondo la forma dell’istromento e non dia motivo di ulteriori reclami a quella popolazione. lo son sicuro che Ella, dalle cui vedute niuna cosa sfugge col suo zelo apostolico, darà il sollecito riparo al mentovato disordine… Dopo appena otto giorni il Vicario foraneo di Massa, appositamente incaricato dall’Arcidiacono De Giorgio, chiama il parroco De Andreis per le dovute giustificazioni. Dopo aver ascoltato il sacerdote, invia il dovuto rapporto al Presule: Dietro li comandi… comunicatimi colla sua del 21 agosto spirante, chiamato alla mia presenza il sacerdote Don Francesco D’Andrea, e dopo lettegli le carte ad essa annesse di fogli scritti n’4, gli ho fatto stendere la promessa di celebrare, e far celebrare la messa all’Altare del Carmine sito nella Parrocchia della Chiesa di Antrosano: in questa occasione il sacerdote ha voluto giustificare la sua condotta con dei certificati con i quali smentisce in sostanza i ricorsi di quel comune per le messe celebrate senza una morale interruzione e quindi per rapporti di dirle fa vedere la scarsezza de Preti in Antrosano, la proibizione di poterle far celebrare da quel Parroco, la sua età, la distanza fra Castelnuovo, ove tiene il domicilio, ed Antrosano suddetto. Io colla suaccennata carta rimessami con due certificati, la fede del Battesimo, con la promessa richiesta e la sua d’incarico, unisco questa mia umilissima, finche con la sua saviezza possa far calcolare le circostanze e le ragioni di ambo le parti…

Ma il caso più eclatante e quello descritto in un pro-memoria inviato nel 1854 a Mons. Michelangelo Sorrentino, Vescovo dei Marsi, a carico di Don Raniero Pace, appartenente alla più volte citata famiglia Pace di Antrosano: i carichi addebitati, questa volta sono veramente enormi! Monsignor Segna (Vescovo predecessore di Sorrentino) di felice memoria non voleva ordinare al sacerdozio D.Raniero Pace di Antrosano perché lo considerava immeritevole. Finalmente il povero Vecchio illuso, e mosso dall’impegno dei furono D.Filippo e D.Benedetto F.lli Blasetti, parenti del soggetto in parola, venne ordinato; ma non passarono molti mesi, che il Santo Prelato lo sospese a Divinis, e mandollo a fare gli esercizi in Aquila presso i Passionisti per aver ingravidata una donna di servi:io di Albe, che la fe dotare, ma il tutto senza alcun profitto: dopo la morte di Segna gli stessi f.lli Blasetti si adoperarono presso il fu Vicario De Giorgio di far traslocare Martorelli di Corona in quella Parrocchia, surrogando in quella di Antrosano il Pace.

Vedutosi esaltato per i demeriti vieppiù si scateno negli scandali, e nel capriccio senza la menoma reminescenza addescando tutte le donne, senza lasciarne la meretrice di suo fratello per nome la famosa Fanfana di Massa che ingravido e con la quale ha fatti molti figli maschi e femmene, ed una di queste ultime, nata colla chierica che ha dato luogo a tante mormorazioni e ciarle di fanciulle del paese, e per ricoprire la sua pudicizia, la fe sposare al pezzentone di Antrosano comprandogli una casetta a pieno contatto con la
chiesa, e dove a tutte le ore egli accede, e fa la sua prepara ione pria di celebrare messa, occupandosi anche di far scuola ai figli, e particolarmente al primo genito per nome Gregorio, che ama alla follia, e portato sempre seco anche nelle feste e panarde de paesi circostanti, e vien chiamato il Cantarino figlio del Prete.

Nella propria parrocchia e tutto presso di suo padre, facendogli da cantore nella Messa, e negli Uffici. La Chiesa e considerata meno di una stalla. Non vi si dice mai il Rosario, e nelle feste solenni se ne va sempre fuori di residenza, abbandonando i vecchi malati moribondi. Non bada che al suo profitto, che l’ave i questi anni reso possessore di più migliaia. La Dottrina Cristiana negli ultimi giorni della guaresima, l’affida al figlio Gregorio. Le feste di S.Antonio da piiù anni presentavano un sopravanzo di circa ducati 400. Gli venne suggerito, che un tal sopravanzo, stante le ristretteze della Chiesa non sufficiente alla popolazione, si fosse fatto un Cappellone in un sito, che attaccava alla chiesa in su dei giovanastri ha cercato di preferire un organo, per il quale gia si e formata l’orchestra, restringendo maggiormente la chiesa. Quindi ha fatto pure rimettere la festività di S.Antonio, solita a celebrarsi nel giugno, a settembre, epoca in cui sarà di ritorno il figlio dall’Aquila, dove, come si disse, lo tiene a istruirsi nel suono dell’organo, e bassa chirurgia. Si tralasciano altri più significanti orrori.

Si aggiunge che in agosto 1854, per la di lui assenza, stando a gozzovigliare nel Casino Lanciani, morirono senza sacramenti Vincenzo Ruscitti con aplopessia, e Giuseppe D’Angelo, e ne ritorno quando i cadaveri furono trasportati in Chiesa. Agli otto settembre nell’esporre il SS’ nell’apertura del Giubileo si avvide che mancava la chiavetta del Ciborio. e piede della sfera rubati, per cui solenne mormorazione attesa la di lui ascitanza Del ricco archivio della Diocesi dei Marsi, potrebbero essere utilizzati tanti altri documenti: avremmo potuto parlare, per esempio, dell’Università di Antrosano che, riunita in pubblico consiglio, nomina curato della parrocchia di S.Satiro il sacerdote Don Lorenzo Ruscitti oppure di un memoriale riguardante una truffa avvenuta in occasione della vendita di un cavallo il quale si e scoperto vizioso, che tira i calci e mozzichi, non si vuol ferrare ed e ombroso… e non può stare assieme ad altre bestie… Tanto altro materiale archivistico meriterebbe di essere valorizzato e portato alla fruizione di larga massa di cittadini, ignari, purtroppo, della storia del proprio paese: lo spazio tiranno, pero, ha suggerito una indispensabile cernita.

Note
(1) ADM – fondo C – busta 7 – fascicolo 205
(2) ADM C/Albe – B/7 – F/205
(3) ADM – C/S.Pelino B/24 – F/551
(4) ADM – fondo C – B/27 – F/609
(5) vedasi Gli Statuti Antichi di Avezzano – a cura di Mario Di Domenico – De Cristofaro Editore – Roma, 1997).
(6) ADM Fondo C B/30 – F/721
(7) ADM – fondo C – B/31 F/740
(8) ADM -C/Antrosano – B/29 F/696
(9) ADM – fondo C – B/31 – F/741
(10) ADM – fondo C – B 41 – F/947)
(11) ADM – fondo C B/42 – F/964
(12) ADM – fondo C Bi44 – F/999
(13) fondo C – B/68 – F/1311
(14) ADM – Fondo C – Busta 81 – Fascicolo 1613
(15) fondo C – B/42 F/966 anno 1769

Testi tratti dal libro Antrosano memoria e storia
(Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi)

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