I salari reali degli italiani – cioè il potere d’acquisto al netto dell’inflazione – sono inferiori dell’8,8% rispetto ai livelli di gennaio 2021. Lo confermano gli ultimi dati diffusi dall’Istat sulle retribuzioni contrattuali nel terzo trimestre 2025 e ribaditi nel dossier sulle prospettive dell’economia italiana.
Nel terzo trimestre del 2025 la crescita delle retribuzioni contrattuali ha rallentato rispetto al trimestre precedente. A settembre l’indice delle retribuzioni lorde è rimasto stabile su base mensile, segnando però un +2,6% rispetto a settembre 2024.
L’aumento è risultato più consistente nel settore pubblico (+3,3%), mentre industria (+2,3%) e servizi privati (+2,4%) hanno registrato incrementi più contenuti. Il settore dei ministeri ha mostrato la crescita più marcata (+7,2%), seguito dalla difesa (+6,9%). Nel complesso, la retribuzione oraria media tra gennaio e settembre 2025 è aumentata del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Nonostante questi incrementi nominali, la dinamica salariale resta troppo debole per recuperare l’erosione causata dall’inflazione degli ultimi anni. L’Istat sottolinea che nel terzo trimestre l’aumento dei salari si è praticamente fermato, mentre il rientro dell’inflazione si è rivelato insufficiente per migliorare il potere d’acquisto.
SALARI NON RISPONDONO AI SEGNALI POSITIVI SUL LAVORO
Parallelamente, il mercato del lavoro continua a mostrare segnali positivi: nel terzo trimestre 2025 aumentano ore lavorate (+0,7%) e unità di lavoro (+0,6%). L’occupazione cresce a ottobre dello 0,3% sul mese (+75 mila occupati), portando il tasso al 62,7%. Scende la disoccupazione al 6,0%.
Tuttavia, la crescita occupazionale non si traduce in un recupero dei salari reali, che restano ben al di sotto dei livelli pre-inflazione.
ITALIA SOTTO LA MEDIA UE PER POTERE D’ACQUISTO
Il potere d’acquisto degli italiani rimane inferiore anche nel confronto europeo. In termini di Purchasing Power Standard (PPS), il reddito parametrato è pari a 25.145 PPS, contro una media UE di 27.506. L’Italia si colloca al tredicesimo posto nell’Unione e ultima tra le grandi economie, dietro Germania, Francia e Olanda.
L’ALLARME DEL CODACONS
Il Codacons commenta i dati Istat ribadendo gli effetti della forte inflazione recente: tra 2022 e 2023 i prezzi sono cresciuti del 13,8%. Secondo l’associazione, i rincari legati alla guerra in Ucraina e all’aumento dei costi energetici non si sono riassorbiti, nonostante il calo dei prezzi dell’energia rispetto ai picchi degli anni scorsi.
I listini restano elevati e continuano a pesare su salari reali, redditi e consumi delle famiglie. «I salari in termini reali risultano sensibilmente inferiori rispetto a quattro anni fa», afferma il Codacons, parlando di “effetti devastanti” sul potere d’acquisto.








