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Comune di Carsoli

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Gli ingressi delle Grotta del Cervo e dell’Ovito si aprono, a quote diverse, nei calca ri miocenici dell’AquitanianoLanghiano, ma vicinissimi al contatto con i sedimenti clastici del Serravalliano Tortoniano. In questa situazione l’apporto solido proveniente dall’esterno e, in modo assolutamente prevalente, di sedimenti clastici. Infatti il bacino imbrifero e costituito, nella massima parte, da flysch marnosoarenaceo e, per una fascia molto ristretta, da marne ed argille marnose.

I calcari si affacciano nel bacino chiuso sola mente nel suo acclive versante occidentale. Inoltre mentre il flysch e solcato da numero si piccoli corsi d’acqua, i calcari non presenta no una idrografia superficiale sviluppata; in queste rocce sono tuttavia riconoscibili fenomeni di carsismo di superficie come campi solcati e morfologie vallive sospese che sono la testimonianza di una passata evoluzione idrografica molto attiva. All’interno delle due cavità, i sedimenti clastici inghiottiti si sovrappongono e si me scolano a materiali residuali, almeno in parte di elaborazione interna, provenienti dalla dissoluzione dei calcari. Una peculiarità di entrambe le cavità e data dalla presenza al loro interno di materiale vulcanico, non identificato all’esterno ed incontrato in posto solo nella Grotta del Cervo, a circa 450 metri dal suo ingresso.

La presenza nei sedimenti interni di una componente proveniente dal Hysch non e dimostrabile attraverso minerali caratteristici. Infatti un minerale significativo in tutto il flysch, nelle marne e nelle argille marnose sottostanti, e la dolomite, che si presenta ancora sufficientemente abbondante nei calcari miocenici, a parte poche eccezioni, ma che manca quasi completamente nei calcari cretacei. Il costante mancato ritrovamento della dolomite e la scarsità della calcite nella maggior parte dei sedimenti alluvionali di grotta può essere spiegata con la loro discreta e rapi da solubilità. La presenza di calcite nei riempimenti e attribuibile a concrezioni di neoformazione. Il materiale residuale, più abbondante nella Grotta del Cervo rispetto a quella dell’Ovito, e identificabile dal colore tendente al bruno rossastro e alla presenza, talvolta estremamente abbondante, di sostanza amorfa gia intuibile dal tracciato diffrattometrico e confermata dall’esame microscopico e dal rapporto Si/Al indicato dai dati chimici.

Questi materiali possono essersi formati, nella cavità durante il processo di carsificazione, ma possono anche provenire dall’esterno attraverso le fessurazioni della roccia calcarea. La presenza di una vulcanite all’interno della Grotta del Cervo porta un contributo nuovo nella sedimentazione dei materiali fluitati. Il materiale vulcanico e di facile identificazione anche nelle sedimentazioni miste che si incontrano non solo nella Grotta del Cervo ma anche, e soprattutto, in quella dell’Ovito. Si tratta di cristalli generalmente idiomorfi e frammenti di vetro sempre poco arrotondati, tanto da far pensare ad un trasporto molto breve e poco tormentato. La nostra campionatura non ha identificato minerali di provenienza vulcanica come pirosseni, leuciti e granati, nel tratto percorri bile della Grotta del Cervo a monte della posizione in cui la vulcanite affiora in posto.

Questo materiale si ritrova nella Grotta dell’Ovito soprattutto in due serie, campionate in dettaglio, in cui gli elementi vulcanici formano o livelli molto netti intercalati con altri che ne sono completamente privi, oppure concentrazioni localmente limitate nei depositi di riempimento più comuni. Almeno uno dei riempimenti con materiale vulcanico, identificato nella Grotta dell’Ovito e proveniente da un cunicolo ascendente posto circa 50 metri dal suo ingresso, per la sua posizione trova difficoltà ad essere collegato con la vulcanite incontrata nella Grotta del Cervo.

Nasce quindi la possibilità che manifestazioni vulcaniche non identificate siano presenti anche nella Grotta dell’Ovito. Le concrezioni interne alle due cavità, classificate da POSTPISCHL et Al. (1991) in tre generazioni in base a datazioni assolute e che, strutturalmente, mostrano differenze di porosità e di colore, dal punto di vista chimico presentano una purezza regolarmente maggiore dalle più antiche alle più recenti.

Testi a cura di Bertolani M., Lugli S., Rossi A.

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Considerazioni

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