Colpo di scena vicenda Santa Croce. La Regione Molise diffida e fa divieto a Colella di imbottigliare con l’etichetta Santa Croce – Castellina



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Canistro. “Si diffida e si fa divieto, di produrre e porre in commercio bottiglie prodotte nello stabilimento di Castelpizzuto (Isernia) con l’etichetta riportante in qualunque modo la dicitura ‘Acqua minerale naturale Santa Croce’ pena la sospensione ed eventuale revoca dell’autorizzazione all’imbottigliamento”.

Il dirigente responsabile del servizio idrico della Regione Molise, Mauro Di Muzio, ha inviato una nota alla Italiana Beverage a seguito dell’ispezione dei Nas di Campobasso nello stabilimento molisano dell’imprenditore Camillo Colella ed è stato chiaro: a Castelpizzuto, in Molise, non si possono mettere sulle bottiglie le etichette che portano la dicitura Santa Croce.

“Il ministero della Salute”, spiega nella nota Di Muzio, “con decreto 12 maggio 2009 ha ripristinato la validità del riconoscimento dell’acqua minerale naturale ‘Santa Croce’ che sgorga nell’ambito dell’omonima concessione mineraria, sita nel Comune di Canistro (L’Aquila). L’etichetta proposta da codesta società (l’Italiana Beverage) presenta sia la denominazione ‘Santa Croce’ che quella ‘Castellina’, compresenza questa, in palese contrasto con le norme”.

Le norme a cui fa riferimento la Regione Molise sono contenute nel decreto legislativo 176 del 2011, si tratta degli articoli 10, 12 e 19.

Colpo di scena vicenda Santa Croce. La Regione Molise diffida e fa divieto a Colella di imbottigliare con l'etichetta Santa Croce - Castellina

A spedire i Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma a Castelpizzuto, a dicembre, è stata la compagnia carabinieri di Tagliacozzo, agli ordini del capitano Edoardo Commandè.

Colpo di scena vicenda Santa Croce. La Regione Molise diffida e fa divieto a Colella di imbottigliare con l'etichetta Santa Croce - Castellina
Edoardo Commandè

I militari più di una volta sono stati sollecitati dagli operai che raccontavano che Colella aveva smontato una linea di produzione e che stava producendo in Molise le bottiglie dell’acqua con la denominazione Santa Croce. L’argomento era stato al centro anche della conferenza tenuta a Canistro dal consigliere regionale Maurizio Di Nicola, invitato dal sindaco Angelo Di Paolo, per illustrare la nuova legge che disciplina le concessioni delle acque minerali.

Mentre a Canistro si svolgeva la conferenza, in Molise Colella partecipava a un incontro in Regione in cui, a seguito di una prima diffida, l’imprenditore rivendicava la proprietà del marchio e diceva che la dicitura Santa Croce era ritenuta una pubblicità all’azienda.

L’imbottigliamento è stato ora accertato dai carabinieri del Nas che hanno redatto un’informativa che è finita sui tavoli della Regione Molise. Ora ci sono le carte. Al di là della proprietà del marchio, Colella non può imbottigliare in Molise con l’etichetta che richiama in qualche modo all’acqua della fonte Santa Croce di Canistro. Ora il divieto va fatto però rispettare.

Intanto nulla si sa ancora, delle sorti del sequestro amministrativo di migliaia di bancali di acqua minerale su cui la Regione Abruzzo, o meglio il servizio idrico a guida della dirigente Iris Flacco, ha messo i sigilli. Camillo Colella scalpita per riavere quell’acqua ma la Regione finora nulla ha fatto (sono passati più di tre mesi) in merito. Ci sarà una confisca? Ci sarà un dissequestro? Non si sa.

Certo è, che continuano i tavoli in prefettura all’Aquila, sollecitati dall’imprenditore molisano, che chiede che vengano rispettati i suoi diritti. Colella continua a inviare tir per tirare fuori dallo stabilimento quanto più possibile per continuare la produzione altrove e teme che gli operai, alla luce di precedenti episodi, non gli permettano di farlo. Alcuni operai sono stati denunciati per resistenza a pubblico ufficiale e per manifestazione non organizzata.

Per questo lo stabilimento di Canistro continua a rimanere sotto stretta sorveglianza delle forze dell’ordine.

Questa mattina sono diversi i tir inviati a Canistro per caricare. I primi sono arrivati alle sette. Non si sa bene cosa si siano portati via. Alla luce del fatto che già una volta Colella è stato denunciato per violazione dei sigilli aggravata dal fatto che era stato nominato come “guardiano” proprio degli stessi sigilli (la cosa gli costò il sequestro di un tir carico di acqua poi dissequestrato dal tribunale del Riesame), la situazione rimane sotto stretta osservazione delle forze dell’ordine.

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