Cittadino francese

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Il 4 dicembre 1639 Giulio Mazzarino lasciò definitivamente Roma e si stabilì in Francia. La stima che il Re e il Primo Ministro nutrivano per lui, soprattutto a causa dei vantaggi che la sua azione diplomatica andava procurando alla Francia, li spinsero a concedere a Mazzarino la cittadinanza francese.
Mazzarino a sua volta amò sempre la Francia e la considerò la sua vera patria. Egli meritò pienamente i riconoscimenti che la corona e il governo francese gli davano. Come nunzio fu al Congresso di Colonia con l’incarico di plenipotenziario della Francia; poi si recò a Torino, dove dovette trattenersi a lungo, perché era scoppiata una vera guerra civile alla morte del duca Vittorio Amedeo di Savoia, per la reggenza a nome del figlio, fra la duchessa Maria Cristina, sorella del re di Francia, e i cognati Tommaso e Maurizio protetti e appoggiati dalla Spagna.

L’abilità e la decisione di Mazzarino riuscirono, anche in questa circostanza, a risolvere la faccenda e a riportare il Piemonte nell’orbita dell’influenza francese. Non erano ancora terminati i negoziati per la pacificazione del Piemonte, quando finalmente Roma accettò la nomina a cardinale di Giulio Mazzarino il 16 dicembre 1641. L’ambasciatore di Francia a Roma, scrivendo a Richelieu, diceva: « Siete stato più Voi a creare cardinale Mazzaríno che non lo stesso papa ». Mazzarino ricevette dalle mani del re di Francia il « berretto » cardinalizio il 6 maggio 1642 a Valence, in una fastosa cerimonia voluta dal re e a cui partecipò tutta la corte; ma egli non ebbe mai il « cappello » cardinalizio, che solo il Papa poteva imporre, perché l’« eletto » da allora non si recò più a Roma.

Ricordiamo a questo proposito che il cardinalato non è un « ordine » sacerdotale e non costituisce per sé un grado gerarchico nella Chiesa; esso è solo un titolo onorifico elargito dal Papa a personalità che ritiene di particolare spicco nella vita ecclesiastica. Ai tempi di Mazzarino addirittura si conferiva a non sacerdoti, e i re di Francia e di Spagna – le Loro Maestà Cristianissima e Cattolica, come venivano chiamati – avevano il privilegio di presentare loro candidati alla porpora cardinalizia e di imporre loro il « berretto » dopo la nomina del Papa. Giulio Mazzarino fu appunto uno di questi cardinali non preti; però egli ci teneva moltissimo alla porpora, la indossò sempre e in tutti i ritratti lo vediamo così vestito.

Intanto, all’interno del mondo politico francese si andava sviluppando una congiura contro il re e il suo onnipotente ministro Ríchelieu, ordita dal marchese di Cinq-Mars: un caso che rimarrà sempre, per molti lati, oscuro e misterioso. Ancora una volta l’incarico di scovare e neutralizzare i congiurati venne affidato a Mazzarino, il quale, come in altre circostanze, riuscì a liberare il governo francese dai suoi nemici e dall’ingerenza della Spagna a cui questi si erano affidati.

Tutti questi avvenimenti e l’azione che vi svolse, avvicinarono Mazzarino alla corona e al governo di Francia; anzi lo resero sempre più indispensabile per quella politica di consolidamento interno e di supremazia in Europa, che Richelieu aveva impostata con geniale intuito. Che Mazzarino ormai fosse avviato verso le vette del potere, nonostante che egli non fosse francese, si deduce da molte espressioni contenute nelle lettere inviategli da Richelieu proprio durante i fatti narrati in questo paragrafo.

In una lettera del 4 gennaio 1641, mentre Mazzarino era in Piemonte per la questione accennata, Richelieu gli scriveva nello stile diplomatico del tempo: « Voglio credere che [i negoziati] arriveranno a buon fine, ma se ciò non dovesse accadere, Colmar [nome convenzionale di Mazzarino) non ne soffrirà nella stima e nell’affetto dei suoi amici: ch’egli si rassicuri ed abbia cura della sua salute e conservi se stesso, che è più caro di quello che egli osi sperare a colui che è e resterà il suo più affezionato servitore ». Mazzarino osservò che questa lettera gli « ridava la vita ».