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Comune di Gioia Dei Marsi

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Testi a cura del prof. Angelo Melchiorre maggiori info autore
Il Di Pietro, parlando di Aschi, afferma che « Angelo Maccafani, creato Vescovo. di questa Diocesi da Eugenio IV ai 18 Agosto dell’anno 1446, nel tempo del suo governo riunì tutti i beni Chiesastici appartenenti alle diverse popolazioni riunite in Aschi e formò con essi la Parrocchia sotto il titolo di S. Salvatore, e tre Canonicati »20.

Inoltre, sempre il Di Pietro, accennando alle diverse popolazioni che, riunendosi nel passato, avrebbero costituito il paese di Aschi, ricorda le seguenti chiese: S. Maria Valle-Verde in Puzzello, S. Mangario in Valle-Fredda, S. Nicola in Vallo, SS. Quintino e Veneziano in Vico, S. Quirico e S. Cristoforo ugualmente in Vico, S. Vittoria (dipendente da Montecassino, anch’essa in Vico), S. Quintino e S. Maria Maggiore in Vettorito 21. Non mi è stato possibile verificare l’esattezza delle informazioni fornite dal Di Pietro, essendo ormai scomparsi molti dei documenti cui egli fa riferimento. Pertanto, il documento più antico, tra quelli che si sono conservati, è la « Bolla di erezione del Seminario di Pescina » pubblicata da mons. Matteo Colli il 17 agosto 1580. In questa « Bolla » si legge: « [ … ] ac in Territorio Terrae Aschij Beneficium S.ae Mariae Vallis Incolae et cuius quindecim; et S.ti Cristofari, et cuius duodecim; et S.ti Leonardi, et cuius duo; et S.ti Quintini, et cuius sexaginta».

Dunque, i quattro benefici (appartenenti a chiese rurali ormai dìrute), che andarono a costituire il patrimonio del Seminario diocesano, erano quelli di S. Maria Valle Incola (e non Valle-Verde, come invece scrive il Di Pietro), S. Cristoforo, S. Leonardo, S. Quintino (quest’ultimo, probabilmente, è lo stesso che S. Veneziano).

In un altro documento manoscritto, che si può leggere nell’Archivio Diocesano dei Marsi, l’unico beneficio appartenente al territorio di Aschi risulta essere quello di « S. Maria ValleFredda », istituito da mons. Milanese prima del 1579 e aggregato al Seminario nel 1580 23. Deve trattarsi, pertanto, dello stesso beneficio che, nella Bolla di Matteo Colli, viene indicato col nome di « S. Maria di Valle Incola » e nel Di Pietro con quello di « S. Maria di Valle-Verde ». Tale discordanza induce a pensare che anche per gli altri benefici e per le numerose chiese possa essere accaduto lo stesso, ossia un’enorme confusione, nomi alterati, ripetizioni, errori.

Ad ogni modo, nella « Visita Pastorale » di mons. Lorenzo Massimi del 1638 (la più antica tra quelle conservate), si può leggere che la chiesa del SS.mo Salvatore di Aschi era stata costituita con i frutti di alcune « chiese tutte dirupate »: S. Ventíano, S. Lonardo, S. Cristolano, S. Vittoria e S. Maria di Vallefredda. Il che verrebbe a confermare, almeno in parte, le notizie riportate dal Di Pietro 24.

Tuttavia. ciò che più interessa, ai fini di questo lavoro, non è tanto la storia (o la « preistoria ») della chiesa di Aschi, quanto soprattutto la nascita e lo sviluppo di alcune devozioni popolari, la cui origine è quasi sempre da ricercarsi o nella particolare « pietà » di qualche privato cittadino (il « patrono »), o nelle iniziative dello stesso clero. Le cappelle, pertanto, rappresentano le tracce più evidenti per un’eventuale ricostruzione storica della religiosità popolare in un paese.

Nella stessa Visita Pastorale di mons. Massimi, poco fa ricordata, sono elencati i seguenti altari o « cappelle », tutti posti entro la chiesa curata di S. Salvatore:
1) di S. Maria Vergine;
2) di S. Antonio di Vienna (solo più tardi, nel 1665, in una Visita Pastorale di mons. Diego Petra, appare la dicitura di « altare di S. Antonio Abate »);
3) di S. Nicola (la cui istituzione, come risulta da un altro documento del 1730, sarebbe avvenuta nel 1533 per la particolare devozione verso quel santo da parte della famiglia Taglieri);
4) del SS.mo Rosario;
5) del SS.mo Salvatore;
6) di S. Carlo;
7) di S. Giorgio.

Successivamente, altre cappelle si aggiungono a quelle già esistenti nel 1638: particolarmente importanti, quella di San Giovanni Evangelista nel 1658 (di jus-patronato della famiglia De joriís), quella di S. Francesco nel 1665 (di patronato della famiglia De Tondolís di Ariccía), quella della Madonna delle Grazie, il cui primo cenno è del 1706, 26.

Per quanto riguarda i Casali d’Aschi, le notizie sono molto più scarne, anche se più sicure. Nel 1907 risultano esistenti e funzionanti entrambe le chiesette « rurali » site in territorio di Vico: « [ … ] una dedicata a Maria SS.ma del Buon Consíglio di proprietà della famiglia Finocchi, nel Casale Gualdrone; l’altra nel Casale S. Veneziano appartenente al Venerabile Seminarío ». Quest’ultíma, però, risulta « priva di tutto e quasi cadente » 27.

Il terremoto del 1915 e l’ultima guerra mondiale hanno cambiato completamente il volto architettonico (e, forse, anche culturale) di tutta la Marsica. L’attuale chiesa di S. Salvatore in Aschi Alto (con due soli altari laterali (del SS.mo Salvatore e della Madonna delle Grazie) non ha più nulla a che fare con la chiesa originaria; in Casali d’Aschi tutto, ormai, è posteriore al terremoto. La ricerca del proprio passato, pertanto, diventa il tentativo di recuperare alcuni di quei valori, seppelliti in quel tragico 1915 insieme con le case, con le chiese, con gli uomini.

NOTE PAGINA

20 A. Di PIETRO, op.cit., p. 75.
21 Ivi, pp. 71-74.
22 Bolla di Mons. Colli, Arch. Dioc. Marsi, fondo C/PESCINA, 1580.
23 Senza data, fondo C/PESCINA, « Elenco de’ Beneficii ».
24 Archivio Díocesano dei Marsi, fondo B, anno 1638.
25 Ibidem.
26 Cfr. manoscritti giacenti nell’Archívio Díocesano dei Marsi, fondo C/AscHi, ordinati cronologicamente
27 Visita Pastorale di Mons. F. GIACCI, in Archivio Diocesano dei Marsi, fondo B, anno 1907. (Cfr. anche: fondo C/PESCINA, 1907, « Relazione » dell’arciprete di Aschi don Samuele Simonetti).
Per quanto riguarda le due chiese di Casali d’Aschi, così com’esse erano prima del terremoto del 1915, esiste nell’Archivio Comunale di Gioia un « Atto di Notorietà » del 10 marzo 1977, firmato dal sindaco Michele Alfonsi e dal segretario comunale dr. Angelo Prisco, che contiene la « descrizione » delle due chiese fatta da quattro anziani cittadini di Aschi: i signori Francesco De Martinis, Delmiro Roselli, Berardo Partemi e Antonia De Ioris, e sottoscritto dal parroco don Antonio Palerma.

L’edificio n. 1 è così descritto: « Trattasi di una chiesa costruita nell’anno 1857 ed era ubicata in via Gualtrona. Officianti di turno furono in ordine cronologico Don Samuele Simonetti, Don Giuseppe Di Genova, e successivamente Don Lattanzio Sclocchi fino all’epoca del terremoto. La sua struttura era formata da blocchi di pietra squadrata ed in parte scolpita a mano, ad un’unica navata con sovrastanti archi dove erano sistemate le campane, e un tettino a punta con alla sommità una pietra rotonda con sopra la croce anch’essa in pietra scolpita [ … I. L’altare centrale, unico, era formato da grandi blocchi di pietra lavorata, e su di esso era scolpito, a forma di arco, il tabernacolo; davanti all’altare a delimitazione del presbiterio, vi era una balaustra in ferro battuto; subito dopo l’ingresso vi erano due acquasantiere in pietra lavorata, e in alto era sistemato il posto per la scuola cantorum [. . J. Ai lati dell’altare vi erano due nicchie contenenti due statue lignee raffiguranti S. Francesco e S. Giuseppe; sull’altare era posto un crocifisso anch’esso in legno, mentre in una parete laterale era appeso un quadro raffigurante la Madonna del Buon Consiglio, attualmente titolare della Parrocchia. All’esterno sul lato posteriore, vi era un cavedio che serviva per legare e custodire gli animali e il calesse che qualche fedele, che veniva di lontano per le sacre funzioni, usava come mezzo di locomozione ».

E per l’edificio n. 2 la descrizione è la seguente: « Era ubicato dove sorge ora la frazione di S. Veneziano ed era officiato a turno dai Sacerdoti Don Sarnuele Simonetti e Don Lattanzio Sclocchi. Ancora è evidente una parte delle mura in blocchi di pietra squadrata; le dimensioni sono nettamente visibili; le mura erano formate da blocchi di pietra lavorata, che fu in seguito utilizzata, una parte per la costruzione delle case vicine e una parte per la costruzione della chiesa di Aschi Alto dove si notano tuttora. il tetto, che era visibile dall’interno poiché fungeva anche da soffitto, era formato da capriate in legno con sovrastante manto di coppi; ad un lato di esso vi era il campanile, anch’esso in blocchi di pietra con all’interno una sola campana, che venne adoperata in seguito come segnatempo dagli addetti alla ricostruzione delle casette antisismiche per i terremotati, L’anno di costruzione risale al 1715, come si notava in una pietra facente parte della facciata, nella quale era scolpita la data.

Il portone era in legno di castagno, come pure gli infissi interni e le finestre; i pavimenti erano in mattoni posti in lista. Entrando, sulla destra vi era una acquasantiera in pietra lavorata, e subito dopo una porticina dalla quale si accedeva al campanile che veniva raggiunto mediante una scala a chiocciola in ferro lavorato. In fondo, al centro, vi era l’altare in pietra lavorata, sul quale erano posti candelieri in legno scolpiti a mano ed il crocifisso anch’esso in legno lavorato. L’altare era separato da una balaustra in legno lavorato, nella quale erano raffigurate le immagini dei Santi. All’esterno vi era un marciapiede, sul quale erano posti dei massi di pietra che servivano da sedili ».

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Chiese e Cappelle

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