Questa storia non poteva concludersi senza la descrizione dei dipinti esistenti tanto nella Chiesa di S.Croce, quanto in quella più moderna e di recente costruzione dell’Immacolata Concezione. Giustino Luccitti si é chiesto, come tanti, a chi appartenessero i magnifici affreschi che adornano la volta della Chiesa posta nella parte alta del paese: per dare una precisa risposta ai suoi interrogativi e appagare la giustificata curiosità, si é messo alla ricerca dell’autore ed ha fornito una breve ma puntuale biografia dell’artista.

Mario Lepore
Lavorando sull’ottima traccia del Luccitti, abbiamo ampliato le ricerche per poter fissare generalità, attivita artistica e critica riguardante Mario Lepore. Nasce a Napoli il 9.03.1908 dove completa i suoi studi presso il liceo classico. Inizia, autodidatticamente, la sua attività di pittore: gia nel 1927, appena diciannovenne, esordisce partecipando ad una mostra in Conegliano Veneto. L’anno successivo decora la sala della musica di un Circolo culturale ricreativo in Avezzano. A questo punto e lecito domandarsi: come mai il nostro giovanissimo artista sia giunto dalla lontana Napoli ad operare proprio nel centro marsicano? E’ presto detto! Appena una settimana dopo il disastroso terremoto che rase al suolo la Marsica, il Cav.Orazio Lepore, ingegnere capo reggente a Cosenza, viene incaricato dal Ministero dei Lavori Pubblici di dirigere l’Ufficio Speciale di Avezzano, successivamente diventato Sezione Autonoma del Genio Civile. Nominato Commendatore, ottiene per merito, dopo pochi mesi, anche il passaggio da ingegnere di prima ad ingegnere capo di seconda classe.
Nel 1916, 1917, 1918 viene chiamato a far parte del Collegio Arbitrale, avente sede in Roma, per la liquidazione delle indennità per lavori dipendenti dal terremoto.

Nel 1917 e trasferito da Cosenza, dove era ancora titolare, a Roma con il triplice incarico di dirigere gli uffici della Capitale (Edifici governativi), Civitavecchia ed Avezzano. Sempre nel 1917 viene nominato Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e, subito dopo, gli viene concessa una medaglia ed un ‘attestazione di menzione onorevole per l’opera prestata in occasione del terremoto del 13 gennaio 1915. Nel 1918 incaricato delle funzioni di Vice Commissario Generale per i combustibili nazionali, conserva la direzione dei tre uffici tra i quali Avezzano. Ancora nel 1919 viene chiamato a far parte della Commissione Tecnica per la determinazione delle strade d’accesso da costruire e degli abitati da consolidare.

Nel 1920, lascia il Comitato Governativo per le Terre Liberate e viene destinato all’Ufficio del Genio Civile di Cremona. Dal profilo professionale dell’ing.Orazio Lepore, si capisce come il valente tecnico sia personaggio qualificato ed influente: tanto si evince anche da talune scelte operate nella Marsica ove ha lasciato un buon ricordo di se oltre che tanti amici ed estimatori. Da una frammentaria notizia si apprende che nel 1928, come gia detto, il giovane nipote Mario Lepore, bravo artista, viene chiamato per affrescare la Sala della Musica di un’associazione culturale di Avezzano: da approfondite indagini esperite al riguardo, risulta come l’unica associazione culturale esistente negli anni Venti fosse il Circolo dell’Unione, dal popolo chiamato Circolo dei Signori poiché ne facevano parte ricchi proprietari terrieri, medici, avvocati ed altri professionisti.

Tale circolo, che svolgeva pero soprattutto attività ricreativa, durante il ventennio fascista fu ridenominato Circolo del Littorio, forse perché posto nella centralissima via del Littorio (ora via Corradini); dopo l’ultimo conflitto mondiale, come era inevitabile, riprese la vecchia denominazione,
Dalla sua nascita fino al suo trasferimento nei locali siti all’angolo tra via Sernaglia (ora via Cataldi) e via Monte Zebio (avvenuto all’inizio degli anni quaranta, in piena guerra), il sodalizio aveva sede al primo piano del palazzo Spina: il Lepore, dunque, potrebbe aver affrescato la Sala della Musica che ivi si era organizzata. Nel 1931, sicuramente a seguito del successo avuto con il circolo, riesce ad accreditarsi con maggiore facilita fino ad ottenere l’incarico di affrescare la volta della chiesa parrocchiale di S. Croce in Antrosano. Il Bolaffi, il più accreditato dizionario dei pittori italiani”‘menziona il Lepore e cita una chiesa abruzzese senza nominare Antrosano: Aderi al gruppo napoletano del Secondo Futurismo, il cui pallido e smembrato ricordo solo recentemente e stato oggetto di uno studio e di una mostra da parte di L. Vergine. Al tempo della sua partecipazione all’esposizione di un gruppo al teatro di Bragaglia a Roma, nel 1929 eseguiva anche lavori di decorazione murale, tra i quali un affresco per il soffitto di una chiesa abruzzese (1931).

Non si ha notizia di altri lavori del Lepore nella Marsica ma la documentazione riguardante la sua successiva carriera artistica e abbondante: partecipa alla Biennale di Venezia, alla I Quadriennale di Roma ed alla Mostra della Triennale d’Oltremare a Napoli, alla Mostra Nazionale d’Arte Figurativa di Imola.
La sua presenza artistica e ufficialmente segnalata a Milano, Legnano, Firenze, Torino, Bari, Vasto, Monza. Critico del Corriere Lombardo, di Milano-Sera, del Corriere d’Informazione; collabora con i settimanali Visto, Settimo Giorno, La Tribuna, la Domenica del Corriere e con le riviste mensili Vie d’Italia e del Mondo, Le Arti, Arterama. Scrive alcuni libri che vengono tradotti in varie lingue: Il Pittore, Fauves, Goya, Caravaggio, Rembrandt, Velasquez, Rubens. Muore a Milano nel 1972 a soli 64 anni. Sui dipinti della nuova chiesa dell’Immacolata, invece, si hanno maggiori riferimenti poiché sono stati realizzati più recentemente. Abbiamo gia scritto come il vescovo Domenico Valerii, durante la sua ultima visita pastorale ad Antrosano, il 29 maggio 1966, festa dell’Ascensione, dopo aver amministrato la Cresima ai bambini, prima di ripartire alla volta di Avezzano, assicurasse ai fedeli il suo autorevole intervento perché si costruisse una nuova cappella, necessaria a causa del trasferimento di molte famiglie nella pianura sottostante.

Nella cappella che fu realizzata, venivano celebrate, in modo saltuario, alcune funzioni religiose: in epoca successiva, pero, essendo aumentata a dismisura l’emigrazione verso la più comoda pianura, la struttura non fu più sufficiente e sorse l’idea di edificare un vero e proprio nuovo edificio per il culto.
All’inizio degli anni ottanta, un gruppo di volenterosi cittadini, spinti ed incoraggiati da Don Vincenzo Bianchi, saputo della disponibilità della Curia Vescovile di 100 milioni, promossero incontri con il vescovo Biagio Terrinoni allo scopo di indurlo a decidere di spendere la detta somma a favore di Antrosano.
Il Presule, che doveva tener presente le esigenze dell’intera Diocesi, nutriva perplessità ed opponeva resistenza: le pressioni usate nei confronti del prelato, per farlo recedere dal diniego più volte opposto, furono molte e tra queste quella dell’ingegnere Tommaso Orlandi, dirigente dell’ufficio del Genio Civile di Avezzano. Il 15 dicembre 1985 la posa della prima pietra: la volontà popolare, come quasi sempre accade, aveva trionfato! Su progetto dell’ing. Giannantonio Di Biase, con l’impiego dei 100 milioni stanziati dalla Curia e con la volontaria sottoscrizione di somme da parte di tutte le famiglie del paese, furono costruite le strutture in cemento armato, i muri di tampognatura e gli intonaci. Con il benevolo intervento economico di talune imprese di costruzioni, furono costruiti i pavimenti e gli impianti e furono messi in opera gli infissi; le varie famiglie si adoperarono perché venisse costruito l’altare e venissero forniti i banchi.

Dante Simone
Nel 1990, in occasione dell’apertura al pubblico della nuova chiesa, il parroco Don Aldo Antonelli ed i rappresentanti della comunità antrosanese incaricarono Dante Simone di eseguire un dipinto da porre sull’altare absidale. Il pittore esegui alcuni bozzetti: dopo attento esame ne fu scelto uno, il più rappresentativo ed espressivo. Dopo alcuni mesi il lavoro fu terminato: la pala, delle dimensioni di cm. 200 x 275, fu consacrata il 30 agosto 1990 dal vescovo Mons. Biagio Territoni, presente il sindaco, le altre autorità cittadine ed il popolo al completo.

Il dipinto rappresenta l’Immacolata Concezione, a cui e dedicato il sacro edificio: esso vuole rappresentare anche un omaggio all’intero paese.
La Madonna e rappresentata al centro, avvolta da un’aureola di luce simbolizzata da una mandorla ovoidale (che nel Medioevo rappresentava la purezza e la santità) che emana fasci di luce che illuminano da una parte il paesaggio dell’antico borgo sovrastato dal maestoso Monte Velino, dall’altra, la Piana del Fucino che ci riporta alla mente gli enormi sacrifici dei contadini antrosanesi. Sotto l’Immacolata Concezione, invece del tradizionale mappamondo con il serpente schiacciato (come nella iconografia ufficiale), e stato posto, anche per espressa volontàdel parroco, un mandorlo in fiore che, oltre ad essere un omaggio alla Vergine, rappresenta anche un antico mandorleto che era situato sullo stesso terreno ove ora sorge la chiesa.

Pasquale Di Fabio
Successivamente fu commissionata all’artista Pasquale Di Fabio la Via Crucis, opera realizzata in 14 pannelli telati di dimensioni cm. 70 x 70. Sabato 13 aprile 1991, all’inaugurazione dei dipinti, fu presente, in qualità di relatore, il frate Tito Amodei, critico d’arte ed egli stesso pittore affermato, Curatore dell’Alta Cappella della Scala Santa, sita in Piazza S.Giovanni in Laterano in Roma. Il critico ebbe, per l’artista marsicano, parole lusinghiere: …Di Fabio non ha moltiplicato le stazioni: le sue sono rimaste le classiche quattordici. Ma queste quattordici presentano delle notevoli novità non solo sul piano narrativo, ma anche e soprattutto su quello formale …l’immediato risultato visivo di questi piccoli quadri, allineati sulle pareti di una chiesa moderna, e quello di preziose squillanti gemme rosse, calibrate dalla costante presenza di questa croce chiara che ne varia sempre lo spazio. Siccome ogni croce deve pure riferirsi ad episodi precisi e questi devono essere letti agevolmente dai fedeli, questa croce assume il ruolo e il comportamento di Cristo. 0ra e una croce che cade, ora che ostende i chiodi, ora velata dal panno della Veronica…anche narrativamente e una soluzione nuova.

In tutto il repertorio figurativo degli strumenti e delle memorie sulla Passione, specie in quello popolare, il velo della Veronica appare con i chiodi, le spine, la canna, la spugna, ma solo nella memoria visiva. Qui é innestata nella CroceCristo per una nuova immagine molto importante anche come suggerimento a sviluppi iconografici nuovi. Dove l’artista… raggiunge una sintesi concettualmente significativa, mai vista e ardita, e nella stazione del sepolcro… la croce qui non si adagia, come verrebbe da supporre, non e reclinata… si eleva, quasi risorge e risorge non da una tomba, ma da una specie di minerale controluce forato… Cosi l’artista, che non e frequentatore di teologia, ha vissuto tutte queste cose con lo splendore della forma; ma ci ha anche fatto leggere quell’aspetto, cosi determinante nella storia della salvezza, qual e quello della luminosità della croce, cioè del suo potere intrinseco di salvezza e di resurrezione.

Qualche mese dopo, lo stesso Tito Amodei, con riferimento alla Via Crucis di Di Fabio ed alla sua giornata trascorsa nel nostro paese, cosi scriveva: … questo hanno capito i parrocchiani di Antrosano che assistevano partecipi all’inaugurazione ed hanno apprezzato la scelta coraggiosa del parroco Don Aldo Antonelli il quale ha lasciato all’artista la massima liberta di espressione. Cosa non proprio frequente, nella pur lunga collaborazione tra la gente di chiesa e gli artisti… Il 21 maggio 1999, promossa da Pietro D’Angelo nella sua qualita di presidente della locale Associazione Culturale, fu organizzata una solenne commemorazione di Di Fabio, a circa un anno della sua morte: al termine del rito di suffragio, Enrico Veri ripercorse rapidamente ed efficacemente tutte le tappe della sua carriera artistica e non potette fare a meno di riprendere il discorso sulla luminosità della Croce gia iniziato da Amodei. Pasquale Di Fabio, si sostenne, con la stessa maestria usata anni prima nel dipingere il quadro in bianco e nero raffigurante il l’ Comandamento Io sono il Signore Tuo Dio, non avrai altro Dio fuori che me! presso la Chiesa del Sacro Cuore in S. Rocco di Avezzano, aveva raffigurato la luce della Croce nella stazione del sepolcro nella Via Crucis di Antrosano.

Testi tratti dal libro Antrosano memoria e storia
(Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi)

Chiesa dell'Immacolata Concezione

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Chiesa dell'Immacolata Concezione

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