Cenni storici castelnuovo

Castelnuovo, piccolo paese a nord di Avezzano, ad un’altitudine di mille mt. Slm, incastonato tra il monte Velino ed il monte Castello, cui fanno corolla boschetti di olmi, salici e pioppi. e prati di un verde intenso attraversati da piccoli ruscelli alimentati dalle numerose risorgive alle falde dei monti. La sua origine coincide con l’epoca dell’incastellamento, (Unione di più castelli o nuclei abitativi). In quel periodo, a seguito della caduta dell’Impero Romano, i contadini che per secoli erano vissuti in pace in casolari sparsi per le campagne, cominciarono a sentirsi minacciati.

Alba Fucens fu invasa dai Goti e, successivamente, subì l’invasione dei Longobardi; la Marsica dovette registrare la funesta invasione dei Saraceni (Turchi), nell’anno 862, seguita da quella degli Ungari e di nuovo dei Saraceni nel 936. Per i poveri abitanti non c’era pace, del resto tutti questi eserciti, sia che difendevano il territorio sia che tentavano di conquistarlo, si sostentavano con le razzie e l’appropriamento spesso violento delle riserve dei contadini. Così questi ultimi, non trovarono di meglio che ritirarsi sulle vette delle montagne o in luoghi fortificati, e per tutti gli abitanti sparsi nel territorio di Castelnuovo, non vi fu rifugio migliore che salire sul monte Castello riattivando il sistema difensivo di un’antica fortificazione ormai abbandonata chiamata dai residenti: ” Il Castello “.

Per parlare del castello, bisogna fare un salto indietro nel tempo, precisamente nell’ età pre romana quando, sulle alture che circondano Castelnuovo, sorgevano dei centri fortificati chiamati dai locali “Ocres” tradotto nel latino “Castella”. Questi centri fortificati sorgevano sul Monte Uomo, il medioevale Mons Humanus, sulla vetta del Prato del Fosso, sul Monte Mallevona e sul Monte Castello.Questi centri però in seguito furono abbandonati, ad eccezione dell’Ocres sul Monte Castello che fu in parte rioccupato in età medioevale, come si nota dai resti di una torre quadrata, da una cisterna ricoperta da intonaco rosso impermeabile (cocciopesto), da resti di tre costruzioni e da laterizi sparsi nel terreno.

Questo Ocres è annoverato tra gli quelli del popolo marso, dato che il confine tra questo popolo ed il popolo equo era posto lungo la Valle Solegara.
Noi diciamo che quello che gli abitanti del luogo chiamano “Castello,” e che anche noi da adesso per maggior semplicità chiameremo castello,si trova ad una altitudine di 1250 m., ed occupa un’area di circa 4000 mq a forma di triangolo. Quest’area aveva come difesa sul lato Nord lo strapiombo che dalla cresta del monte scende ripidissimo verso Castelnuovo, il lato Sud-Est, meno scosceso, era difeso da tre ordini di mura, dove solo il muro più interno, ha un andamento continuo, mentre gli altri quasi paralleli a questo, univano tra loro spuntoni di roccia seguendo l’andamento del terreno senza nessun razionale allineamento, il lato Ovest, era più pianeggiante e quindi il più soggetto agli attacchi, in questo lato vi sono due ” trincee” scavate nella roccia larghe 3 metri e lunghe 50 metri che corrono parallele tra di loro ad una distanza di 3 metri; ancora oggi al termine meridionale delle due trincee, si nota l’entrata del castello.

Lungo tutto il crinale Ovest della montagna tra il castello ed il posto di guardia, posto ad una distanza di circa 300 metri, vi sono dei terrapieni dove affiora copioso del laterizio. Questo ha portato gli studiosi a pensare che alcuni abitanti della valle, per sfuggire alle continue scorrerie di popoli nemici, invece di rifugiarsi dentro le mura del castello si adattarono a vivere in casupole all’esterno del “recinto”; in quest’area, sono stati rinvenuti numerosi “proiettili” di piombo a forma di biglia leggermente allungata, usati dagli antichi marsi come proiettili da fionda. Il castello invece, aveva come prima difesa un “Castrum” situato nella località detta oggi “Cortine” (difesa).

Per quel che riguarda il periodo in cui gli abitanti che avevano rioccupato il vecchio ocres ridiscesero a valle per fondare il primo nucleo abitativo dell’odierna Castelnuovo, la prima data certa è il 1173 quando il re di sicilia Guglielmo II detto il Buono, fece compilare l’elenco dei paesi che in rapporto al numero degli abitanti dovevano fornire soldati al regno. Tra questi paesi troviamo: Alba, Castellum Novum nei Marsi, Paternum, Petram aquarum, Trasacco et Luco, Capranicum, Pesculum Canalem, Carcerem et Podio Sancti Blasii, Dispendium… Come si nota da questo elenco traspare che Castelnuovo, tra tutti i paesi sorti dalle ceneri di Alba Fucens, era il più importante e forse il primo nato. Questo perché i terreni molto fertili di Castelnuovo fecero da richiamo per i contadini di Alba Fucens che, abbandonata la città, scelsero come luogo dove vivere quello che offriva più garanzie e migliori prospettive.

Da una traduzione del professore Ugo Palanza del libro ” Historiae Marsorum” ” dell’abate Muzio Febonio leggiamo: ” A poca distanza da qui, nello spazio stretto di una valle, si trova il borgo di Castronovo sulla sommità di un colle, il cui terreno è ferace di frumento e rigoglioso di ridenti prati, luogo piacevole negli ardori estivi e tale da offrire un soggiorno gradevolissimo per l’abbondanza delle acque; tuttavia è stato quasi abbandonato dagli agricoltori e dagli abitanti.” E’ necessario precisare che sicuramente il nome esatto del borgoè Castelnuovo e non Castronovo che si trova nella Valle Roveto e quando il Febonio scrive: ” a poca distanza da qui, nello spazio stretto di una valle…” stava parlando dal paese di Forme e la valle è Acqua in Via, che collega l’abitato di Forme con il paese di Castelnuovo.

Ritornando quindi all’origine di Castelnuovo, si potrebbe ipotizzare che su un’alta rupe vicina alla chiesa di San Pancrazio al Pratale, all’interno di una strada circolare ad uso longobardo, si sia sviluppato il primo nucleo abitativo del paese. Il fatto che questo per secoli sia rimasto all’interno di questo cerchio perfetto, conservando incantevoli vicoli e deliziosi slarghi medioevali, ce lo fa annoverare senz’altro come paese di origine longobarda, quindi il Castellum Novum del Catalogo del re di Sicilia, sicuramente è l’attuale paese e non l’abitato sopra al castello. Si potrebbe anche ipotizzare che, a seguito delle invasioni e delle scorrerie sia degli eserciti stranieri che dei malintenzionati locali, quando la stessa sopravvivenza della popolazione veniva messa in pericolo, si rioccupava il vecchio Ocres sopra al monte Castello senza tuttavia abbandonare del tutto gli umili ricoveri vicino alla chiesa di San Pancrazio.

Per quanto riguarda la chiesa di san Pancrazio, luogo di culto per gli abitanti della zona, quindici anni dopo il Catalogo dei Baroni, esattamente nel 1188, nella Bolla di papa Clemente III, con la quale il Papa conferma al vescovo dei Marsi Eliano i possedimenti della Diocesi compare per la prima volta la chiesa di.Sancti Pancratii in Castel – nuovo. Chiesa che non compare nella bolla di Papa Pasquale II del 1115. Ad oggi noi sappiamo che essa si trovava nella località Pratale a “lontana da detta villa due tiri di mano” come scrive un parroco di Castelnuovo agli inizi del 1700.

Antonio Leonetti