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Celano riabbraccia Sant’Antonio Abate con il ritorno dei Carri, il calore dei falò e i sapori di una volta

Celano riabbraccia Sant'Antonio Abate con il ritorno dei Carri, il calore dei falò e i sapori di una volta
Foto: Settimio Santilli

Celano – C’è un profumo antico che sta per invadere le strade di Celano: è quello della legna che arde, dei “ranat” che cuociono lentamente e dei panini benedetti.

La festa di Sant’Antonio Abate non è per i celanesi una semplice ricorrenza sul calendario, ma un rito collettivo che fonde devozione, musica e identità popolare.

A richiamare l’attenzione sull’importanza di questa giornata è il sindaco Settimio Santilli, che con un messaggio accorato invita la cittadinanza a riscoprire il valore delle proprie radici.

La grande novità che promette di rendere l’atmosfera ancora più suggestiva è il ritorno dei Carri di Sant’Antonio Abate, un’iniziativa resa possibile grazie all’impegno dei ragazzi dell’associazione “Celano nel Cuore”.

Una lodevole iniziativa che renderà ancora più magica l’atmosfera, ha dichiarato il Sindaco, rivolgendo un ringraziamento speciale ai componenti dell’associazione per la dedizione nel mantenere viva questa tradizione.

Il cuore della festa batte forte nelle voci dei più piccoli. L’invito dell’amministrazione è quello di coprire bene i bambini e lasciarli andare per le case, vestiti da Sant’Antonio, a intonare i canti tradizionali.

“Siam venuti a ricordare che domani è Sant’Antonio… chi lo tiene per suo avvocato da Sant’Antonio sarà aiutato…” Un momento di aggregazione fondamentale che, come sottolineato da Santilli, diventerà per loro un ricordo indelebile, un pizzico di nostalgia che li accompagnerà nell’età adulta.

Non c’è Sant’Antonio a Celano senza la preparazione di ranat: un piatto povero ma ricchissimo di storia, fatto di granaglie, ceci, granturco e fagioli.

È il simbolo di una società contadina che faceva della condivisione la sua forza. La tradizione vuole infatti che ogni famiglia, specialmente quelle con un “Antonio” in casa, ne preparasse in abbondanza per distribuirlo a vicini e parenti, rafforzando i legami della comunità.

Il messaggio finale di Santilli è un appello alla memoria storica: Non perdiamo la ricchezza del significato delle nostre tradizioni. Tramandiamole alle generazioni future.

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