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Comune di Scurcola Marsicana

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Per quanto riguarda il fabbricato del Santo Sacramento, l’interno, più da cappella che da chiesa, presenta una volta con notevoli affreschi. L’altare è immesso fra due colonne scannellate con timpano contenente una raffigurazione con due medaglioni ai lati. I due affreschi laterali, Definizione del dogma dell’Immacolata a sinistra e la Natività a destra sono in mediocre stato di conservazione.

Nel vano retrostante, Cappella dell’Immacolata Concezione. Gli altri oggetti d’arte che vanno enumerati si restringono ad un Calice di scuola napoletana “tutto pervaso dalla pastosa decorazione barocca, che gli effetti chiaro-scurali accentuati dalla lavorazione “a getto” rendono ancora più vivace. L’articolata composizione di volute e di testine di cherubini, che si fanno preminenti sul nodo, intrecciati con i simboli della passione ripetuti sulle varie componenti del manufatto, riconducono agevolmente alla bottega dell’argentiere Gaetano Starace, attivo a Napoli tra il Sei e il Settecento” .

Per la sua ricca, minuta ornamentazione l’opera traduce e porta al parossismo decorativo quegli elementi canonici propri dell’arte orafa napoletana che, nei grovigli marmorei dei suoi obelischi, hanno trovato una collocazione scenografica all’aria aperta. Non meno importante l’ostensorio “caratterizzato da una base adorna da coppie di testine di cherubini e sormontata da una figurina angelica a tutto tondo che sorregge una cornucopia, da cui emerge un cuore fiammeggiante posto a supporto della fenestrella raggiata, circondata da tralci e pietre verdi”.

La derivazione del lavoro è di schietto ambiente napoletano, segno ancora una volta dell’attrazione esercitata dalla capitale del reame per ordinazioni del genere. La ricognizione su altri reperti permette di avere sott’occhio alcune testimonianze di apparati liturgici di gran pregio, la cui preziosità è peraltro da ricollegare alla funzione capitolare della Collegiata. I lavori possono essere rimessi, per origine, all’ambiente romano e napoletano. I vari moduli decorativi, infatti, presuppongono scuole autorevoli per la loro realizzazione, che denotano tendenze prossime ai laboratori di ricamo sacro centro meridionali.
La datazione degli apparati è da farsi risalire al XVIII secolo. Ciò apre una interessante ipotesi su di un periodo che dovette essere di splendore per la Collegiata, nel cui ambito il Capitolo dei canonici riusciva ad esprimere le funzioni vicariali di una cattedrale e il cui numero, nel Settecento, passò da dieci a cinque, ben sostenuto da vaste rendite quantificabili in ducati e chiese aggregate.

Sempre per quanto riguarda la Collegiata non va trascurata la cosiddetta ‘porticina’ in legno intagliato, anch’essa databile al XVIII secolo, di estremo valore per la sua particolare ornamentazione: “le due ante recano tre listelli a modanatura varia, due pannelli decorati con volute arricciate, armoniosamente composte a suggerire l’idea della croce, e includenti due angeli” .

Testo a cura di Tito Spinelli  

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Capella del Santissimo Sacramento

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