Campagna elettorale “all’ultimo sangue”, botta e risposta tra Presutti e Amatilli sulla statua di Taccone


Avezzano. Uno scambio di commenti su un post lasciato da un avezzanese che diceva: “A proposito di lavori pubblici pre-elettorali, mi domandavo che fine abbia fatto il monumento a Taccone” e si è accesa un’altra miccia della campagna elettorale “all’ultimo sangue”, tra i vari candidati di Avezzano.

Protagonisti questa volta Crescenzo Presutti e Fabrizio Amatilli che sui social si sono scambiati una “battuta” che nel giro di qualche minuto è praticamente rimbalzata sulle bacheche di tutti gli avezzanesi. O quanto meno, i più “social”.

Ma che fine ha fatto insomma la statua del Camoscio d’Abruzzo, del mitico Vito Taccone, rubata sul Salviano nel lontano 27 giugno del 2014?

Alla risposta di Presutti: “Sepolto negli scantinati del Comune” ha controbattuto così Amatilli: “La statua è stata ritrovata ma a pezzi. L’autore ha chiesto per ripararla una cifra importante, al di fuori della nostra portata. Successivamente i fantastici docenti e studenti del liceo artistico che si sono offerti di ripararla praticamente gratis. E grazie alla loro generosità che la statua verrà rimessa al proprio posto come il nostro Campione merita e con l’amore dei marsicani”.

A quel punto Presutti ha fatto notare all’assessore che la stessa cifra chiesta per il restauro della statua da parte dell’artista che l’aveva realizzata quest’anno è stata data agli organizzatori del Saint Patrick Festival svoltosi in occasione della ricorrenza dell’Anniversario dell’Unità d’Italia:

Caro Fabrizio, il ritrovamento della statua del Camoscio d’Abruzzo risale al giugno del 2014. All’epoca il sindaco, a nome della città e della Marsica, plaudì giustamente alla brillante operazione degli uomini della Polizia di Stato di Avezzano e tutti noi tirammo un sospiro di sollievo, auspicando che il Camoscio tornasse lassù, sul nostro amato Monte Salviano. Invece la statua, per ben tre anni, è rimasta sepolta negli scantinati del Comune, in attesa del restauro. Ricordiamo le polemiche tra l’artista Bruno Morelli che ha realizzato l’opera e l’Amministrazione Comunale. Poi le tue dichiarazioni con le quali assicuravi che la statua sarebbe tornata al suo posto “in modo da onorare Taccone e quello che ancora rappresenta per la Marsica” aggiungendo che “Morelli non sarà escluso, potrebbe avere la supervisione del progetto».
La discussione tra l’artista Bruno Morelli e l’Amministrazione riguardava il preventivo di spesa (pari a 15 mila euro). Questa sarebbe la cifra esorbitante “fuori dalla Vostra portata”? Ed è questa la ragione per la quale l’Amministrazione aveva “escogitato” la soluzione del restauro da parte degli alunni del Liceo Bellisario? Il professor Morelli questa soluzione non la prese un granché bene e minacciò denunce dichiarando: «Al Comune ho venduto l’opera» dice l’artista, «e non i diritti d’autore. Esistono delle leggi che disciplinano il lavoro degli artisti e che non possono essere ignorate in questo modo». Ed è forse questo il motivo per il quale, fino ad oggi, la statua non è stata rimessa al suo posto?
Senza entrare nel merito di questa polemica che si trascina da ben tre anni, converrai con me che l’affermazione secondo cui la cifra che l’Amministrazione avrebbe dovuto spendere per far tornare il Camoscio in vetta sarebbe “fuori dalla nostra portata” fa sorridere. Sarebbe bastato risparmiare sulle elefantiache spese dello staff, o su quelle del nuovo Dirigente o sui rimborsi elargiti all’Assessore pendolare per far tornare il Camoscio in vetta. La somma è la medesima del contributo elargito agli organizzatori del Saint Patrick Festival svoltosi in occasione della ricorrenza dell’Anniversario dell’Unità d’Italia.

Così ha risposto Amatilli:

Caro Crescenzo la ricostruzione della vicenda è corretta e molto semplice. Da una parte abbiamo un’offerta di fatto gratuita da parte di una Istituzione pubblica e dall’altra la richiesta dell’artista Bruno Morelli di circa euro 15.000,00. E’ chiaro che l’importo sembra eccessivo in relazione all’intervento da fare. Pur con l’incognita di essere un’opera d’arte, la differenza appare eccessiva. Comprendo l’artista che difende la sua opera, ma la stessa appartiene al Comune (che l’ha comprata e pagata!) e dobbiamo operare nell’interesse della collettività. Figuriamoci che sarebbe successo se avessimo dato l’incarico a Morelli, in presenza di una offerta volontaria e quasi gratuita, per la stessa prestazione. Tuoni e fulmini con l’accusa di sperpero del denaro pubblico! Abbiamo anche cercato una mediazione, assicurando all’autore una sorta di direzione artistica. Ma come hai ricordato, l’intransigenza dell’artista non ha aiutato. Come ben sai amministrare significa cercare di sbagliare il meno possibile.

Chissà cosa ci aspetta per questi altri venti giorni… Intanto, però, il Camoscio d’Abruzzo continua a volare in alto. Nello stesso giorno del chiarimento “social” tra i due politici è stato nominato nella tappa del giro d’Italia. Lontano da Avezzano e dal Salviano ma comunque sempre presente, come storia, nello sport nazionale.

 

 


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