Comune di Celano

Testi a cura di Vittoriano Esposito maggiori info autore

Raffigurazione del Beato Tommaso da Celano

Nel novembre del 1982, allo scadere dell’ottavo centenario della nascita di S. Francesco, si tenne a Celano un convegno di studi su fra Tommaso e la sua opera di biografo del Poverello d’Assisi.
Fu chiamato a presiederlo Raoul Manselli, dell’Universita “La Sapienza” di Roma, specialista tra i più qualificati del medioevo e profondo conoscitore della straripante letteratura fiorita sulla stessa figura di S. Francesco.

Non e esagerato dire che la successiva pubblicazione degli atti di quel convegno costituisce un contributo di straordinario interesse non solo per la esplorazione della tanto discussa opera storicoagiografica di fra Tommaso, ma anche per tutta la cosiddetta “questione francescana”.
Il denso volume, dopo una breve nota di presentazione di don Claudio Ranieri e p. Anacleto Marulli, si apre con “alcune considerazioni” del Manselli, diremmo di carattere propedeutico, le quali finiscono con l’offrire un panorama limpidissimo degli studi sulla tormentata vicenda delle opere tommasiane, dalla prima circolazione delle copie manoscritte alla loro eliminazione imposta nel Capitolo generale del 1266, a Parigi, per giungere alla rivalutazione graduale avvenuta negli ultimi due secoli, a partire dalle ricerche isolate di Niccolo Papini Tartagni (1751-1834) fino al “rientro ufficiale” perseguito nel nostro tempo con gli Annales Fratrum Minorum del Wadding.

Non manca il Manselli, con l’equilibrio proprio dello storico non tendenzioso che tutti riconoscono, di sottolineare di volta in volta 1’adesione troppo entusiasta del Pulignani e 1’ostilita preconcetta del Sabatier, 1’esaltazione letteraria” del Tamassia e le puntualizzazioni oggettivamente positive del Clasen, del Goetz, del Bihl, del Moorman, fino al “recupero propriamente storico” che, negli anni 50, ha compiuto della personalita e dell’opera di fra Tommaso l’olandese p. Fidentius Van der Borne, con due brevi saggi da ritenersi ormai fondamentali e cioe: Thomas van Celano als eerste biograaf van Franciscus e De Franciscus biografie als literair werk, apparsi nel 1956.

Sotto il profilo segnatamente letterario, il Manselli segnala lo studio di un altro olandese, Het Latiin van Thomas van Celano, Biograaf van Sint Franciscus di P. Hoonhout, che rappresenta un sostanziale progresso rispetto alle pur gia finissime osservazioni del Terracini e del Barbi; ma egli si dice tuttavia convinto che ancor oggi non disponiamo di “un’indagine stilisticamente approfondita dell’opera del nostro Autore”.
Il corpus degli atti comprende ben cinque relazioni, tutte svolte con estrema competenza.
S’inizia con L’Abruzzo e Celano al tempo di S. Francesco e di Tommaso, in cui Alessandro Clementi, dell’Universita dell’Aquila, sulla scorta soprattutto della Chronica di Riccardo di San Germano e di altri pochi documenti, ricostruisce la storia della Contea dei Marsi nei primi decenni del XIII secolo e, piu in generale, suggerisce “sicure indicazioni” dei fermenti sociali che animano un po’ tutta la regione abruzzese dalla dominazione di Federico II alla sua morte (1250) e all’avvento degli Angioini (1266), con al centro la fondazione della citta di Aquila (1254).

Segue la relazione di Edith Pasztor, dell’Universita di Roma, una minuziosa analisi storico-filologica della Vita prima (commissionata a fra Tommaso da papa Onorio III), attraverso alcuni problemi ormai “chiusi” ed altri ancora “aperti”: dalla data di composizione (1230′?) al “complesso notevole di codici” ducenteschi (manca tuttavia l’archetipo), alla prima pubblicazione a stampa dei Bollandisti nel 1768.
Senza voler tentare un bilancio storiografico della fortuna e sfortuna critica dell’opera, la Pasztor affronta principalmente i problemi rimasti aperti, quelli cioe relativi ai “singoli tratti che Tommaso aveva avvertito in questa sua opera come esistenziali, emblematici di Francesco e della sua fraternitas e la prospettiva storica in cui questi temi sono accolti, trasformati o rifiutati dai biografi successivi”.

La sua conclusione e che la Vita prima presenta “un’immagine convincente” del Santo, pur con qualche lacuna ed imprecisione, in stretta aderenza alla cultura letteraria dell’Autore e ai dati concreti di cui disponeva.
La terza relazione e dovuta allo stesso Manselli e riguarda la Vita seconda, la quale – com’e noto – fu da Tommaso scritta su richiesta di Crescenzo da Jesi, ministro generale dell’Ordine, a seguito di una decisione capitolare del 1244.

L’opera comprende due parti ben distinte: la prima, propriamente biografica, vuol essere un complemento e una revisione della Vita I; la seconda parte, agiografica, vuole essere invece uno “speculum fratrum minorum”, costruito sulla base delle testimonianze raccolte direttamente dai “Soci” di Francesco. Delle due parti, la seconda a giudizio del Manselli – e la piu valida, poiche viene a corrispondere “alle circostanze e alle realta del1’Ordine”, quali si configurano verso la meta del ‘200.
Non per caso essa sara utilizzata dallo stesso S. Bonaventura in quella Legenda maior che, dopo il 1266, sara destinata a soppiantare ufficialmente le due Legendae tommasiane. La Vita II, per la verita, fu utilizzata da fra Bartolomeo da Pisa nelle sue Conformitates, specialmente per alcune tematiche comuni alle due opere: la condescensio, 1’umilta, Francesco come guida spirituale.

E questo 1’assunto della relazione tenuta da p. Mariano d’Alatri, dell’Istituto storico dei Padri Cappuccini di Roma, il quale, procedendo ad una lettura comparata, dimostra che il Pisano tratta il Celanese “con rispetto”, senza mai avventurarsi in tentativi di critica storica circa fatti e cose, “ma anche con grande liberta per ciò che riguarda la forma”, nel senso che tende sempre a riassumere, a rielaborare, sia nei racconti che nei logia o detti, mai a trascrivere testualmente.

L’ultima relazione e di P. Giovanni Odoardi, del Collegio “Seraphicum” di Roma, e affronta la questione dei rapporti tra Tommaso da Celano e S. Francesco, prima riassumendo i dati della vita e dell’attivita apostolico-letteraria del Celanese, poi lumeggiandone 1’opera di glorificazione del Serafico condotta nel Trattato dei miracoli, che gli valse apprezzamenti lusinghieri ed anche critiche per alcune lacune e qualche passaggio d’enfasi retorica. Pur con i suoi difetti, secondo l’Odoardi, fra Tommaso va considerato “finissimo poeta, storico attendibile e vivace, artista di rara efficacia”.

Per quel poco che valga il nostro pensiero, siamo pienamente d’accordo, e non da oggi (cfr. V. E., Poeti marsicani, Eirene Editrice, Avezzano 1971; e Note di letteratura abruzzese, Edizioni dell’Urbe, Roma 1982).
Il volume si chiude con delle Note di cronaca sull’insieme delle celebrazioni francescane e sulle giornate del convegno (si fa una bella sintesi delle iniziative, ma si tace inspiegabilmente sul breve eppur acceso dibattito che segui alle relazioni).
Segue poi una interessantissima appendice d’un centinaio di pagine, contenente una Sinossi delle prime fonti francescane (e cioè: le due Vite di fra Tommaso, la Legenda trium sociorum e l’Anonimo Perugino), preparata da Claudio Auria per la sua tesi di laurea discussa col Manselli e con la Pazstor. Doveroso segnalare il gesto di devoto omaggio compiuto dai curatori dell’opera con la dedica “Alla memoria di Raoul Manselli”, venuto a mancare nel corso del 1985.

Pagina scelta:
S. Francesco dona un mantello ad una vecchietta presso Celano

Nei pressi di Celano, durante la stagione invernale, accadde che san Francesco portasse un panno avvolto a mo’di mantello, che gli aveva convenientemente adattato un cittadino di Tivoli, amico dei frati.
E trovandosi nella sede dell’episcopio dei Marsi, gli ando incontro una vecchietta in cerca d’elemosina.

Subito egli si scioglie il panno dal collo e, benche avuto da altri, lo dona alla povera vecchietta dicendo: “Va’, fatti una tunica, poiché ne hai davvero bisogno”.

La vecchietta sorride e stupita, non so se per apprensione o gioia, prende il panno dalle mani. Va via abbastanza veloce e, perche l’indugio non comporti il rischio della restituzione, lo taglia con le forbici. Ma, accorgendosi che il panno tagliato non basta per la tunica, confortata dalla esperienza del primo gesto di benevolenza, torna dal Santo annunciandogli che il panno era troppo poco.

S. Francesco allora si rivolge al compagno, che portava sulle spalle un panno altrettanto grande: “Ascolta, fratello, che cosa dice questa poveretta? Per amore di Dio sopportiamo il freddo e da alla poveretta il mantello, perché possa completare la tunica”.

Come egli stesso aveva fatto, anche il compagno dona il suo mantello, e cosi l’uno e l’altro ne rimangono privi, affinché la vecchietta possa vestirsi.

(trad. di Vittoriano Esposito)

Tratto da Poeti, Storici, Giuristi Celanesi (dal Duecento al primo Novecento)

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Biografo di San Francesco

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