Beghe paesane e problemi agricoli nella Marsica. (Novembre-dicembre 1927)



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Tra il 1927 e il 1928 si assiste in tutta Italia e specialmente nel territorio marsicano a una sorta di ridicola gara tra paesi limitrofi per: «dare l’etichetta fascista alle più varie iniziative ed organizzazioni e a mettere tutto sotto l’egida del Fascio Littorio». Come ben precisa lo storico De Felice: «Il fenomeno assunse in breve forme e misure tali» che persino i vertici del partito cercarono di porvi rimedio. Uno stizzito telegramma di Mussolini inviato ai prefetti, specificò in maniera sarcastica, che: «per andare a caccia o cantare in si bemolle non è necessaria l’etica fascista» (1).

Anche nella nostra zona, tra i vecchi fascisti e i giovani che affluivano al partito con le annuali leve, si diffusero litigi, invidie e scontenti, proprio mentre la popolazione andava sempre più «adattandosi o aderendo al regime». Le manifestazioni di questo disagio furono molteplici. Molte contingenze si riducevano ad un: «rigurgito di beghismi personalistici, spesso tanto futili quanto violenti e mortificanti, di lotte per assicurarsi e mantenere quel poco di potere personale che era lasciato a disposizione dei vari gerarchi e gerarchetti, per arraffare un posto, una carica, per valorizzare il proprio gruppo a danno di altri e costituirlo in un centro di potere, per affermare la propria supremazia» (2).

Beghe paesane e problemi agricoli nella Marsica. (Novembre-dicembre 1927)

Fu il caso della revoca immediata del podestà di Carsoli (Valente), durante la lotta feroce tra fazioni contrapposte del piccolo borgo ubicato nella «Piana del Cavaliere». Per simile emergenza, venne nominato un commissario esterno: Luigi Gatti di Lucoli. L’autorevole testata giornalistica «Il Messaggero», scrisse in proposito: «Oggi Carsoli si viene a ritrovare senza un amministratore locale e con i suoi panni sporchi sciorinati a tutti i venti [] Il lavoro del Commissario è quanto mai delicato […] È necessario che la lotta abbia termine […] Carsoli ha bisogno di rifare tutto, dal Podestà al Fascio e altre organizzazioni» (3). La cosiddetta «pacificazione degli animi» avvenne nel giorno di Pasqua del 1928, quando il commissario prefettizio Luigi Gatti e il segretario politico Alfredo Passalacqua dettero: «un sublime spettacolo di grandezza, di forza di civiltà, con il rappacificamento delle sue fazioni che da tempo la martoriavano con la loro contesa». Per l’occasione, numerosi furono gli interventi: i discorsi di Giulio Colelli, quelli del notaio Cesare De Angelis, del canonico don Eliseo Scafi raggiunsero infine lo scopo. Poi, al «Circolo del Littorio», fu organizzata una festa danzante da Alfredo Romano, comandante dell’«Opera Nazionale Balilla» (4).

Nel settore agricolo, invece, l’avvio di una stagione propizia dette la possibilità ai coltivatori di compiere regolarmente la semina del frumento. Nessuna «diminuzione di superficie si è verificata», questo il commento di un corrispondente avezzanese, che tra l’altro affermò:  «Dalla nostra Cattedra di Agricoltura sono stati impiantati numerosissimi campi dimostrativi, che rappresentano esempi evidenti della possibilità di intensificare la nostra produzione. Occorrono però i capitali. Oggi più che mai si sente il bisogno del Credito Agrario che dia la possibilità agli agricoltori di avere denaro a mite interesse ed a lunga scadenza, quale si conviene all’industria dei campi. Sappiamo che fino ad ora ben poche somme sono state elargite nella nostra regione a vantaggio dell’agricoltura; ma nello stesso tempo c’è di conforto la speranza che al più presto, attraverso le provvidenze legislative già in via di attuazione, la Sezione di Credito Agrario istituita presso il Banco di Napoli, possa apportare i suoi benefici tra questa massa di agricoltori che sanno molto trarre dalla terra, ma che hanno anche bisogno di aiuto. Solo così la nuova stagione potrà presentarsi lieta e l’impiego dei fertilizzanti e delle macchine agricole potrà continuare intensamente. Sappiamo che non mancheranno apposite iniziative per la ricostruzione delle nostre Casse Rurali, con l’ausilio delle varie autorità politiche, sindacali e agrarie». Così, mentre la discussione era in atto nelle sedi provinciali e governative, le banche nazionali già si adeguavano alla famosa «Quota Novanta», voluta da Mussolini durante la riforma monetaria fascista. Oltretutto, nella prima pagina del giornale, risaltava che proprio Giuseppe Bottai, aveva portato all’attenzione del «Gran Consiglio» fascista la politica corporativa, esponendo alla «Camera dei Deputati» l’importante tematica della «Morale dei Contributi» (5).

NOTE

  1. R.De Felice, Mussolini il fascista, II. L’organizzazione dello stato fascista 1925-1929, Giulio Einaudi editore, Torino 2019, p.347.
  2. Ivi, p.348.
  3. Il Messaggero, Anno XLIX – N.270 – Domenica, 13 Novembre 1927, p.5, Corriere di Carsoli. Cose paesane.
  4. Ivi, Anno 50° – N.87 – Mercoledì, 11 Aprile 1928, p.4, Da Carsoli. La pacificazione degli animi.
  5. Ivi, Anno XLIX – N.298 – Venerdì, 16 Dicembre 1927, p.6, Da Avezzano. Per i nostri agricoltori.