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Storia della Marsica

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Beatrice Cenci

 

Ubicata nel comune di Cappadocia, si tratta di una grotta carsica a sviluppo complesso (fig. 4) che originariamente svolgeva la funzione di inghiottitoio. Di facile accesso si apre sul fondovalle; e formata da un corridoio iniziale in forte pendenza verso l’interno che immette in un primo grande salone di forma più o meno quadrangolare che a sua volta comunica con un secondo ambiente estremamente più grande e di forma allungata (lungo oltre 100 m e largo mediamente intorno ai 30 m), posto ad una quota più bassa del precedente: qui nei periodi invernali viene a formarsi un ristagno d’acqua che costituisce un vero e proprio lago interno profondo intorno ai 20-30 cm.

La presenza di materiale archeologico era stata segnalata dal Radmilli gia alla fine degli anni 70, e in seguito al progetto di inserire la cavità in un percorso turistico, nel 1990 la Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo decise di effettuare dei saggi di scavo sotto la direzione scientifica di V. d’Ercole e S. Agostini. La scelta dell’area ricadde su un ampio terrazzo posto nella parte meridionale del salone di ingresso, per il motivo che pareva essere quello uno dei pochi punti rialzati rispetto al resto dell’ambiente e non toccato dall’acqua la quale, proveniente dal corridoio di accesso, vi scorreva saltuariamente fino a formare il lago suddetto.

Dallo scavo, che interesso una superficie di circa 100 mq, emerse una sicura frequentazione durante il neolitico a ceramica impressa (solo pochi frammenti della fase di Catignano) di cui vennero individuati resti strutturali (pali, focolari e numerose buche) e nel corso della media eth del Bronzo, sia nella fase iniziale (protoappenninico) sia, seppur con testimonianze meno evidenti, nella fase appenninica. Associati a tali livelli si individuarono i resti di strutture lignee ”poggiate su pietre verso la parete e messe in piano con le terre rosse sottostanti” (AA.VV. 1991) Per i materiali dell’età del Bronzo, la cui provenienza seppur non specificata e dall’US 1, va detto che, accanto alla ceramica grossolana le cui forme per lo più non sono ricostruibili, fatta eccezione per pochi orli ed anse attribuibili a contenitori di medie dimensioni quali olle e boccali, sono presenti numerosi frammenti pertinenti a scodelle e a ciotole (soprattutto con accenno di carena e carenate) in ceramica fine. Interessante e la presenza di tre frammenti attribuibili a vasi a listello interno e di un pettine in osso.

Frequentazione e destinazione d’uso nella protostoria:

I materiali venuti alla luce nel corso dello scavo del 1990 ricoprono un ampio arco cronologico che va dal Neolitico fino alla media età del Bronzo. Sulla base dei confronti in particolare con la grotta a Male di Assergi (strato 3 e 4) e con la grotta Sant’Angelo di Teramo (tagli 5-3), due realta archeologiche ben note e anche morfologicamente simili alla nostra, possiamo osservare che per quanto riguarda l’Età dei metalli abbiamo poche tracce di materiali riferibili all’Eneolitico e al Bronzo Antico (frammento con superficie a squame, parete con motivo inciso a reticolo, boccale con ventre rastremato), testimonianze più consistenti e soprattutto più evidenti relative al Bronzo medio iniziale (anse con sopraelevazione, manici a nastro) e al Bronzo medio pieno (frammenti decorati). La grotta, per le sue dimensioni e la sua articolazione richiederebbe ulteriori indagini archeologiche; solo cosi potremmo essere più certi dell’uso a cui fu destinata nel passato. Ma proprio il complesso sviluppo suggerisce, comunque, di ipotizzare con buone probabilità un uso molteplice della cavità senza tralasciare quello rituale, alla stregua delle altre grotte sopra citate.

Testi di Serena Cosentino, Vincenzo d’Ercole, Gianfranco Mieli

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