Avezzano – Nella giornata di ieri, l’amministrazione comunale di Avezzano ha voluto rendere omaggio alla memoria di Giovanni Palatucci, l’ex Questore reggente di Fiume che sacrificò la propria vita in nome della solidarietà umana.
La cerimonia, svoltasi presso il monumento dedicato in Piazza Bruno Corbi, rappresenta un appuntamento solenne che la città rinnova ogni anno il 10 Febbraio, anniversario della sua morte avvenuta nel 1945 all’interno del campo di concentramento di Dachau.
Nato a Montella, in provincia di Avellino, nel 1909, Palatucci fu un funzionario di Polizia che, durante gli anni bui dell’occupazione nazista e della Repubblica Sociale Italiana, scelse di non piegarsi alle leggi razziali.
In servizio alla Questura di Fiume dal 1937, sfruttò la sua posizione per creare una vera e propria rete di salvataggio.
Attraverso la distruzione di fascicoli, la fornitura di documenti falsi e visti di transito, si stima che abbia contribuito a sottrarre alla deportazione migliaia di profughi ebrei, molti dei quali vennero indirizzati verso il centro di internamento di Campagna, dove lo zio di Giovanni, il vescovo Giuseppe Maria Palatucci, offriva loro protezione.
Nonostante avesse la possibilità di mettersi in salvo, Palatucci decise di restare al suo posto a Fiume fino all’ultimo.
Il 13 Settembre 1944 fu arrestato dalla Gestapo con l’accusa di cospirazione e intelligenza con il nemico.
Dopo essere stato rinchiuso nel carcere di Trieste e torturato nella Risiera di San Sabba, fu deportato a Dachau, dove morì di stenti e malattie a soli 35 anni, a pochi mesi dalla liberazione del campo.
Per il suo coraggio, lo Stato Italiano gli ha conferito la Medaglia d’oro al Merito Civile, mentre lo Yad Vashem di Gerusalemme lo ha insignito del titolo di “Giusto tra le Nazioni”.
Anche la Chiesa Cattolica ne ha riconosciuto il valore spirituale, proclamandolo Servo di Dio.
Come sottolineato nella nota del Comune di Avezzano, ricordare Palatucci significa onorare un modello di altruismo e giustizia che deve servire da guida per le generazioni presenti e future, affinché non si smarrisca mai il senso del dovere morale di fronte all’ingiustizia.









