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Avezzano, 111 anni dopo il sisma: la memoria come fondamento del futuro

Avezzano, 111 anni dopo il sisma: la memoria come fondamento del futuro

Avezzano si ferma, ricorda, riflette. A 111 anni dal devastante terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915, la memoria torna a farsi voce viva grazie alle parole dello storico Giovan Battista Pitoni, figlio di terremotati e testimone di una storia che non può essere relegata ai libri.

«Ricordare è importantissimo», sottolinea Pitoni, intervenendo nel corso di una manifestazione commemorativa che ha scelto la strada della qualità, più che dei grandi numeri. «Mi complimento con coloro che hanno organizzato questo momento: spesso si punta alla quantità, ma iniziative come questa dimostrano che la qualità fa la differenza».

Il ricordo del sisma non è solo un dovere morale. È un atto di riconoscenza verso le circa 30mila vittime e verso tutti coloro che, provenienti da ogni parte d’Italia, raggiunsero Avezzano e la Marsica per contribuire alla ricostruzione di territori completamente distrutti. «Senza il loro aiuto non saremmo riusciti a risorgere – ricorda Pitoni – e invece siamo risorti, e meglio di prima».

Ma la memoria non può fermarsi alla commemorazione. Deve diventare insegnamento, soprattutto per le nuove generazioni. «I messaggi dovrebbero essere affidati ai ragazzi, ai giovani», afferma lo storico. «È la scuola che dovrebbe farsi carico di questo compito: ricordare non per restare prigionieri del passato, ma per costruire un futuro più consapevole».

Una consapevolezza che, in un territorio sismico come quello marsicano, significa anche responsabilità. «La nostra è una zona sismica, dobbiamo aspettarci un terremoto», ricorda Pitoni. «Quando? Speriamo fra tremila anni, ma intanto costruiamo bene, con edifici capaci di resistere».

Giovan Battista Pitoni, storico e memoria vivente del territorio, ha recentemente firmato il suo ultimo lavoro editoriale, La guerra nella Marsica, presentato ad Avezzano. Un libro che riporta al centro storie e vite dimenticate, restituendo voce alle persone e alle loro scelte nei momenti più difficili. Accanto alle grandi fratture della storia – guerra, fascismo, terremoto – trovano spazio anche commedie, racconti e aneddoti avezzanesi, perché la storia non è fatta solo di dolore.

Perché ricordare significa custodire le radici, onorare chi non c’è più e usare il passato come guida. Avezzano, a 111 anni dal sisma, continua a farlo. Con rispetto, con dignità e con lo sguardo rivolto al domani.

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