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Auschwitz, il viaggio della memoria raccontato dagli studenti del Liceo Vitruvio: “La loro morte non sia stata inutile”

Liceo Scientifico “Vitruvio”: il viaggio della memoria raccontato dagli studenti della classe quinta S
Liceo Scientifico “Vitruvio”: il viaggio della memoria raccontato dagli studenti della classe quinta S

Avezzano – Gli studenti delle classi quinte del Liceo Scientifico “Vitruvio” hanno partecipato al viaggio di istruzione nei luoghi della memoria, visitando i campi di sterminio di Auschwitz – Birkenau. Un’esperienza altamente toccante e formativa, fortemente voluta dalla D. S. prof.ssa Nicolina Tania Ulisse.

Oggi ci raccontano il dolore visto e toccato con mano i ragazzi della classe V S, accompagnati dalle docenti Maria Carmela Lolli e Barbara Pruiti. Gli studenti concludono con una promessa che è impegno umano: fare in modo che la morte, il dolore, l’orrore vissuto non siano stati inutili.

“Il Liceo Scientifico Marco Vitruvio Pollione di Avezzano ha offerto a noi studenti delle classi quinte, l’occasione di compiere un viaggio d’istruzione in Polonia per visitare, in prossimità della Giornata della Memoria, i luoghi storici che hanno costituito il tragico teatro di uno degli eventi più incomprensibili della storia universale.

Siamo partiti con le nostre insegnanti consapevoli della particolarità dell’esperienza, ma anche fiduciosi che la scoperta di Cracovia, cuore pulsante della cultura europea, ci avrebbe regalato emozioni importanti da condividere tutti insieme.

Sono stati tre giorni di immersione totale in luoghi, musei, piazze prima sconosciute e inimmaginabili nella loro compiuta bellezza.

Scoprire le leggende e i racconti popolari di una terra dal passato sofferto è indimenticabile. Il castello di Wawel, la sua Cattedrale, l’omaggio a Giovanni Paolo II, il drago sputafuoco e la Vistola ghiacciata contribuiscono a offrire un paesaggio suggestivo. Ogni angolo è richiamo storico: il ghetto ebraico, la piazza degli Eroi, il quartiere Casimiro, il cimitero israelitico, la piazza del Mercato, il Barbacane.

Ma chi va a Cracovia sceglie deliberatamente questo posto per toccare con mano l’indicibile. Aveva ragione Primo Levi quando scrisse: “la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo”.

Noi visitatori di Auschwitz siamo ammutoliti davanti a una realtà che la mente umana fatica ad accogliere. Centinaia di migliaia di scarpe, valigie, protesi, occhiali sono un pugno allo stomaco.

Nel clima gelido della Polonia, la strada verso Oswiecim restituisce il senso del freddo insopportabile in cui milioni di esseri umani sono stati annientati nell’anima e nell’identità. Disumanizzati, degradati, annientati.

Ad Auschwitz ogni particolare ha un suo sinistro significato. Il cancello con la scritta “Arbeit macht frei” è un monito che distrugge ogni speranza.

A Birkenau, i corpi passavano nei forni crematori senza sosta, senza rimorso. Auschwitz è il simbolo del male assoluto, la notte dell’umanità.

Noi giovani generazioni abbiamo il dovere assoluto di tenere accesa la luce della verità e del Bene.
Custodiremo questa esperienza e la racconteremo, perché la memoria resti viva.

In un mondo che fatica a imparare dalla Storia, ci impegniamo a contrastare le ingiustizie, ad abbassare i toni dell’odio e ad alzare la voce del passato, nella speranza che “la loro morte non sia stata inutile”.

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