Atti del martirio

Testi a cura di Emilio Martorelli maggiori info autore
Prigioniera nella sua stessa casa Felicita non aveva la possibilità di esercitare neanche il suo apostolato; del resto i pagani proprio questo volevano impedire perchè il suo esempio trascinava alla Fede cristiana; aveva pero con sè Dio e l’arma potente della preghiera che nessuno poteva toglierle, per questo l’attesa del suo interrogatorio si era trasformata m una veglia di preghiere. Giunse pertanto il giorno in cui Publio, Prefetto della città, si fece condurre dinanzi Felicita ed ora con dolci parole, ora con minacce la spingeva a sacrificare.

Felicita ferma nella sua Fede cosi parlò: “O giudici, voi non conoscete nè me né il nostro Dio, né la religione che noi Cristiani professiamo. Questa religione ci impone di obbedire si ai nostri Imperatori e Governatori, ma soltanto in quelle cose che non siano offese al nostro Dio. Ci vieta perciò di sacrificare agli dei falsi e bugiardi, quali sono i vostri. Io quindi vi dichiaro che non tengo alcun conto delle promesse di onori e di cose terrene che voi mi avete fatte, e neppure temo i tormenti che avete voluto ugualmente minacciarmi.
Infatti anche s e insorgeranno contro di me tutte le violenze degli uomini e dell’inferno, lo Spirito Santo che abita dentro di me potrebbe facilmente rendermi vittoriosa; se invece egli permettesse che io muoia, morendo io riporterei una vittoria ancora più grande.

Tutta la mia confidenza è riposta nel Signore Gesù Cristo, nel Dio unico, vero creatore e conservatore di tutto, e spero che, essendo io ed i miei figli a Lui fedeli, non potremo essere vinti né dalle carezze, né dai tormenti”. Alle insistenze di Publio che minaccia l’estremo supplizio Felicita replica: “Tu non potrai sedurmi con le tue carezze, né scuotermi con le tue minacce, perché ho in me lo Spirito Santo che non permette che io sia vinta dal demonio; perciò io sono certa che viva la vincerò su di te e, se mi farai morire, morta trionferà su di te anche meglio”.

Offeso ed adirato Publio le disse: “Infelice donna, se è dolce per te morire, lascia almeno vivere i tuoi figli”. Felicita rispose: “I miei figli vivranno anzi onoratissimi e non per poco tempo, ma in eterno, se essi stessi scelgono di morire per una causa cosi santa”per amore del nostro Signor Gesù Cristo; al contrario io li considererei già morti, se, per evitare momentanei supplizi e per poter vivere pochi anni ancora su questa misera terra, avessero la debolezza di sacrificare ai vostri falsi dei; cosi facendo essi andrebbero incontro a supplizi interminabili e ad una morte non momentanea, ma eterna.
In questo caso io sarei una donna misera ed infelice, poiché dopo che il Signore mi ha affidato dei figliuoli, io non li avrei restituiti a Lui virtuosi, come è dovere di tutti i genitori, ma li vedrei da lui lontani per sempre ed in mano ai demoni”. Terminato il primo giorno dell’interrogatorio Felicita, che si era dimostrata l’esemplare più bello della forte madre cristiana, ritornò in casa. Raccontò ai figli tutte le minacce e tutte le lusinghe fattele, esortandoli a mantenersi forti in ogni circostanza.

Alla sera pregò con loro, e con maggior devozione, perché il grande Iddio li aiutasse tutti nell’ora della prova. Ma mentre invisibile sale al cielo la preghiera dei giusti e su di essi ridiscende la grazia di Dio che li conforta, nei pubblici uffici della Roma pagana si trama, ci si agita per escogitare il modo di strappare alla giovane Chiesa di Cristo una delle più belle famiglie cristiane. A questo fine il mattino seguente Publio si assise nel foro di Marte e comandò che in pubblico gli fosse condotta Felicita con i suoi figli. L’Imperatore vedendo quei figli cosi belli dice alla mamma: “Abbi pietà dei tuoi figliuoli, bravi giovanetti e ancora nel fiore degli anni, essi saranno i primi nelle cariche pubbliche”.

Rispose Felicita: “La tua misericordia è ampia e la tua esortazione è crudele. Dite piuttosto che volete loro apportare un male senza rimedio, ossia che li rendete eternamente infelici; la pietà vostra verso di loro è un inganno e la compassione che in me cercate di eccitare, se accondiscendessi, mi renderebbe una crudelissima ed in degnissima madre”. Rivolgendosi poi ai figliuoli soggiunse: “Alzate gli occhi al cielo, figliuoli miei, e guardate lassù in alto dove il Cristo vi aspetta con i suoi Santi. Combattete per le anime vostre e mostrate in voi l’amore di Cristo, cari figliuoli, ecco il giorno del vostro trionfo. Quel giorno che tanto bramaste. Non volgete il vostro sguardo ai potenti di questa terra, bensi all’Onnipotente lassù nei cieli. Colà vi è il nostro Dio cioè il Salvatore nostro Gesù Cristo che vi attende e presenta a ciascuno di voi una ben vaga corona, una corona di somma gloria.

Gli dei pagani non portano nessun bene, sono dei bugiardi, sono demoni, mentre il nostro Dio è il Creatore e Signore di tutte le cose, il rimuneratore di ogni bene. Già voi sapete che Gesù Cristo ha sparso generosamente tutto il suo sangue per la nostra salvezza. Ebbene spargete anche voi il vostro sangue per la sua gloria e per il debito della riconoscenza. Non badate né alle pene nè ai supplizi, e neppure alla morte che i vostri nemici minacciano.
Badate piuttosto alla gloria che certamente avrete in Paradiso.
I tormenti di quaggiù sono di un momento e la gloria del cielo è eterna.

Combattete a dunque da forti, dimostratevi fedeli a Gesù Cristo, e tenendovi con la divina sua grazia più forti della nostra fede fino all’ultimo respiro” avrete la gloriosa palma del martirio” Al sentire queste parole, irritato Publio, perché S. Felicita si permetteva, perfino alla sua presenza di esortare i figliuoli a trasgredire i comandi dell’imperatore, diede ordine che fosse schiaffeggiata. Neppure con un fiore è lecito toccare la donna, specialmente quando è soffusa dalla celestiale bellezza della grazia divina. Eppure Felicita è la donna santa e virtuosa, subisce per amore di Cristo la più vile umiliazione degli schiaffi. Cosi umiliata, ma sempre calma e serena nello spirito, assiste all’interrogatorio dei suoi figli ai quali con le lacrime agli occhi, fa sostegno e conforto.

Testi tratti dal libro “Santa Felicita e sette figli M. M. Protettori di Collarmele”