Nella storia della chiesa del Soccorso a Trasacco, un episodio oscuro si colloca alla fine del Seicento. Due trasaccani, Giovan Pietro e Domenico Saccoccia, dopo aver ucciso un soldato nei pressi di Tagliacozzo, trovano rifugio nei locali adiacenti la chiesa, uscendo di notte per aiutare le famiglie nella mietitura del grano. Tuttavia, le forze dell’ordine li catturano e li processano, inviandoli alle carceri de L’Aquila.
Si sviluppa quindi una controversia legata all’immunità ecclesiastica, con i trasaccani che affermano che i due uomini fossero stati catturati in chiesa. Interviene il Vescovo, richiesto di scomunicare i funzionari che avrebbero violato questo diritto. La tenenza di Tagliacozzo replica, sostenendo che i due erano stati colti in aperta campagna. Durante il processo, diverse testimonianze si susseguono, inclusa quella della moglie di Domenico, che conferma la violenza con cui sono stati prelevati.
Presentato in aula l’eremita Leonardo Calabrese, il quale vive accanto alla chiesa, racconta di averli visti rifugiarsi lì, ma di non averli visti con gli sbirri al momento della loro cattura. Nonostante gli sforzi dei trasaccani, la verità emerge dalle testimonianze e i due confessano di essere stati presi sotto i Collicilli, mentre erano intenti a raccogliere il grano.
Riguardo a ciò che accadde dopo, non ci sono molte informazioni, ma entrambi i trasaccani ritornano a Trasacco e lì trascorrono il resto delle loro vite. Dal Liber Nortuorum rinveniamo notizie delle loro morti: il 1 Luglio 1726, Giovanni Pietro Sacceccia si spegne all’età di circa 55 anni, dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti, e viene sepolto nella chiesa collegiale del luogo.
Riferimento autore: “Trasacco e la Chiesa del Soccorso” a cura di Don Evaristo Evangelini.


