Nel corso dei secoli, le parrocchie, similmente a quanto avviene oggi nei comuni, ricevevano offerte dai cittadini per le sepolture dei defunti. A Poggio Cinolfo, durante la prima metà del secolo XVIII, il tributo per la sepoltura all’interno della chiesa ammontava a “grana 75”, mentre il servizio all’esterno, controllato dalle famiglie Silveri e Leonardi, costava solo “grana 25”. Il parroco dell’epoca, Don Francesco Antonio Segna, annotò anche l’assenza di abusi legati al dolore delle donne, che affiancavano i feretri con cerimonie di pianto pagate. Inoltre, la chiesa di San Pietro rappresentava il principale luogo di sepoltura fino alla costruzione della nuova parrocchiale di Santa Maria Assunta.
Il terreno adiacente alla chiesa, utilizzato come cimitero, venne ufficialmente benedetto nel 1804 da Don Giuseppe Segna. Questo evento segna una continuità storica con le pratiche religiose e sociali che si erano sviluppate nei secoli, ereditando problematiche che affondano le radici tra il XII e il XIII secolo. In quel periodo, i monaci di Santa Maria in Cellis di Carsoli e l’arciprete di Poggio Cinolfo si contendevano il diritto di sepoltura dei morti del paese, dando inizio a una serie di litigi documentati nella storia locale. L’arciprete, D. Giovanni de Marano, venne in seguito sanzionato dai vescovi dei Marsi, tra cui Benedetto, che impose il divieto di seppellire i defunti nella chiesa di San Pietro.
Il 18 gennaio 1219, il vescovo Tommaso confermò questa decisione, stabilendo che i defunti di Poggio dovessero essere seppelliti presso la chiesa di Santa Maria e chiudere il cimitero della chiesa di San Pietro. Le disposizioni includevano ulteriori restrizioni relative ai diritti delle donne e degli uomini nel recarsi alla chiesa di Santa Maria per le funzioni religiose e per le sepolture, in particolare in caso di avversità atmosferiche o attacchi nemici. Tali documenti testimoniano le conflittualità giuridiche e sociali tra le chiese, riflettendo una realtà complessa e stratificata della vita nella Marsica.
La questione della sepoltura e delle relative tasse evidenzia il legame profondo tra religione e vita quotidiana, come si evince dai documenti storici, che non solo raccontano le procedure legali, ma anche le consuetudini sociali degli abitanti. Con l’influenza di figure come Ignazio Silone, che ha radicato la propria narrativa nei costumi e nelle storie della Marsica, il patrimonio culturale locale si arricchisce di una memoria collettiva che continua a vivere attraverso le generazioni.
Riferimento autore: Terenzio Flamini.


