Epigrafe N. II
La famosa e notissima ara votiva dedicata al dio Fùcino è stata rinvenuta a Trasacco, dove attualmente si trova nel Museo dell’Aquila, priva di numero e provenienza. Il Mommsen, al N. 3847 del C.I.L., la descrive come una “basem quadrata con lettere antichissime”, trovata a Trasacco in contrada Palaritto, davanti alla casa di Gianpaolo Sartore.
Il testo dell’ara riporta i nomi di ST. STAIEDI, V. SALVIEDI, PO. PACIO, FOUCNO, ARAM. Mommsen interpreta questi nomi come “Stazio Staiedio, Vibio Salviedio, Pietro Pagio dedicarono l’ara al Fùcino”. Rileva che il termine FOUGNO presente nella lapide dovrebbe essere interpretato come Fùcino, al quale è dedicata anche un’altra epigrafe.
Si osserva che il Mommsen commette un grave errore: nel terzo rigo trascrive PE, mentre è chiaro che dovrebbe essere PO. Non si tratta di un semplice errore di trascrizione, in quanto interpreta PE come Pietro, insistentemente, mentre evidentemente è O. Ulteriore errore è la lettera G in FOUGNO; la G iniziò a essere utilizzata a Roma verso il 300 a.C., ma nelle regioni italiche continuò a essere usata la C. Tuttavia, ciò che interessa maggiormente è la forma delle lettere arcaiche.
Quest’epigrafe rappresenta senza dubbio un classico esempio di alfabeto marso, privo di influenze romane. Se consideriamo che questa iscrizione è databile tra il IV e il V secolo a.C., l’influenza di Roma nella lingua marsa era ancora ben presente; si potrebbe quindi discutere dell’influenza della lingua latina, poiché nel V secolo, e nel IV la maggior parte dei latini non era ancora amalgamata con Roma.
Guardando all’iscrizione N. 2, è evidente che è più vicina alla N. 1 rispetto alla N. 5; molte lettere sembrano similari, se non uguali. Vi è un curioso particolare: nei nomi delle due divinità manca rispettivamente una vocale. Nella parola FOUCNO, tra C e N, manca la I, mentre nella parola HIIRCLOI manca la O tra C e L. Se avessimo più testi da analizzare, potremmo scoprirne una particolarità della lingua marsa: l’assenza di vocali dopo la C.
È anche da notare che molte epigrafi dedicate alle divinità marsicane si sviluppano sempre in cinque righe. Oltre alle iscrizioni già analizzate, ne possiamo considerare delle altre:
C. GA VIUS. M. F. C. VEREDUS. C. F. MESSALA FÙCINO V. S. L. M., dove si celebra Caio Gavio, figlio di Marco Caio Veredo, che dedicò un voto al Fùcino; e Onesimo, liberto di Augusto, che fece opere per le immagini e ai Lari adoratori del dio Fùcino.
In queste e in altre dediche, si percepisce la cura nel mantenere sempre le cinque righe, anche quando si sarebbe potuto abbreviare. Questo potrebbe essere un’altra caratteristica dell’antico popolo marso. Numerosi sono i rimandi tra la N. 1 e la N. 2, con differenze significative. Nella N. 2, la presenza della E al dio Fùcino, sebbene formatasi in un contesto marso, mostra un influsso del latino primitivo. In contrasto, nella N. 1, al posto della E ci sono due I ripetute.
Se l’iscrizione latina LEIBEREIS LUBENTES DOMI DANUNT HERCOLEI MAXSUME MERETO è fatta risalire alla scrittura etrusca, e se la N. 2 è attribuibile al IV secolo a.C. per la sua forma marso, ci si potrebbe chiedere a quale secolo sia datata la dedica a Ercole. Probabilmente molto lontano nel tempo. La storia del popolo marsicano mostra una forte connessione con l’ambiente, con l’acqua del Fùcino e le sorgenti montane, elementi cruciali per gli stanziamenti.
Epigrafe N. IV
L’epigrafe di Supino si riferisce ad eventi della seconda guerra punica, e dal 202 a.C. alle guerre sannitiche (321-290 a.C.) intercorre esattamente un secolo. Durante questo periodo, la Valle Transaquana subisce una notevole trasformazione, che diventa radicale nell’epoca imperiale. La causa principale di questa trasformazione è il contatto con Roma, alla quale i genuini Marsi offrivano la bellezza del luogo, panorami incantevoli e fauna pregiata.
Da Roma, i Marsi ricevevano una cultura più avanzata, tecnologie più raffinate e un modo di vivere più gaudente. In questo contesto, la Valle Transaquana inizia a fiorire con ville romane sfarzose, disseminate lungo le antiche vie di comunicazione. I mosaici, gli intonaci affrescati e le mura a “Reticolatum” presentano un’autenticità che dura da millenni.
Dopo le guerre sannitiche, la Valle si trasforma in un grande cantiere dove romani e marsi si confrontano per realizzare le proprie residenze più sontuose. Architetti noti vengono chiamati per opere monumentali a Supino; tra questi troviamo Erennio, che lavorò ad Alba Fucense e di cui si parla in un’epigrafe trovata a Massa d’Albe.
Inoltre, la tessera Hospitalis, rinvenuta nel 1895 sulle sponde del Lago Fùcino a Trasacco, è fondamentale per comprendere le relazioni tra le famiglie romane e marsicane. Essa viene conservata nel Museo Nazionale di Chieti ed è un esempio significativo della vita romana e delle interazioni con gli antichi Marsi. Questa tessera rappresenta un testimone irrefutabile del periodo successivo alle guerre sannitiche.
Infine, l’identità di T. MANLIO, figlio di Tito, è da collegarsi al nobile Lucio MANI.IO Pulsone, console nel 256 a.C., il quale inflisse una dei più gravi colpi ai cartaginesi nella prima guerra punica. I Marsi, con la loro esperienza, contribuivano al predominio romano nel Mediterraneo, tessendo rapporti di amicizia e ospitalità che persistono nel tempo.
Riferimento autore: “Trasacco prima di Roma”, testi a cura di Don Evaristo Evangelini.