All’interno della frazione di Grancia di Morino, lungo il fiume Romito, si trova un’antica ferriera borbonica, oggi inattiva, nella quale si racconta venisse colato il ferro utilizzato per la produzione di armi. Nonostante il trascorrere del tempo e l’assenza di un tetto, la struttura è rimasta sorprendentemente solida, con mura quasi intatte. Il corso d’acqua sottostante, che alimentava i macchinari, nulla lascia trasparire della sua antica funzione. Oltre alla fusione del ferro, la ferriera operava anche come ramiera: qui si fondeva il rame, utilizzato per realizzare piccole caldaie e pentole, grazie all’azione di un maglio alimentato dall’acqua. Al suo interno, enormi stanze ospitavano il carbon fossile e vari macchinari, ora svaniti.
Non lontano da Grancia, precisamente nella contrada di Breccioso, sorgono i ruderi di un’importante abbazia dedicata a San Pietro. Gli scavi archeologici condotti nel sito hanno rivelato muri solidi, suggerendo l’origine conventuale piuttosto che colonica del luogo. In dialetto locale, S. Pietro è conosciuto come “Sante Petre”. Ricerche tra gli anziani del posto hanno rivelato vaghe leggende sull’antico paese di Morino, con alcuni che affermavano un tempo vi sorgeva un convento, mentre altri rimanevano scettici, senza confermare la natura religiosa dell’ordinamento. Si narra che quindici anni fa, durante gli scavi, fu scoperta una cassa di età incerta contenente il corpo di un frate, generando nel paese voci che suggerivano la sua conservazione intatta.
Tuttavia, le informazioni rimangono scarse e poco approfondite, in parte a causa della mancanza di interesse da parte della comunità. Le testimonianze storiche e le scoperte archeologiche suscitano oggi curiosità ma anche una certa indifferenza, lasciando in sospeso il mistero di questo antico convento e del suo legame con la storia della Marsica.
Riferimento autore: Radar-Abruzzo.


