Testi tratti dal libro Valle Roveto nella geografia e nella storia (Testi a cura di Gaetano Squilla)
Canistro è il Comune più settentrionale di Valle Roveto, ma è necessario dire prima qualcosa su Santacroce, che è diventata oggi capoluogo. Nella località Santacroce, dove è stata trasportata la sede del Municipio dopo il terremoto del 1915, esisteva probabilmente un pagus, un piccolo villaggio appartenente all’Agro Antinate. Infatti, ovunque si è scavato, sono emersi resti di costruzioni in laterizi di vecchia data. Nel 1888, nel territorio di Santacroce, fu ritrovata un’epigrafe che alludeva ai Marsi Antinati.
In questa epigrafe, come in un altro frammento scoperto anch’esso a Santacroce, si legge la magistratura dell’antica Antino. Il nome della frazione, oggi centro del Comune di Canistro, deriva da una chiesa esistente da molti secoli dentro i confini del suo territorio. La chiesa è documentata fin dal 1308, situata in Castro Canistri. Nel 1617, il vescovo sorano Girolamo Giovannelli, in visita da Civitella Roveto a Pescocanale, visitò la chiesa di Santacroce, unita alla chiesa parrocchiale di Canistro.
Le notizie sulla chiesa di Santacroce diventano sempre più rare, tanto che al terremoto del 1915 era sconosciuta finanche la sua ubicazione. Tuttavia, essa aveva dato il nome alla frazione, che prima di quella data comprendeva solo poche case. Secondo la tradizione, non doveva sorgere molto lontano dall’attuale chiesa di Santacroce, che fu edificata dopo il 1915, ampliata in un secondo momento ed eretta a Parrocchia nel 1937. La frazione, situata in posizione più favorevole e vicina alla stazione ferroviaria, ha preso quindi il sopravvento sull’antico Canistro ed è diventata il capoluogo.
E veniamo all’antico Canistro! Quale l’etimologia del paese? Non credo che lo stemma del Comune possa darci una soddisfacente risposta. Nello stemma vediamo un cane che poggia le zampe anteriori sul tronco di un albero e abbaia alla luna, con un canestro sotto la falce della luna. Si tratta di uno stemma alquanto elaborato, certamente suggerito dal vecchio nome del paese. Da un lato si è voluto raffigurare il cane per la radice iniziale del nome e dall’altro non si è dimenticato il canestro, che in dialetto si dice canistro.
Tuttavia, potremmo anche collegare il nome Canistro al Colle Canistrello che si leva a destra del Liri fra Pescocanale e Canistro. Una tradizione popolare, non controllata e non attendibile, sostiene che sul colle, dove poi sorgerà Canistro, esistesse anticamente un grosso canile, suggerendo così l’origine del nome del paese. Certamente sarà una leggenda. Vorrei avanzare un’altra ipotesi. Presso Canistro Alto, ai piedi della montagna, esiste da immemorabile una chiesa dedicata a S. Vito, menzionata anche nel Catalogo delle chiese sorane del 1308
Il culto di S. Vito, particolarmente diffuso nel Medioevo, faceva di lui un patrono contro l’idrofobia, rappresentato con un cane al guinzaglio. Non potrebbe questo particolare fornire una spiegazione del nome di Canistro, che venerava S. Vito come suo compatrono? Il nome di Canistro appare nei documenti storici relativamente tardi, ma è presente nel catalogo dei Baroni del 1173. Secondo il Catalogo, Crescenzo di Capistrello possedeva, fra gli altri feudi, anche Canistro, feudo di un soldato. Tuttavia, non è nominato nel documento redatto a Alife il 5 ottobre 1273.
Fra le località di Valle Roveto presenti nell’elenco troviamo: Vallis Sorana, Civitas Antinae, Castellum Novum, Morreum, Rocca de’ Vivo, Rendinara, Meta, Civitella e Pesclum Canale. Mancano, come si vede, S. Vincenzo Valleroveto, S. Giovanni Valleroveto, Morino e Canistro. Per l’assenza di S. Vincenzo e S. Giovanni non c’è da meravigliarsi, poiché per lungo tempo furono considerati Casali di Morrea; Morino, invece, è stato omesso per semplice omissione.
La questione di Canistro è più complessa. Anche se non vogliamo vedere Canistro nella località Castrum – una voce troppo generica che significa castello, borgata o paese – non potrebbe la seconda località, cossia Capranica, essere stata un altro paese di Valle Roveto? Capranica è una terra con abitazioni sparse e tra Civitella Roveto e Canistro.
Il colle, chiamato popolarmente Capranica, è conosciuto nelle carte geografiche moderne come Colle Capranico. Non voglio fare il punto sulla questione, ma i nomi geografici sono sempre indizi utili. Tenendo presente la vicinanza di Canistro e Capranica, e la loro posizione nel documento del 1273, è possibile ritenere che siano esistite due borgate distinte, e che decaduta Capranica, sia rimasto solo Canistro.
Il 28 aprile 1279, Canistro (il documento parla di Canestro) mandò i suoi rappresentanti alla mostra dei feudatari, tenutasi, per ordine di Carlo d’Angiò, davanti al Giustiziere d’Abruzzo. Nel 1308, nel già citato Catalogo delle chiese sorane, si leggono due volte Castrum Canistri. Nella prima citazione vengono nominate le chiese di Santa Croce, di S. Salvatore e di S. Maria in Pescocanale; nella seconda sono menzionate le chiese della Santa Trinità e di S. Vito. Trovare conferme per le prime due non è difficile, mentre per le ultime due vi sono alcuni dubbi.
Canistro è noto anche per la sua devastazione nel 1656 da un’epidemia senza precedenti, che lasciò pochissime persone in vita. Secondo un carteggio dell’epoca, conservato nella curia vescovile di Sora, la percentuale dei morti fu altissima e, dopo alcuni anni, l’Università di Canistro risentiva delle gravi conseguenze lasciate dalla calamità. Nella tragedia del terremoto del 1915, la chiesa parrocchiale di Canistro crollò, seppellendo sotto le macerie 64 persone col sacerdote che celebrava la Messa; i morti complessivi di Canistro furono circa 80.
Prima del 1806, Canistro fu unito al Comune di Capistrello per qualche tempo; dopo tale data fece parte del Comune di Civitella Roveto, e solo nel 1854 divenne Comune autonomo. Famosi sono i castagneti di Canistro. Le sue castagne, chiamate le roscette per il colore rossastro della corteccia, sono saporitissime e ricercate. Negli anni, gli abitanti di Canistro sono sempre aumentati, passando da circa 125 nel 1173 a 1001 nel 1838.
Lo stemma di Canistro del 1746 presentava al centro una colonna con una corona e un cane, con l’iscrizione “Canisti Communitas”. Secondo il Febonio, l’origine del nome potrebbe derivare dai canestri di vimini, che venivano realizzati a Canistro. Gli abitanti, sempre secondo il Febonio, portavano canestri, polli e uova a vendere a Roma attraversando la montagna.
La popolazione di Canistro dal 1861 a oggi ha registrato diverse variazioni: 1007 abitanti nel 1861, 1219 nel 1901, e 1486 nel 1951. La strada che conduce a Canistro Alto fu iniziata nel 1932 e completata nel 1952, diventando transitabile solo nel 1960. Oggi è di competenza dell’Amministrazione Provinciale.
Il colle del Codardo, noto per la sua acqua leggera e dalle grandi virtù, ha visto sorgere recentemente un grande albergo-casa di cura, ideale per quanti vogliano godere della sorgente e dell’aria salubre sotto i castagneti. L’albergo, situato su una collina, offre un panorama incantevole di Valle Roveto. Partendo dall’abitato di Canistro, si percorre la carrozzabile che sale a Canistro Alto, fiancheggiando il corso della Sponga; quindi si gira a sinistra e, dopo circa un chilometro e mezzo, si giunge sulla cima del Codardo, dove oggi sorge l’albergo-casa di cura.
Da qui si apre uno spettacolo di rara bellezza. Arrivare su quest’altura in primavera è davvero un piacere. A ponente si possono ammirare i colli digradanti dalla catena dei Cantari e dalla Serra S. Antonio, e a levante la catena che da Monte Bello si allunga fino a Monte Orbetta, al Colle La Ciocca e alla gola di Capistrello! Anche se la parte meridionale di Valle Roveto rimane nascosta dalle colline di Capranica, il panorama della conca visibile dal Codardo è stupendo.
La strada nazionale, la Ferrovia e il fiume Liri serpeggiano nel fondo della valletta, mentre le case sparpagliate si confondono con le rupi e il verde della conca, creando scene incantevoli. Ma il quadro più bello è dato dalla visione di Canistro Alto, che si erge tra i suoi castagneti, guardando la valle che domina da secoli, evocando una storia di stenti e sperando in un futuro migliore per i concittadini del nuovo paese, finalmente in movimento.
Riferimento autore: Gaetano Squilla.