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Storia

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Dalle rovine del castello Grifalco alla nascita di Pagliara: un viaggio nella storia marsicana che rivela riscoperte community e tradizioni dimenticate.

Nella medesima valle dove Petrella dista da Cappadocia circa 2000 passi, trovasi il piccolo borgo chiamato Pagliara (Pleare), nato dalle rovine del castello Grifalco situato nella sommità del monte omonimo in un luogo fortificato appartenente alla famiglia del fu Roberto Cortinella (forse Corcumello, N. d. A.), il castello pochissimo abitato, piacendo a tutti di abbandonarlo, incominciarono a discendere appiè del monte, convertendo in abitazioni taluni pagliai e ricoverti di animali quivi esistenti. Eressero nello stesso luogo una chiesa al Sommo Redentore del genere umano, e poco lungo l’abitato un’altra chiesa dedicata alla Vergine Immacolata dispensatrice di grazie (M. Febonio).

Fabiano Blasetti – cui appartiene la traduzione del passo del febonio – così aggiunge: “Per tradizione si sa che il caseggiato attuale di Pagliara, borgo situato alle pendici meridionali del monte Grifalco, non era latro che un aggregato di stalle e paglia appartenenti ai cittadini di Corcumello (….); e perciò venivano detti i pagliari o le pagliara di Corcumello (….)”

(Cfr. F.B. L’antico castello Paleara de’ Marsi, in “Itralica”, Sulmona, a. I, giugno 1906)

Nella valle dove Petrella si trova a circa 2000 passi da Cappadocia, sorge il piccolo borgo di Pagliara (Pleare), originatosi dalle rovine del castello Grifalco. Questo castello, situato sulla sommità dell’omonimo monte, era appartenuto alla famiglia di Roberto Cortinella. Poco abitato, il castello venne abbandonato e gli abitanti iniziarono a scendere ai piedi del monte, convertendo in abitazioni alcuni pagliai e ricoveri per animali esistenti. In quella stessa area, eressero una chiesa dedicata al Sommo Redentore e, poco distante, un’altra chiesa intitolata alla Vergine Immacolata, dispensatrice di grazie.

Fabiano Blasetti, autore della traduzione del passo di M. Febonio, aggiunge che l’attuale abitato di Pagliara, situato sulle pendici meridionali del monte Grifalco, era originariamente un aggregato di stalle e paglia appartenenti ai cittadini di Corcumello. Da qui deriva il nome di “pagliari” o “pagliara” legato a Corcumello.

Riferimento autore: F.B. L’antico castello Paleara de’ Marsi, in “Itralica”, Sulmona, a. I, giugno 1906.

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Ospitalità e servizi

Nella valle dove Petrella si trova a circa 2000 passi da Cappadocia, sorge il piccolo borgo di Pagliara (Pleare), originatosi dalle rovine del castello Grifalco. Questo castello, situato sulla sommità dell’omonimo monte, era appartenuto alla famiglia di Roberto Cortinella. Poco abitato, il castello venne abbandonato e gli abitanti iniziarono a scendere ai piedi del monte, convertendo in abitazioni alcuni pagliai e ricoveri per animali esistenti. In quella stessa area, eressero una chiesa dedicata al Sommo Redentore e, poco distante, un’altra chiesa intitolata alla Vergine Immacolata, dispensatrice di grazie.

Fabiano Blasetti, autore della traduzione del passo di M. Febonio, aggiunge che l’attuale abitato di Pagliara, situato sulle pendici meridionali del monte Grifalco, era originariamente un aggregato di stalle e paglia appartenenti ai cittadini di Corcumello. Da qui deriva il nome di “pagliari” o “pagliara” legato a Corcumello.

Riferimento autore: F.B. L’antico castello Paleara de’ Marsi, in “Itralica”, Sulmona, a. I, giugno 1906.

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