Le gesta dei SS. Martiri Rufino e Cesidio sono narrate negli Atti di Trasacco, Assisi e Pistoia e sono state scritte in vari tempi che vanno dal secolo IV-V (Atti di Pistoia) al secolo XI (Atti di Trasacco e di Assisi). Specialmente gli ultimi due risultano infarciti più di leggende che di vera storia. Il tentativo di setacciare le une dall’altra ci ha fatto ritrovare come nel mezzo di un labirinto dove il disorientamento ha fatto a volte venir meno le forze e consigliato di abbandonare. Abbiamo insistito fra contrastanti e fallose indicazioni, riuscendo alla fine, si spera, a sciogliere molti dubbi e a gustare molte certezze.
Non siamo i primi e non saremo gli ultimi ad affrontare questo ingarbugliato problema. Ci hanno provato S. Pier Damiani, il Baronio, il Febonio, l’Ughelli, i Bollandisti, il Corsignani, il De Gasperis, l’Antinori, il Di Costanzo e tanti altri scrittori che a Trasacco, Assisi e Pistoia hanno scritto la Vita dei SS. Martiri, dall’Egidij canonico di Assisi al Mezzadri, dal P. Nicola Angelini al Blasetti, fino al De Vincentiis. Fino al secolo XVI, ognuna delle tre chiese venerava i propri Santi pacificamente, senza disquisizioni critiche.
Ad iniziare la “questione rufiniana” fu il Baronio, che nel 1586, scrivendo il Martirologio Romano, ai giorni 11 e 31 di agosto, inserì i SS. Rufino e Cesidio. Nelle note alle rispettive voci, esprimeva il suo autorevole parere circa l’identità del Rufino di Trasacco con quello di Assisi e circa l’autenticità dei vari Atti. Segui il Febonio, il quale, dopo attento esame del manoscritto di Trasacco, una visita personale ad Assisi e Pistoia, e varia corrispondenza con gli scrittori interessati del tempo, pubblicò nel 1643 una prima Vita dei SS. Martiri.
Ecco la sua testimonianza: “… Havendo pertanto io visto li fatti eroici dell’invitti Martiri Cesidio Sacerdote e Rufino suo padre, primo Vescovo dei Marsi, starsene occulti nelle perplessità d’huna Historia… Ho cercato per quant’ho potuto di ridurli in consonanza e nella pura verità dell’Historia…” La sua opera, una testimonianza importantissima, portava un compendio di materiali che si snodano fra vari manoscritti, cercando di chiarire le difficoltà legate alla narrazione.
A questa prima Vita in italiano ne seguirono altre due: una in italiano e l’altra in latino, con l’intento di fare un lavoro critico e risolvere “i dubij”. L’opera in latino, voluta per i dotti, non fu mai portata a termine o è andata perduta. Quella in italiano, rintracciata dallo scrittore Giorgio Morelli, è corretta dal Febonio in più punti e porta il titolo: “Vita di San Rufino Martire Vescovo dei Marsi, et S. Cesidio Prete suo figlio, et compagni, tratta dagli atti della Chiesa di Trasacco, Assisi et Pistoia“.
Le novità riscontrate sono molte. La premessa, che si trova nelle prime pagine, discute sulla antichità del testi e la loro perdurante conservazione. Si parla di eventi storici come la venuta dei Saraceni nel 937, il che causò la distruzione degli atti originali di Trasacco. Viene espressa una predilezione per gli Atti di Assisi, definendoli più coerenti. Non mancano riferimenti riguardo alle reliquie delle Sante Nicea e Aquilina, venerate presso la chiesa di Trasacco.
Seguendo il filone degli studiosi, il Corsignani sostiene la unicità del Rufino di Trasacco con quello di Assisi, mentre il De Gasperis cerca di salvaguardare la tradizione contenuta nel manoscritto trasaccano. Questi tentativi, alimentando il dibattito sulla questione rufiniana, rispecchiano il tentativo di identificare le origini dei Santi Martiri. Scrittori moderni spingono verso l’assunto che Rufino e Cesidio trassero origine dai Marsi.
Il processo critico ha portato, nel tempo, ad una nuova interpretazione dei testi, con una preferenza per gli Atti di Pistoia. Questo passaggio, esemplificato dal Mezzadri, induce a rivedere anche le convinzioni relative alla vinta origini. Si potrà infatti notare come, con il passare del tempo, l’analisi testuale abbia rivelato spesse discrepanze e confusione.
Il Blasetti fa eco a questa nuova interpretazione, suggerendo addirittura che i SS. Martiri siano stati mandati in Oriente dal Papa e successivamente tornati in Occidente. Questo dettaglio, interessante ma controverso, solleva interrogativi sulla storicità delle origini dei Santi.
Gli scrittori del ventesimo secolo, dal Prof. Aldo Brunacci al D. Domenico De Vincentiis, hanno continuato a indagare sulla questione, contribuendo al dibattito criticamente e sensatamente. Essi, unendo scoperte archeologiche e competenze agiografiche, hanno tracciato un percorso che illumina la storia dei SS. Martiri e del culto che li circonda, mentre quelli che hanno scritto lontani dalla Regione dei Marsi spesso non hanno colto appieno la complessità del tema.
Riferimento autore: “Rufino e Cesidio” a cura di Don Evaristo Evangelini.