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Ss. Martiri Cesidio E Rufino: ” I Documenti “

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Tra storia e devozione: il Braccio di San Cesidio continua a unire la comunità marsicana in celebrazioni secolari, simbolo di fede e miracoli.

Nei Testi di Trasacco e di Assisi, riferiti ai Santi Martiri, si narra che il corpo di San Cesidio fu seppellito nella chiesa “occulte et semotim”, suggerendo che la qualità del suo martirio fosse così cruenta da includere l’amputazione di un membro, mentre celebrava la messa. Questa tradizione si mantiene viva nei documenti storici a partire dall’attacco saraceno del 937 fino al XIX secolo, presenti vari riferimenti al Santo Braccio di San Cesidio, custodito gelosamente nella chiesa.

In primo luogo, il reliquiario che contiene il Braccio, risalente al XI secolo secondo alcuni storici, è descritto come rozzo, ma di grande valore spirituale, con la scritta gotica che certifica la sua autenticità. Accanto alla testimonianza di questo oggetto, vi sono anche codici antichi come il Codice Urbinate latino 585 del XII secolo, contenente inni ed espressioni che sottolineano la venerazione e il martirio del Santo. I documenti confermano che, durante il suo martirio, San Cesidio mantenne una postura dignitosa, apparentemente indifferente al dolore, mentre il suo braccio fu reciso dai soldati.

Un’importante lettera dei Cardinali del 1472 conferma che nella chiesa di Trasacco riposano le reliquie di San Cesidio, di San Rufino e di altri santi, evidenziando l’importanza di questa raffigurazione per la comunità locale. Queste affermazioni, supportate dalla tradizione millenaria, sanciscono la venerazione di San Cesidio e la sua opera all’interno della storia della Marsica.

Inoltre, le visite pastorali a Trasacco documentano sempre la presenza di un altare consacrato al Braccio di San Cesidio, mettendo in risalto l’esperienza comunitaria di devozione attorno a questa reliquia. Scrittori come il Febonio raccontano le tradizioni di questa chilometrica venerazione, mentre gli Ughelli e i Corsignani confermano la straordinaria reputazione del Santo e dei miracoli attribuiti al suo Braccio, testimoniando un’attività di culto che si è consolidata nei secoli.

Oggi il Santo Braccio è conservato in un altare di stile settecentesco, all’interno di un tabernacolo che ne assicura la visibilità. La chiesa di Trasacco, oltre ad essere luogo di guarigioni e significativi eventi religiosi, continua a essere un simbolo di fede per i devoti della Marsica, che annualmente partecipano a manifestazioni e celebrazioni in onore di questo carismatico martire.

Riferimento autore: “Il Braccio di S. Cesidio”, Don Evaristo Evangelini.

(Testi tratti dal libro “Il Braccio di S. Cesidio”)

(Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)

Gli Atti di Trasacco e di Assisi dei nostri Santi Martiri riferiscono che, dopo il martirio, il corpo di San Cesidio fu seppellito nella chiesa “occulte et semotim: segretamente e separatamente” (Atti di Trasacco, prima redazione, parag. 29; seconda redazione, parag. 45 – Atti di Assisi, parag. 15). Non dicono di più, ma per la qualità del martirio, avvenuto per mano della spada, si può supporre che al Santo Martire sia stato tagliato qualche membro, in particolare un braccio, proprio mentre Egli celebrava la messa: “venerunt milites et invenerunt eum et alios Domino sacrificium offerentem”, cioè “arrivarono i soldati e trovarono Lui e gli altri mentre offriva il sacrificio al Signore”. Questa credenza ritorna costante nei Documenti che partono dopo la devastazione dei Saraceni (937) e arrivano al XIX secolo.

A) Il Reliquario

Il primo di cui disponiamo risale a un’epoca remota. Presenta misure di altezza di cm. 46, larghezza alla base di cm. 9, e larghezza all’apertura delle dita di cm. 10. Non porta il marchio di fabbrica e la sua fattura è piuttosto rozza. Al centro, tra due serie di piccoli fori, è incastonata una borchia con l’immagine di San Cesidio, corredata dalla scritta gotica circolare: “+ CESIDII-SANCTI-HICBRACHIUMTEGIT-ARGTO”, che si traduce in “Cesidi Sancti, hic brachium tegitur argento”. Questo reliquiario di argento conserva il Braccio di San Cesidio. Il Bartolino lo fa risalire al secolo XI, mentre Don Domenico De Vincentiis lo colloca addirittura a un secolo prima.

B) I Codici

Il primo è il Codice Urbinate latino 585 del XII secolo, citato dal BREVES: Repertorium himnologicum, Louvain 1904, vol. III, pag. 22 e 347. Riporta due inni ai SS. Rufino e Cesidio; nel primo, tra l’altro, si legge: “pro aeternali gaudio – membra dedere gladio”, cioè “Per la gloria eterna offrirono le membra alla spada”. Nel secondo, invece, troviamo: “CESOR INSONTUM, MALEDICTE CAESAR QUEM TUUS QUAESTUM FUROR EST ADEPTUS, QUOS REFERS TERRIS, MODO LAUREATI ASTRA RECURRUNT”, che significa “Sterminatore degli innocenti, maledetto Cesare: Colui che eri ricercato, il tuo furore ha raggiunto. Quelli che atterri, ora incoronati, raggiungono i cieli”. Il termine CESOR (CAESOR), con il suo significato di “tagliatore”, indica bene l’azione di fare a pezzi un corpo.

Il secondo codice è il Codice Barberiniano latino 490, conservato nella Biblioteca Vaticana. Dalla scrittura dovrebbe risalire all’inizio del 1500 e riporta l’antico Ufficio che si recitava nella chiesa trasaccana. Le lezioni, distribuite in sette giorni, sono tratte dagli Atti di Trasacco e fanno riferimento a un martirio di San Rufino a Rieti. Il terzo codice, più preciso, è l’Antifonario Diurno, risalente alla seconda metà del 1300. Nella messa del Santo Martire, all’offertorio, si recita testualmente: “MEMBRA SECANS GLADIUS – REQUIEM DAT FINEMQUE LABORUM”, traducibile come “La spada tagliando le membra reca riposo e pone fine alle fatiche”. Da questi documenti, risalenti a secoli durante i quali non si era ancora manifestata la ricerca di reliquie, si evince che il riferimento al Santo Braccio, dai primi accenni iniziali, diviene sempre più esplicito.

C) Una autorevole testimonianza implicita e indiretta del sec. XV

Questo è rappresentato da una lettera collettiva di dodici Cardinali, datata 21 ottobre 1472, diretta all’abate di Trasacco, don Antonio da Rosciolo, contenente la concessione di cento giorni di indulgenze ai fedeli che visitino la chiesa di S. Cesidio nelle festività del Santo, di Tutti i Santi e nel Lunedi di Pasqua. Nella lettera si afferma che nella chiesa di Trasacco si conservano i Corpi di S. Cesidio, di S. Rufino e di molti Santi. Questa affermazione è di grande importanza, date le controversie riguardo alla sepoltura del Corpo di S. Rufino, risalente a due secoli prima. I Cardinali accettano senza dubbio quanto riportato nelle suppliche dell’abate di Trasacco, basandosi su una tradizione millenaria. Si riporta la traduzione dei passi più significativi.

“I vescovi Guglielmo di Ostia, Latino di Frascati, Filippo del Portuense, Alano del Prenestino; i presbiteri Angelo di Santa Croce di Gerusalemme, Amico di S. Maria in Trastevere, Pietro di S. Sisto, Giuliano di S. Pietro in Vincoli; i diaconi Francesco di S. Eustachio, Teodoro di S. Teodoro, Battista di S. Maria in Portico, Gianmichele di S. Angelo, per misericordia divina Cardinali di Santa Romana Chiesa. A tutti i cristiani che prenderanno visione della presente lettera, salvezza eterna nel Signore.

D) Dall’Epistolario dei sindaci di Cèlano

La città di Cèlano, ogni anno, mandava a S. Cesidio un’offerta di cera e denaro tramite un Comitato che girava per le case a riscuotere i soldi. Questo Comitato, per lo più composto da giovani pescatori, portava con sé una lettera dei Sindaci per garantire l’origine dell’offerta e le grazie del Capitolo di Trasacco. Nel Rogito, Tomo I, vengono riportati gli originali delle lettere di accompagnamento che vanno dal 1588 al 1666. In due di esse troviamo riferimenti espliciti al Santo Braccio. Dato il valore storico di tale testimonianza, le riportiamo:

“Molto Reverendo Signore e padrone nostro ossequientissimo, i portatori della presente, nostri cittadini, mandati a visitare le Reliquie di questo glorioso San Cesidio, portano l’elemosina a nome di questa Università. Facciaci grazia, come al solito, di farli pigliare la devozione e pregare questo Santo per questa Università, ch’è quanto ci occorre, esprimendoci prontissimi a tutti li comandi di S.V. Reverenda.”

Da Cèlano, a di 11 aprile 1621. I Sindaci di Cèlano.

“Molto Reverendo Signore ossequientissimo, per l’antica osservanza che cotesta Università ha verso il glorioso Santo Cesidio, il cui braccio si trova in cotesta chiesa, manda, conforme al solito, otto et mezza di cera bianca per elemosina, pregandovi di farci sapere se S.V. e gli altri Signori Reverendi Canonici pregheranno Nostro Signore, affinché per i meriti di quel glorioso Santo protegga questa Università, acciocché possa aumentare nel ben operare.”

Da Cèlano, li 28 di marzo 1633. I Sindaci di Cèlano.

E) Dalle visite pastorali

Nell’Archivio diocesano sono consultabili le relazioni delle Visite che vanno dal 1637 in poi. In tutte quelle riguardanti Trasacco si parla sempre dell’altare delle Reliquie e del Braccio di S. Cesidio. Riportiamo quanto si dice nella prima per il suo valore storico:

“Il giorno 17 novembre, (episcopus) visitò la Cappella a destra dell’Altare Maggiore, nella quale si conservano le Santissime Reliquie in decenti artifici ligneo dorato, composte da 12 teste di Santi e molte altre reliquie, delle quali esiste un elenco speciale, con la descrizione di tutte le Reliquie, tra le quali il Braccio di S. Cesidio, conservato con grande devozione e decenza”.

F) Gli scrittori

Il Febonio, Abate di Trasacco per diciannove anni (1631-1650), riporta la credenza plurisecolare nelle due Vite in italiano e nella Historia Marsorum: “Pervenuti pertanto nel loco, trovarono Cesidio che offriva l’immacolato sacrificio della Messa e subito, senza far altra parola, tirate fuori le armi, gli tagliarono il destro braccio. E poiché si trovava nella suprema contemplazione del tremendo mistero, sostenne il colpo e parve non sentire offesa. Prese intanto con l’altra mano il tronco del braccio reciso e volendo celarlo in quell’altare, si allargò tanto il muro quanto fu necessario per occultare la sacra reliquia”.

Si conserva così solo l’osso del sacrosanto Braccio, rinserrato in lamine d’argento; nell’infermità di gola e mal di scrofola, sono state dimostrate meraviglie. Nella seconda Vita si legge: “E in quel momento che rinnovava sull’Altare i Sacri Misteri della Redenzione, apparvero i Ministri del Tiranno e senza interporre parola, alzato il ferro, gli troncarono il braccio destro”. Nell’Historia Marsorum, pag. 152, leggiamo: “Tra le altre reliquie si conserva il braccio di San Cesidio in una teca d’argento, il quale emana un’ammirevole fragranza di odore”.

Dal Corsignani

Si riportano altri due passi, ripresi dagli ACTA dei Santi di Cèlano e dal DE VIRIS ILLUSTRIBUS. Negli ACTA, pag. 292: “Brachium vero S. Cesidii assiduis prodigiis, et suavissimo odore pretiosum, in ipso Transaquensi Templo cum aliis Sanctorum Reliquiis… pie custoditur”, cioè “Inoltre, nella stessa chiesa di Trasacco, accanto alle altre reliquie dei Santi è piamente conservato il Braccio di S. Cesidio, prezioso per i continui miracoli e per il soavissimo odore”. Nel DE VIRIS ILLUSTRIBUS, pag. 86: “Brachium vero, in Cappella Collegiatae Sedosiae, due volte all’anno, con grande devozione, popoli da ogni parte accorrenti vi si riversano.”

G) Negli uffici

In un Ufficio manoscritto, ora perduto, del 1698, sono stati riportati riferimenti espliciti al Braccio. Nella VI lezione del secondo Notturno del giorno della festa si legge testualmente: “Compiuti questi avvenimenti, non dopo molti giorni, venendo (i soldati) alla chiesa di Trasacco, amputarono il Braccio destro, raccolto da terra dallo stesso Martire, che lo spinge in avanti alla parete dell’altare, miracolosamente aperta per celarlo”. Poi si narra del martirio: “Alla fine, il glorioso Martire passò al cielo il 31 di agosto”. Il suo corpo fu trovato il giorno dopo, non sepolto dai devoti nello stesso tempio, e fu tumulato segretamente. Benedetto XIV, nel 1754, compose un Ufficio per il Santo Braccio e la sua venerazione si manifestò attraverso preghiere quotidiane.
Nel 1764, in un altro Ufficio, ritornano i riferimenti al Santo Braccio, con l’intenzione di onorare i meriti del martirio di San Cesidio.

H) Le immagini

Una testimonianza della venerazione al Santo si ha nella rappresentazione del Santo, con la mano destra reggente la palma del martirio e il braccio destro troncato. Le prime raffigurazioni risalgono al secolo XI e si riflettono nella miniatura dell’Antifonario Diurno, fino a concludere nel frontespizio dell’operetta di De Vincentiis (1885). Due diverse rappresentazioni sono state realizzate, sia della completezza del Santo con il braccio benedicente sia della rappresentazione con il Braccio troncato. Le prime cominciano dalla più antica raffigurazione del Santo nella Cripta della Basilicata, mentre le seconde si sviluppano tra il 1500 e il 1700.

Il primitivo deposito

Oggi il Santo Braccio è conservato nell’altare delle Reliquie, all’interno di un tabernacolo nel quale è riprodotto in lamina d’argento. Anticamente, il deposito era situato in un unico altare. I primi interventi di restauro e l’organizzazione della chiesa avvennero nei periodi antecedenti e successivi alla devastazione dei Saraceni, che provocarono la totale distruzione della Basilica. Le trasformazioni più radicali si identificarono con un crescente culto ai SS. Martiri, come riportato negli Atti di Trasacco.

Riferimento autore: Bibliografia.

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