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Ss. Martiri Cesidio E Rufino: ” Guarigioni “

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San Cesidio e il miracolo della guarigione: come la fede e una semplice reliquia hanno ridato speranza e salute a molti, dal Lago di Fùcino.

I miracoli e le grazie ottenute attraverso la benedizione del Santo Braccio di San Cesidio sono spesso associati a guarigioni, in particolare per il male di gola, ma riguardano anche diverse altre afflizioni. Il De Gasperis riporta vari casi di guarigione, dall’infezione alla febbre, passando per problematiche più gravi come ferite da archibugiate e malesseri psicologici.

Tra questi, si segnala il caso di Domenicantonio Cardarelli di Trasacco, colpito da una grave scaranza che in breve lo costrinse all’abbandono da parte di medici e chirurghi. Solo l’intercessione del santo gli restituì la parola e la salute, attraverso il semplice contatto con la reliquia.

Un altro esempio è quello di Don Macario Di Pirro di Pescasseroli, che nel 1754, colpito da febbre e dolori, si recò a Trasacco per esprimere la sua gratitudine a San Cesidio, ricevendo sollievo dopo l’unzione con l’olio della lampada del santo. Altre testimonianze evidenziano casi di lucidità ritrovata al termine di afflizioni, come nel caso di Lucia di Fontecchio, che dopo aver toccato la reliquia si liberò da flussioni oculari.

Altre guarigioni attestano la potenza del Santo, come nel caso di Mastro Francesco Carosa, che nel 1745, dopo tre mesi di febbre e palpitazioni, si proclamò libero da ogni disturbo grazie a un voto fatto mentre si trovava in prossimità del Lago di Fùcino. Anche Domenica di Renzo Spinosa, ferita da un’archibugiata, trovò la grazia e la guarigione a Trasacco nel giorno della celebrazione del santo.

Infine, il caso di Pasquale di Luca da Pretanica, che nel 1761 trovò la libertà da un polipo alle narici solo dopo aver baciato la reliquia del santo, dimostra ancora una volta la forza della fede nel santo martire. Questi racconti, testimoniati da numerosi fedeli, sono una testimonianza della devozione al Glorioso San Cesidio e dell’efficacia delle sue intercessioni.

Riferimento autore: “Il Braccio di S. Cesidio” a cura di Don Evaristo Evangelini.

(Testi tratti dal libro “Il Braccio di S. Cesidio”)

(Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)

Già da pochi esempi riportati si capisce che i miracoli e le grazie più frequentemente ottenuti attraverso la benedizione col Santo Braccio riguardano la guarigione dal male di gola. Tuttavia, non erano esclusi effetti prodigiosi contro altri malanni e verso le diverse necessità dei devoti.

Il De Gasperis, nel riferirli e descriverli, così li distribuisce: mal di gola, natta, febbre, ghiandole, cadute, difficile parto, dolori di vario genere, scrofole, podagra, coltellate, archibugiate, scaramanzia, fistole, calcoli e palpitazioni. Riportiamo un esempio per ogni tipo di guarigione.

SCARANZIA (cfr. Tomo I, pag. 99)

Domenicantonio Cardarelli della Terra di Trasacco, anni sono, fu impetuosamente preso da un certo male chiamato volgarmente Scaranzia, con segno certo di molte sofferenze. Gli gonfiò non solo la gola, ma anche la lingua, tanto che non poteva proferire parola veruna e non poteva riposare in alcun modo. Fu insomma spedito, ovvero abbandonato, da medici e chirurghi. L’unico vero chirurgo che gli restò fu San Cesidio, a cui, appena portatosi a baciar la Santa Reliquia del Braccio e toccandogli un fazzoletto, riuscì a superare detto male e restò affatto libero, senza patirne più.

FEBBRE E CALCOLI (cfr. tomo I, pag. 67)

Io, Don Macario Di Pirro, sacerdote di Pescasseroli, diocesi dei Marsi, essendomi portato a rendere le dovute grazie al glorioso martire San Cesidio della Terra di Trasacco, per un malore accadutomi l’anno scorso, nel mese di Dicembre 1754, fui afflitto da febbre e dolori arenatici quasi di continuo, non potendo riposare in veruna parte. Sapendo bene le grazie che dal glorioso San Cesidio Martire dispensa l’Altissimo per intercessione, feci ricorso di venirlo a trovare e di celebragli la Santa Messa. Ungendomi la parte destra, vicino ai reni, dove avevo una postema interna, con l’olio della lampada del glorioso Santo, dopo quattro giorni feci uscire il detto umore e restai da detta postema libero. Da quel momento in poi fui sempre bene e firmo la presente fede. In Trasacco, oggi 24 maggio 1755.

MALE DI OCCHI (cfr. tomo I, pag. 98)

Nel 1742, Lucia di Fontecchio patì flussioni d’occhi. Venuta al glorioso San Cesidio a toccargli la Santa Reliquia e baciarla, da quel momento non ebbe più a patire tale male. L’anno seguente, 1743, tornò in Trasacco a rendere grazie al glorioso Santo per l’intercessione che le fece evitare nuove sofferenze di quel grave male, testificando tutto ciò in presenza del sottoscritto notaio e del medico Picionini.

PALPITAZIONI DI CUORE (cfr. tomo I, pag. 100)

Nell’anno 1745, il 5 di Giugno, io Mastro Francesco Carosa di Fontecchio, ammogliato e abitante ora in Ovindoli, diocesi dei Marsi, depongo che nell’anno 1739, nel mese di maggio, soffrii lunghe infermità per tre mesi di febbre e palpitazioni di cuore, con difficoltà di inghiottire. Un giorno, mentre masticavo il rabarbaro su una collina chiamata Monte Calvario, mi voltai verso il Lago di Fùcino. Ricordandomi dei miracoli di San Cesidio, dissi: “Caro mio Santo Cesidio, se mi farete la grazia di riprendere la mia salute, verrò a ringraziarvi”. Da quel momento non ebbi più febbre né palpitazioni e ripresi a mangiare senza impedimenti, ritrovando la mia salute.

FERITE DA ARCHIBUGIATE (cfr. tomo I, pag. 103)

Il 30 agosto 1748, in presenza del Signor Canonico Don Giuseppe Marinetti e del Signor Donato Floridi della Terra di Collelongo, Domenica di Renzo Spinosa della Terra di Cocullo depose che, avendo ricevuto una archibugiata nel 1730, il suo braccio destro fu colpito gravemente. Nella vigilia del glorioso San Cesidio, visitando la Insigne Collegiata, toccata dal Sacro Braccio, cominciò a percepire la grazia. Dopo aver ricevuto la Santa Reliquia, riacquistò la piena funzionalità del braccio e poté tornare a lavorare senza impedimenti.

DOLORI ALLE GAMBE (cfr. tomo I, pag. 108)

Sei donne, con gran devozione, si portarono in questo sacro tempio di San Cesidio. Nella Chiesa, dopo aver baciate il Santo Braccio e domandato se avessero ricevuto grazie dal Signore, Agnese, moglie di Nicola D’Angelo, depose che, nell’estate del 1748, soffrì di dolori alla gamba sinistra. Dopo una lunga attesa, una mattina si alzò e, avendo ricevuto la grazia, poté andare ad adempiere alla Santa Messa senza più patire dolore.

MALE ALLE NARICI (cfr. tomo I, pag. 215)

Pasquale di Luca della Terra di Pretanica, diocesi di Sulmona, all’età di 40 anni, soffrì di un polipo nelle narici per circa quindici anni. Dopo aver provato vari rimedi, recandosi al glorioso San Cesidio nel 1761, baciò la Santa Reliquia e, senza applicare alcun medicamento, restò libero dal suo male. Tornò infine a rendere grazie, celebrando una Messa solenne e compiendo le sue devozioni.

Riferimento autore: [Bibliografia].

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