(Testi tratti dal libro “Il Braccio di S. Cesidio”)
(Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)
È stato per tanti secoli il fenomeno più caratteristico sprigionatosi dal Sacro Braccio e diffusosi nel Tempio. Non si può dire che si sia trattato di una semplice suggestione collettiva e popolare, perché fu sperimentato da uomini di elevata cultura e di sicura moralità e fu accettato come dato di fatto dalle più alte autorità ecclesiastiche.
Il Febonio ne parla verso la fine della Vita Prima in questi termini: “Era nel mezzo delle scale che stanno avanti l’altare maggiore di essa chiesa una Cappelletta e dall’uno e dall’altro lato di essa le porte per calare alle Grotte o Catacombe che stanno sotto l’altare. Occorse una mattina (19 settembre 1583) che mentre stava ivi celebrando un sacerdote, che dalla Cappella su l’altare si staccò un sasso e subito si intese una fragranza di odore mirabile che si sentì per la Chiesa e per la terra tutta. Avvisato però di questo caso il Vescovo, si trasferì subito nel luogo e, fatto rompere il muro, trovò in una cassa le ossa del sopra nominato santo Placidio e compagni…”.
Più o meno con le stesse parole, il Febonio riporta il fatto a pagina 64 della Vita Seconda e non manca di riferirlo nella Historia Marsorum, pagina 152: “… ipsius Sancti Cesidii in theca argentea brachium quod mira odoris fragrantia redolet, inclusa servantur”. Questo si traduce in “tra le altre Reliquie si conserva in una teca d’argento il Braccio di San Cesidio che emana una fragranza mirabile di odore”.
Il Corsignani a pagina 256 del Commento agli Atti dei Martiri di Cèlano, così si esprime: “Sanctique Cesidii brachium memoratur quod argenteis compactum ornamentis et suavissimi odoris fragrantiam exhalans, magna religione in Transquarum Ecclesia apud Marsos colitur”, cioè “e viene ricordato il Braccio di San Cesidio, conservato in un reliquiario d’argento ed emanante una fragranza di soavissimo odore, con grande pietà e venerato nella Chiesa di Trasacco presso i Marsi”.
Ludovico Antonio Muratori (cfr. Vita, lib. 2 cap. XIII, n. 12) dice: “Brachium vero Sancti Cesidii assiduis prodigiis et suavissimo odore pretiosum in Transaquis“, vale a dire “e il prezioso Braccio di San Cesidio per i continui prodigi e per il soavissimo odore in Trasacco”.
L’Abate Don Bartolomeo De Gasperis, vissuto nel periodo più fulgido di tale fenomeno, si rendeva conto delle opposizioni e delle critiche degli increduli, e perciò a difesa scriveva: “A pubblica venerazione e adorazione gode questa sua Insigne Collegiata il Glorioso Santo suo Braccio Destro tutto coperto di lastra d’argento con tale iscrizione: Cesidij Sancti hic Brachium tegitur argento”.
Questa iscrizione tramanda quotidianamente un “odor soave di Paradiso”, osservato da chiunque lo bacia ed adora, e tale odore si gustava anche da parte di chi baciava alla presenza di un Sacerdote Concapitolare Canonico. Allo stesso modo si sente l’odore da coloro che stanno per baciarlo, e quanto più uno è in grazia divina, tanto più intensamente percepirà l’odore.
Nel medesimo argento vi sono lunghi buchi, sette per parte, dai quali sprigiona il suddetto odore. E si passano fisicamente i nastri di seta per preservare la santa Reliquia, che persiste fino ad oggi in puro lavato osso e pelle. Tale fenomeno è stato osservato da più Prelati, tra cui il Vescovo della Città dell’Aquila, Ill.mo Mons. D. Giuseppe Coppola, e sua successiva, Ill.mo D. Lodovico Sabatino, Arcivescovo Ill.mo Sig. D. Ludovico Antinori di Matera.
È interessante notare che questo odore non può essere prodotto artificialmente, come sostengono alcuni increduli. Nel 1765, i 237 anni di testimonianza pubblica sull’odore di Paradiso rimangono inoppugnabili. Qualcuno descriveva l’odore come un misto tra viola, gelsomino, garofano, cannella e balsamo, ma tutti concordavano: “Oh che odore di Paradiso!”
Il fenomeno viene registrato anche da scrittori del secolo scorso. Domenico Bartolini nella sua “Dissertazione sopra l’Oratorio Antico di San Cesidio” (1853) afferma che il braccio taumaturgico, conservato durante le persecuzioni, fu subito messo in venerazione nella basilica a lui dedicata dopo la pace costantiniana. Anche D. Domenico De Vincentiis nella sua operetta “Notizie dei Santi Rufino e Cesidio Martirii” (1885) descrive il braccio e il reliquiario d’argento ornato da ricchi topazi.
La testimonianza di Fabiano Blasetti nella sua “Vita di San Cesidio” (1887) sottolinea come il Braccio emani continuamente un soavissimo odore, che si comunica anche ai nastri di seta, contribuendo a continui prodigi. Da quel momento non si hanno più testimonianze orali e scritte su tale fenomeno, eppure non è mancata e non manca tuttora la pietà e la fede sincera verso il Santo Braccio!
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