(Testi tratti dal libro “Il Braccio di S. Cesidio”)
(Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)
La principale e forse più unica tradizione è il Bacio del Braccio. Al termine di ogni Messa, tutti i fedeli presenti si portano all’altare delle Reliquie, dove è esposto solennemente il Braccio, e si dispongono al bacio. Il gesto consiste nel fare passare due volte il Braccio alla gola, intercalando il bacio al centro del reliquiario, dove c’è una borchia con la figura del Santo.
Nel frattempo, il sacerdote recita: “Per intercessionem Sancti Ceasidij liberet te Dominus a gutturis malo”, ossia “Per intercessione di San Cesidio, il Signore ti liberi dal male di gola”. Questo bacio non si effettua soltanto il 31 agosto, ma anche il lunedì di Pasqua e di Pentecoste. Un tempo, si usava baciarsi anche durante la festa di Tutti i Santi.
Un uso molto antico e diffuso era quello di appendere al petto dei laccetti di seta o cerchietti di argento. Ne fa menzione anche il Febonio nella sua prima Vita in italiano. Nei Protocolli manoscritti dell’Archivio parrocchiale, risulta che tali laccetti erano richiesti da ogni parte d’Italia, non solo da semplici fedeli, ma anche da sacerdote e Vescovi.
L’Abate e i Canonici di Trasacco avevano un gran da fare per soddisfare tutte queste richieste. Meno diffuso, ma ugualmente praticato, era l’uso di mangiare del pane benedetto col sacro Braccio. Si riscontra un accenno a questo nella Petizione del Vescovo Benedetto Mattei, presentata a Roma nel 1765: “Alla venerazione di esso (Braccio) concorrono da ogni parte, specialmente quelli che sono afflitti da male di gola”.
Da questa imposizione, “che emana una certa fragranza di Paradiso”, o con l’appensione di laccetti di seta, o mangiando il pane benedetto, molti venivano liberati dai loro mali.
Contro il male di gola si utilizzava anche l’olio della lampada del Sacro Braccio. Se i malati erano lontani, si portava bambace imbevuta di questo olio. Un episodio interessante è raccontato dal De Gasperis nel Protocollo, dove si parla di Filippo Ercole, un dottore fisico della Terra di Luco nel 1703. Questi, afflitto da un dolore alla gola, non trovava sollievo nei vari rimedi e, dopo aver pregato il glorioso San Cesidio, ottenne finalmente la liberazione dal suo male, grazie all’unto dell’olio.
Nel Protocollo si riporta anche un racconto sul pane benedetto. Un dottore fisico di Roma, dopo aver ricevuto il sacramento della Penitenza e Gesù Sacramentato, inghiottì del pane benedetto di San Cesidio. Il dolore di gola che lo affliggeva sparì improvvisamente, e fu testimone della celebrazione di un inno dedicato a San Cesidio.
Il Pane benedetto, mescolato con acqua pura, si trasforma in medicinale, mentre la benedizione di indumenti e fazzoletti produce effetti benefici. Tra i molti casi riportati dal De Gasperis nel Protocollo, emerge la storia di Pietro Sante Caruso di Trasacco, afflitto da una febbre che gli impediva di respirare. Dopo aver ricevuto una benedizione del fazzoletto di canapa bianco, trovò sollievo immediato dai suoi sintomi.
Da quanto raccontato, tutte queste forme di devozione oggi sono andate in disuso, ma rimane, seppur sporadicamente, l’uso di benedire con il Santo Braccio l’acqua per essere somministrata a malati gravi.
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