A) Contenuto
Seguendo gli Atti di Trasacco e di Assisi, la trama risulta simile, con alcune differenze nei Prologhi e nelle Chiusure. Gli Atti di Assisi iniziano con le parole: “Incipit Passio Sancti Ruphini episcopi et Caesidii presbiteri filii eius”, che si traduce come “Inizia la Passione di S. Rufino vescovo e di Cesidio prete, suo figlio”. Gli Atti di Trasacco, invece, affermano: “Triunphales Martyrum laudes, et victrices tropheos Sanctorum Ruphini atque Caesidii et Sociorum ad gloriam Domini nostri Jesu Christi omnibus fidelibus scribere censuimus”, ovvero “Abbiamo ritenuto opportuno scrivere a tutti i fedeli le trionfali lodi dei Martiri e i vittoriosi trofei dei Santi Rufino, Cesidio e Compagni”.
Nel Prologo degli Atti di Assisi si narra dell’infelice Maurino, che, non trovando una storia scritta di S. Rufino in Assisi, scende nel Lazio e si fa dettare la storia dal monaco Giorgio. Un episodio simile appare negli Atti di Trasacco, nel Trattato dei Miracoli, dove l’autore anonimo ammette di raccogliere notizie da uomini probi e dalla veneranda canizie.
Dopo i rispettivi Prologhi, entrambi gli Atti delle chiese iniziano a svolgersi quasi in parallelo.
All’epoca dell’imperatore Damno o Massimino, nella città di Amasia, avvenne una persecuzione contro i Cristiani. Governava il proconsole Andrea Stratilate, il quale emanò un editto in base al quale ogni cristiano doveva essere condannato. Rufino e Cesidio si rifugiarono in caverne nei pressi della città.
Scoperti, Rufino e Cesidio furono condotti davanti al proconsole; accusati di magia, furono costretti a sacrificare al dio Apollo. I Santi respinsero le accuse, confessando Cristo, nato da Maria Vergine.
Il proconsole domandò loro la spiegazione del mistero della verginità di Maria. I Santi, con coraggio, spiegarono il mistero e narrarono tutta la vita di Gesù Cristo, dalla nascita alla resurrezione.
La reazione del proconsole fu minacciosa, con tormenti in arrivo. La risposta dei Santi fu coraggiosa.
I primi tormenti iniziarono a colpire i Martiri, che si unirono in preghiera. In seguito, vennero imprigionati e si fecero avanti Nicea ed Aquilina.
Il profumo del carcere portò alla conversione delle due donne, che confessarono le loro turpi intenzioni.
Vi furono discorsi tra i Santi Martiri e le due donne convertite, che culminarono nel loro battesimo.
Successivamente, apparvero Silone e Alessandro, i quali ricevettero il battesimo. Purtroppo, Nicea e Aquilina subirono il martirio.
Quando la narrazione prosegue, i paragrafi non corrispondono più, ma si continua a vedere un svolgimento parallelo che include la prova e la guarigione di un paralitico, la conversione e il battesimo di Andrea Stratilate, e la fuga dei Martiri, che si ritrovano improvvisamente nella Marsica e a Trasacco, dove cominciano a costruire una chiesa.
A questo punto, gli Atti di Assisi e di Trasacco divergono significativamente. Gli Atti di Assisi narrano il viaggio di Rufino ad Assisi e il contemporaneo martirio di S. Cesidio a Trasacco. Gli Atti di Trasacco (Cap. IV), invece, introducono la cattura di Rufino a Roma e il ritorno di Cesidio a Trasacco, per poi concludere con il martyrio di Rufino ad Assisi e quello di Cesidio.
Questa breve esposizione non evidenzia appieno il parallelismo della trama e del linguaggio, i quali si intendono meglio leggendo gli Atti integrali.
Gli Atti di Pistoia saranno esposti a parte, poiché si distaccano completamente sia nella trama che nel contenuto da quelli di Trasacco e di Assisi. Dopo un Prologo in cui lo scrittore anonimo parla della gloria dei Santi nella Chiesa, passando attraverso diverse fonti, si narra che, al tempo dell’imperatore Massimino, viveva nella Regione dei Marsi il vescovo Rufino con suo figlio Cesidio.
Rufino dimorava a Marruvio, mentre Cesidio risiedeva nel municipio Missino. Un certo Luciano, tornando dalla Provincia Picena, attraversando la Marsica, doveva riferire all’imperatore se ci fossero cristiani.
Giunto all’Arco di Augusta, si imbatté in una folla in convegno e venne a conoscenza di Rufino, il vescovo cristiano.
Luciano si diresse quindi a Roma per riferire all’imperatore le sue scoperte.
L’imperatore incaricò Ascanio Cornicolario di catturare i cristiani nella Marsica. Intanto, Rufino, seguendo una visione divina, si stava preparando alla lotta.
Anche Cesidio, a Missino, si preparava a combattere, affrontando un indemoniato a sua volta.
Nel frattempo, Ascanio giunse a Marruvio e catturò Rufino, conducendolo a Roma per ottenere ordini riguardanti la cattura di Cesidio.
Cesidio, nascosto a Missino e tormentato dai rimorsi, decise di raggiungere il padre a Roma. Una volta giunto in città, si riunì a Rufino nel carcere, dove insieme attesero il loro destino.
Fin qui gli Atti di Pistoia, riportati dai Bollandisti. Il Di Costanzo, osservando la chiusura, narra che Ascanio, al mattino, tornò alle carceri e trovò insieme Rufino e Cesidio, restando stupito. Ne riferì all’imperatore, il quale, meravigliato anch’esso, ordinò che tutti i cristiani carcerati fossero liberati. Così, Rufino e Cesidio poterono tornare nella Marsica e vi trascorsero in pace gli ultimi giorni della loro vita, pieni di meriti.
B) Classificazione
Vogliamo ora rispondere alle domande riguardanti i tre Atti in questione: Sono da rigettarsi in tutto? Sono da ammettersi in parte? Sono da accettarsi integralmente? Si tratta di un problema molto delicato, che influisce sulle considerazioni che seguiranno.
Nonostante in passato non ci sia stata una chiara scienza agiografica, gli scrittori hanno espresso, direttamente o indirettamente, i loro giudizi su tali atti. Il Baronio, parlando degli Atti di Trasacco, affermò che “non levi indigent emandatione”, significa “hanno bisogno di non lieve correzione”, mentre per quelli di Pistoia osservò che erano più fedeli e storici.
Il Febonio, nella seconda vita in italiano, alla pagina 1, scrisse che “aggiungasi la frode dell’inimico, intessendo l’incerto con il certo, per intorbidire le glorie dei Santi”. Questo naufragio colpì, tra gli altri, gli Atti dei Martiri, Rufino e Cesidio.
L’Ughelli condivise il giudizio del Baronio, mentre i Bollandisti non esitarono a dichiarare gli Atti semplicemente favolosi, di difficilissima se non impossibile emandazione. Il Brunacci fu molto drastico, affermando che il loro contenuto non ha valore storico, ma valore per la sua epoca e per il culto tributato a S. Rufino nelle diverse chiese.
Il Di Costanzo tentò, almeno in parte, di salvare gli Atti di Pistoia, sostenendo che “meritano un maggior rispetto”. Egli affermò che appartengono a una categoria di Atti non completamente da rigettare.
Secondo studi recenti, gli Atti dei Martiri possono essere divisi in cinque categorie: A) Atti Proconsolari o Processi Verbali Officiali; B) Relazioni di testimoni oculari; C) Atti la cui fonte è un documento scritto; D) Romanzi storici; E) Romanzi d’immaginazione.
Ritornando ai nostri Atti, non si può fare di ogni erba un fascio. Gli Atti di Trasacco e di Assisi sono simili e si possono inserire nella terza Categoria, anche se prevalgono elementi fantasiosi. Gli Atti di Pistoia, invece, mostrano una precisione tale da collocarsi nella seconda categoria.
In effetti, l’autore anonimo degli Atti di Pistoia ammise di aver ripreso le informazioni “ex antiquioribus schedulis”, cioè da documenti antichi, dimostrando di avere tra le mani uno scritto basilare, mentre il linguaggio è misurato e privo di elementi stravaganti.
Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.