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Ss. Martiri Cesidio E Rufino: ” Conclusioni “

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Tra dubbi e venerazione: scopri la complessa storia dei SS. Martiri Rufino e Cesidio, pilastri della fede nella Marsica.

I SS. Martiri Rufino e Cesidio sono al centro di una devozione che ha radici profonde nella Marsica. La loro storia, seppur afflitta da una certa confusione, è stata tramandata con rispetto e serietà. Attraverso documenti storici, emergono atti che, seppur dubbi, raccontano della loro venerazione e della cultura del tempo, pur risentendo di aggiustamenti e interpretazioni successive.

Gli Atti di Pistoia, sebbene siano stati convalidati come testimonianza affidabile, pongono interrogativi sull’autenticità degli Atti di Trasacco e di Assisi. La Marsica funge da sfondo per eventi significativi, ma la narrazione storica richiede una depurazione dai dettagli extraneous, affinché emerga il ruolo centrale di Rufino e Cesidio.

La figura di San Rufino si complica con l’esistenza di tre santi omonimi, ciascuno con una storia diversa. Il San Rufino di Pistoia è probabile che fosse un semplice confessore, mentre il San Rufino di Trasacco è noto come vescovo e martire. Al contrario, il San Rufino di Assisi si distingueva come martire, evidenziando la varietà di culti e la complessità della venerazione.

La tradizione collegata a questa figura sacrale riflette una sovrapposizione narrativa, nella quale le vite dei santi possono confondersi. Le narrazioni storiche, pur avendo dei punti di contatto, presentano un’appropriazione di storie e identità attraverso il tempo, con l’intento di conservare i valori di pietà e devozione.

Un legame speciale unisce San Francesco a San Rufino, essendo stato battezzato nella cattedrale a lui dedicata. Questo legame, compreso nelle opere artistiche e nelle tradizioni, arricchisce ulteriormente la storia della Marsica e dell’Umbria, mentre la vita e la traslazione delle reliquie si intrecciano in un percorso di fede condivisa.

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

(Testi tratti dal libro “Rufino e Cesidio”)

(Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)

Sono poche per chi si aspetta di più; sono tante per chi si deve scrollare di dosso una generale e fastidiosa diffidenza. Sono sufficienti per alimentare verso i SS. Martiri rispetto e devozione.

Per quanto riguarda l’autenticità degli Atti e quindi la certezza intorno all’esistenza e alla vita: A) Sono quasi del tutto da rigettarsi gli Atti di Trasacco e di Assisi. Essi rimangono come testimonianza di una mentalità e di una cultura del periodo storico che gira intorno al Mille.

B) Sono da accettarsi senza esitazione gli Atti di Pistoia nella loro parte centrale quale copia fedele di “più antichi documenti” che ci riportano al periodo immediatamente successivo al martirio (237).

Per quanto riguarda il contenuto: A) Salvo i nomi dei Martiri, il campo d’azione che inizia e si conclude nella Marsica e il martirio va fatta piazza pulita della venuta da lontano, di molti personaggi, dei discorsi teologici, dell’andata ad Assisi, ecc…

B) Va accettato il contenuto della parte centrale degli Atti di Pistoia quale descrizione semplice, reale, scarna e distaccata dei fatti storici, di posizioni geografiche, di nomi di paesi e luoghi come ci si potrebbe aspettare da un qualsiasi scrittore onesto di storia civile.

Per quanto riguarda l’identità dei tre Rufino venerati a Trasacco, Assisi e Pistoia, siamo del parere che non hanno niente a che vedere fra loro. Sono tre personaggi totalmente diversi per le ragioni che qui ricapitoliamo: A) Il vero S. Rufino di Pistoia era probabilmente Vescovo, solamente Confessore, non certamente martire, mentre quello di Trasacco è certamente Vescovo e Martire. Il nostro S. Rufino fu accomodato per quello di Pistoia e perciò fatto morire di morte naturale.

B) Il vero S. Rufino di Assisi, quello venerato prima del 1030, era solamente martire, non Vescovo come quello di Trasacco, quindi diverso. Tutte le correzioni aggiunte agli Offici e ai Breviari per un Rufino Vescovo sono posteriori alla scoperta di Maurino. E poi, prima del 1030 in Assisi era venerato solo Rufino, mentre dopo il ritrovamento degli Atti, nella stessa Assisi si incominciò a venerare San Rufino Vescovo e Martire, indissolubilmente unito a S. Cesidio.

C) Il vero S. Rufino di Trasacco è Vescovo e Martire, sempre venerato nella Marsica insieme a S. Cesidio, morto probabilmente a Marruvio o nel suo Territorio, riportato a Trasacco ed ivi sepolto.

Non è esclusa una via di mezzo che contempla la sovrapposizione della stessa narrazione. Potrebbe esser successo che dietro il ritrovamento degli Atti da parte di Maurino nel 1030, gli Assisinati abbiano accantonato una storia, del resto mai scritta, del loro santo, pur continuando a venerarne il Corpo, ma a questo solo martire abbiamo applicato la storia del San Rufino di Trasacco.

Di modo che si veniva a verificare che i corpi erano diversi, ma il racconto della Vita era simile. Così come avvenne per il Rufino di Pistoia. Si tratta però sempre di un’appropriazione indebita; comunque è una soluzione che, se non rassicura tutti, disturba il meno possibile.

Nell’una e nell’altra scelta sono salvaguardati i valori della pietà e della tradizione. Pensiamo ai legami che nel passato hanno unito la Marsica e l’Umbria per i SS. Rufino e Cesidio; alle pitture della sacrestia di Trasacco e a quelle di Assisi che intrecciano motivi marso-umbri.

Più di tutto va il pensiero alla devozione che ebbe San Francesco per S. Rufino. Egli fu battezzato infatti nella Cattedrale intitolata al Santo; durante la sua vita avvenne la traslazione solenne del Corpo nel suo definitivo deposito (1212).

Di San Francesco si conserva come reliquia un Breviario dove si legge la nuova festa di S. Rufino. Allora ci accarezza l’idea che nelle due volte che il Serafico attraversò il Lago di Fùcino (12161222), se non approdò a Trasacco, almeno le impartì una speciale benedizione.

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

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