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(Oreste Amiconi)

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Magliano dei Marsi: tra innovazione e tradizione, scopri come un villaggio umbertino si trasforma, ispirando artisti e artigiani nella Nuova Italia.

Oreste Amiconi nacque il 21 novembre 1873 a Magliano dei Marsi. Figlio di Vincenzo e Maria Malgarini, ebbe un’infanzia nel periodo post-unitario, quando il paese stava a poco a poco cambiando. La torre che una volta simboleggiava l’oppressione feudale fu abbattuta nel 1863, e la scuola pubblica iniziò a diffondersi. Questa transizione, seppur positiva, non dissipava le difficoltà che i contadini avrebbero dovuto affrontare, problemi che sarebbero diventati aggravati verso la fine del secolo.

All’età di cinque anni, Oreste conobbe la figura dello zio Berardo, un uomo di grande fama che aveva avuto rapporti con nobili e artisti. La sua influente presenza, insieme ai mezzi artistici che si stavano sviluppando nel paese, come le esposizioni e le arti creative, contribuirono alla formazione dell’immaginario di Oreste. Egli iniziò a studiare disegno sotto la guida di Vincenzo Cianciarelli, un’esperienza che segnerà profondamente il suo percorso artistico.

Amiconi continuò la sua educazione all’Accademia di San Luca, apprendendo da maestri che lo introdussero nel vivace mondo culturale di Roma. Fu in questo ambiente, nel periodo umbertino, che l’artista si lasciò ispirare dalle correnti artistiche del tempo, pur mantenendo una certa distanza dalle mode prevalenti. La sua arte si espresse attraverso vari generi, inclusi ritratti e decorazioni sacre, attirando l’attenzione a tal punto da condurlo ad insegnare in prestigiosi istituti come quello di San Michele.

Nella sua lunga carriera, Oreste creò opere significative, tra cui il dipinto Il Battesimo di Cristo, oggi visibile nella chiesa di San Giovanni a Avezzano. Nonostante il suo valore artistico, Amiconi si trovò spesso a fronteggiare la mancanza di riconoscimento da parte della sua comunità. Egli espresse rammarico per il disinteresse verso il proprio lavoro e per il futuro del paesaggio urbano del suo amato Magliano.

Nel 1953, all’età di ottant’anni, si trasferì in Brasile, dove continuò a esporre le sue opere e venne anche premiato. Il suo talento fu nuovamente riconosciuto nel 1956, con una retrospettiva a Magliano, dedicata anche alla memoria dello zio Berardo. Oreste Amiconi morì nel 1958, lasciando un’eredità artistica e un profondo attaccamento ai luoghi e alle persone che amò.

Tratto da: [fonte/autore].

Dante Oreste Luigi Amiconi nacque il 21 novembre 1873 a Magliano dei Marsi, in via Sant’Antonio n. 4, da Vincenzo di anni 53 e da Maria Malgarini di Rosciolo. Gli fu imposto il nome di Dante Oreste Luigi, e il nome Oreste, con cui viene ricordato, gli fu mutuato dal casato della madre, dove quel nome è comune. Quando Oreste venne alla luce, Magliano non era più il paese feudale in cui evocava l’infanzia dello zio Berardo, né quello in cui erano nati il Cianciarelli e il Di Lorenzo. Si era completata l’Unità d’Italia e i centri cominciavano a risentirne gli effetti. Fu in quel periodo che venne istituita la scuola pubblica, seppur a classi ridotte. Nel 1863 a Magliano decisero di abbattere la torre sovrastante la porta principale, considerata simbolo dell’oppressione feudale.

Leggendo quanto riportato da Nicola Marcone qualche anno dopo, scopriamo che “il maglianese tiene moltissimo a credere che l’origine della denominazione del proprio paese venga dal maglio, strumento fondamentale per tutti i mestieri”. Oggi, dalle diverse officine provengono paste eccellenti, candele steariche e di cera, e colle forti. I mestieri a Magliano avevano raggiunto un livello tale da essere considerati arti, con esposizioni locali che mostravano stivali lavorati in modo sorprendente. Si trattava di un ambiente di vivacità e cooperazione in cui tutti erano attivi e impegnati nella vita del paese.

Le condizioni di vita per i lavoratori dei campi, però, erano già difficili e sarebbero peggiorate alla fine del secolo e all’inizio del novecento. Quando lo zio Berardo morì nel gennaio del 1878, Oreste aveva solo cinque anni. I suoi familiari continuavano a parlargli di questo zio, noto per aver incontrato anche lo Zar di Russia e per aver avuto fama a Londra presso la regina Vittoria. Intanto, il padre Vincenzo Cianciarelli aveva intrapreso la sua attività, mentre Tommaso Di Lorenzo si affermava nel concorso alla Regia Calcografia.

Anche la musica godeva di attenzione da parte di appassionati che lavorarono per ricostituire il complesso bandistico, premiato in una manifestazione ad Aquila. Il maestro e letterato Gustavo Giusti era il direttore de “La Tribuna”, mentre il medico Vincenzo Giusti componeva melodie sacre e profane, mentre il poeta satirico Vincenzo Amicucci affinava le sue sestine sui personaggi locali e sulle amministrazioni comunali. In questo clima culturale vivace, Oreste, assieme a Achille Di Clemente, che diventerà uno dei principali antiquari di Firenze, iniziò a studiare disegno presso la scuola di Vincenzo Cianciarelli.

Il primo apprendistato presso Cianciarelli fu fondamentale per Oreste, che, in omaggio al maestro, restaurò con cura il Martirio dei Santi Giovanni e Paolo. Successivamente, Oreste continuò i suoi studi all’Accademia di San Luca, entrando così in contatto con il mondo culturale di Roma. Non sappiamo quali fossero i suoi maestri, ma la sua arte dimostra di aver ricevuto forti influenze accademiche. Diversi gli influssi per le nature morte e i paesaggi, con opere che rivelano una connessione con il periodo umbertino, in un’epoca in cui Roma cercava di affermarsi come capitale della Nuova Italia.

In foto dei primi del Novecento, Oreste Amiconi è ritratto con Emilio Gallori davanti al colossale cavallo in bronzo del monumento a Vittorio Emanuele II. Questa vicinanza alla vita culturale romana fu significativa, e la sua arte ottenne riconoscimenti, tanto da essere chiamato ad insegnare all’Istituto di San Michele. Purtroppo, le opere di questo periodo sono oggi in collezioni private e non accessibili al pubblico. Era molto richiesto per decorazioni in case patrizie ed edifici pubblici, spaziando tra paesaggi, ritratti e grandi composizioni sacre.

Negli anni quarant’anni, Oreste esprimeva il suo rammarico per aver disperso energie su più generi, ritenendo che un approccio circoscritto avrebbe potuto garantirgli maggior successo. Tuttavia, si trattava di una riflessione più comune tra artisti sensibili ed elevati, non sempre riconosciuti in vita. Non riuscì a trovare il suo posto nella storia dell’arte contemporanea, forse a causa della sua riluttanza ad adattarsi alle mode del momento, rimanendo fedele al concetto di arte come perfezione.

Durante la prima grande Rassegna d’arte ad Avezzano nel 1950, dove fu membro della giuria, Oreste ricevette un omaggio con una sala dedicata ai suoi lavori, che includevano paesaggi e scorci di Magliano prima del terremoto. Era già noto ad Avezzano per aver dipinto nel 1929 una grande pala d’altare, il Battesimo di Cristo, situato nel catino absidale della chiesa di San Giovanni.

Nel luglio del 1953, Oreste partì per il Brasile per raggiungere suo figlio, consapevole che sarebbe stato un viaggio senza ritorno. Durante il nostro incontro, esprimeva il suo rammarico per il degrado del vecchio centro storico di Magliano e per la mancanza di interesse dei concittadini verso la sua arte. Avrebbe desiderato donare un suo dipinto alla Sala consiliare del Municipio, ma nessuna amministrazione si era degnata di richiederglielo.

Nonostante ciò, il suo legame con la cittadinanza era riconosciuto, in particolare per aver decorato il Tempio votivo dedicato ai Caduti in guerra con la splendida pala d’altare La Pietà. In Brasile, espose alla Biennale alcuni suoi lavori, e uno di essi fu premiato dal governo brasiliano. L’anno successivo, una personale fu organizzata a Santos dall’Associazione culturale italo-brasiliana, inaugurata alla presenza di personalità importanti e del console italiano, ricevendo l’approvazione della stampa locale.

Nel 1956, a Magliano fu organizzata una mostra collettiva presso l’edificio delle Scuole elementari, dedicata a una retrospettiva di Oreste Amiconi. Informato da un amico, l’artista ringraziò con una lettera gli organizzatori per l’esposizione dei suoi lavori e per aver ricordato l’arte dello zio Berardo. Nel 1958, l’artista si spegneva lontano dalla sua patria, dopo aver perso qualche anno prima la consorte, anche lei pittrice.

Tratto da: [fonte/autore].

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Dante Oreste Luigi Amiconi nacque il 21 novembre 1873 a Magliano dei Marsi, in via Sant’Antonio n. 4, da Vincenzo di anni 53 e da Maria Malgarini di Rosciolo. Gli fu imposto il nome di Dante Oreste Luigi, e il nome Oreste, con cui viene ricordato, gli fu mutuato dal casato della madre, dove quel nome è comune. Quando Oreste venne alla luce, Magliano non era più il paese feudale in cui evocava l’infanzia dello zio Berardo, né quello in cui erano nati il Cianciarelli e il Di Lorenzo. Si era completata l’Unità d’Italia e i centri cominciavano a risentirne gli effetti. Fu in quel periodo che venne istituita la scuola pubblica, seppur a classi ridotte. Nel 1863 a Magliano decisero di abbattere la torre sovrastante la porta principale, considerata simbolo dell’oppressione feudale.

Leggendo quanto riportato da Nicola Marcone qualche anno dopo, scopriamo che “il maglianese tiene moltissimo a credere che l’origine della denominazione del proprio paese venga dal maglio, strumento fondamentale per tutti i mestieri”. Oggi, dalle diverse officine provengono paste eccellenti, candele steariche e di cera, e colle forti. I mestieri a Magliano avevano raggiunto un livello tale da essere considerati arti, con esposizioni locali che mostravano stivali lavorati in modo sorprendente. Si trattava di un ambiente di vivacità e cooperazione in cui tutti erano attivi e impegnati nella vita del paese.

Le condizioni di vita per i lavoratori dei campi, però, erano già difficili e sarebbero peggiorate alla fine del secolo e all’inizio del novecento. Quando lo zio Berardo morì nel gennaio del 1878, Oreste aveva solo cinque anni. I suoi familiari continuavano a parlargli di questo zio, noto per aver incontrato anche lo Zar di Russia e per aver avuto fama a Londra presso la regina Vittoria. Intanto, il padre Vincenzo Cianciarelli aveva intrapreso la sua attività, mentre Tommaso Di Lorenzo si affermava nel concorso alla Regia Calcografia.

Anche la musica godeva di attenzione da parte di appassionati che lavorarono per ricostituire il complesso bandistico, premiato in una manifestazione ad Aquila. Il maestro e letterato Gustavo Giusti era il direttore de “La Tribuna”, mentre il medico Vincenzo Giusti componeva melodie sacre e profane, mentre il poeta satirico Vincenzo Amicucci affinava le sue sestine sui personaggi locali e sulle amministrazioni comunali. In questo clima culturale vivace, Oreste, assieme a Achille Di Clemente, che diventerà uno dei principali antiquari di Firenze, iniziò a studiare disegno presso la scuola di Vincenzo Cianciarelli.

Il primo apprendistato presso Cianciarelli fu fondamentale per Oreste, che, in omaggio al maestro, restaurò con cura il Martirio dei Santi Giovanni e Paolo. Successivamente, Oreste continuò i suoi studi all’Accademia di San Luca, entrando così in contatto con il mondo culturale di Roma. Non sappiamo quali fossero i suoi maestri, ma la sua arte dimostra di aver ricevuto forti influenze accademiche. Diversi gli influssi per le nature morte e i paesaggi, con opere che rivelano una connessione con il periodo umbertino, in un’epoca in cui Roma cercava di affermarsi come capitale della Nuova Italia.

In foto dei primi del Novecento, Oreste Amiconi è ritratto con Emilio Gallori davanti al colossale cavallo in bronzo del monumento a Vittorio Emanuele II. Questa vicinanza alla vita culturale romana fu significativa, e la sua arte ottenne riconoscimenti, tanto da essere chiamato ad insegnare all’Istituto di San Michele. Purtroppo, le opere di questo periodo sono oggi in collezioni private e non accessibili al pubblico. Era molto richiesto per decorazioni in case patrizie ed edifici pubblici, spaziando tra paesaggi, ritratti e grandi composizioni sacre.

Negli anni quarant’anni, Oreste esprimeva il suo rammarico per aver disperso energie su più generi, ritenendo che un approccio circoscritto avrebbe potuto garantirgli maggior successo. Tuttavia, si trattava di una riflessione più comune tra artisti sensibili ed elevati, non sempre riconosciuti in vita. Non riuscì a trovare il suo posto nella storia dell’arte contemporanea, forse a causa della sua riluttanza ad adattarsi alle mode del momento, rimanendo fedele al concetto di arte come perfezione.

Durante la prima grande Rassegna d’arte ad Avezzano nel 1950, dove fu membro della giuria, Oreste ricevette un omaggio con una sala dedicata ai suoi lavori, che includevano paesaggi e scorci di Magliano prima del terremoto. Era già noto ad Avezzano per aver dipinto nel 1929 una grande pala d’altare, il Battesimo di Cristo, situato nel catino absidale della chiesa di San Giovanni.

Nel luglio del 1953, Oreste partì per il Brasile per raggiungere suo figlio, consapevole che sarebbe stato un viaggio senza ritorno. Durante il nostro incontro, esprimeva il suo rammarico per il degrado del vecchio centro storico di Magliano e per la mancanza di interesse dei concittadini verso la sua arte. Avrebbe desiderato donare un suo dipinto alla Sala consiliare del Municipio, ma nessuna amministrazione si era degnata di richiederglielo.

Nonostante ciò, il suo legame con la cittadinanza era riconosciuto, in particolare per aver decorato il Tempio votivo dedicato ai Caduti in guerra con la splendida pala d’altare La Pietà. In Brasile, espose alla Biennale alcuni suoi lavori, e uno di essi fu premiato dal governo brasiliano. L’anno successivo, una personale fu organizzata a Santos dall’Associazione culturale italo-brasiliana, inaugurata alla presenza di personalità importanti e del console italiano, ricevendo l’approvazione della stampa locale.

Nel 1956, a Magliano fu organizzata una mostra collettiva presso l’edificio delle Scuole elementari, dedicata a una retrospettiva di Oreste Amiconi. Informato da un amico, l’artista ringraziò con una lettera gli organizzatori per l’esposizione dei suoi lavori e per aver ricordato l’arte dello zio Berardo. Nel 1958, l’artista si spegneva lontano dalla sua patria, dopo aver perso qualche anno prima la consorte, anche lei pittrice.

Tratto da: [fonte/autore].

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