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(Nando Ferzoco)

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Scopri come l’arte di Ferzoco trasforma le vedute naturalistiche in tele vibranti di poesia e colore, un viaggio tra realtà e suggestione.

Ferzoco ha una verve naturalistica incisiva, scavando nel reale e esaltando particolari attraverso una delicatezza acquerellistica. Rigagnoli, scorci di monti, campi e città si trasformano sotto la sua ispirazione in poesia traslucida e patinata. La sua tecnica è lineare e semplice, arricchita da un cromatismo delicato e suadente, mai violento o forzato, equilibrata in una eritmia di linee e colori che solleva l’anima.

Le opere di Ferzoco riflettono il suo animo: non solo è un grande pittore, ma anche un maestro di vita, capace di vibrare all’unisono con una tavolozza fresca e seducente. L’impianto compositivo rigoroso si esalta con un linguaggio cromatico delicato, raggiungendo vette di suggestione. Nei suoi scorci veneziani potrebbe essere accostato ai fratelli Guardi, sebbene la sua descrizione dei dettagli sia più meticolosa, rendendolo un attento descrittore del reale traslato in chiave cromatica.

Ferzoco evoca gli antichi fasti della repubblica di San Marco, offrendo una rivisitazione pittorica capace di esaltare tali magnificenze. Le sue opere, come “Chiostro di Pienza”, irradiano un silenzio ovattato di luce; “Nudo di adolescente” cattura la freschezza mattutina di una vita in boccio; “Castello di Pescina” ti immerge in un’illusione di stagioni serene, mentre “Madonna che corre” sprizza energia cinetica con tuniche svolazzanti.

Sebbene siano tanti i suoi quadri che suscitano suggestioni, una veloce visione non rende giustizia alla loro complessità e bellezza. È un invito a tornare per ammirarli nuovamente.

Ha una verve naturalistica incisiva. Scava nel reale, lo scruta, ne sottolinea i particolari per esaltarli nella delicatezza dell’acquerello. Rigagnoli, scorci di monti, di campi, di città, grumi di case, subiscono sotto l’empito della sua ispirazione una metamorfosi traslucida e patinata di poesia.

La tecnica Ferzochiana è lineare e semplice, con il pregio e il gusto non comune di impreziosire la tela con un cromatismo delicato e suadente. Nulla di violento mai, nulla di forzato, equilibrato sempre in una eritmia di linee e di colore che ti livizza l’anima.

A parere mio, le opere di Ferzoco sono il riflesso del suo animo. Ammirabile come uomo, lo è altrettanto come artista. È maestro di vita e di pittura: vibra all’unisono con la tavolozza fresca e seducente, in cui l’impianto compositivo rigoroso e serio viene esaltato da un vocabolo cromatico delicato che sa attingere anche le vette della suggestione.

Per gli scorci veneziani, lo si potrebbe apparentare ai fratelli Guardi, se non fosse per una più meticolosa descrizione dei particolari che fanno di Ferzoco un solerte descrittore del reale traslato in chiave cromatica. Certo è che sa evocare gli antichi fasti della repubblica di San Marco con una rivisitazione pittorica capace di esaltarli.

Consentitemi qualche flash su alcune sue opere. In “Chiostro di Pienza” aleggia come un silenzio ovattato di luce. In “Nudo di adolescente” sorride e canta la freschezza mattinale di una vita in boccio. In “Castello di Pescina“, fasciato da una patinatura trasparente, t’immerge nell’ebrietà di stagioni più serene.

In “Madonna che corre“, sprizza energia cinetica negli incollatori dalle tuniche svolazzanti. Sono tanti i quadri che ti suggestionano e, visionati con una rapidità addivente, queste note risultano necessariamente carenti.

“Devo tornare ad ammirarli nuovamente”.

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Ha una verve naturalistica incisiva. Scava nel reale, lo scruta, ne sottolinea i particolari per esaltarli nella delicatezza dell’acquerello. Rigagnoli, scorci di monti, di campi, di città, grumi di case, subiscono sotto l’empito della sua ispirazione una metamorfosi traslucida e patinata di poesia.

La tecnica Ferzochiana è lineare e semplice, con il pregio e il gusto non comune di impreziosire la tela con un cromatismo delicato e suadente. Nulla di violento mai, nulla di forzato, equilibrato sempre in una eritmia di linee e di colore che ti livizza l’anima.

A parere mio, le opere di Ferzoco sono il riflesso del suo animo. Ammirabile come uomo, lo è altrettanto come artista. È maestro di vita e di pittura: vibra all’unisono con la tavolozza fresca e seducente, in cui l’impianto compositivo rigoroso e serio viene esaltato da un vocabolo cromatico delicato che sa attingere anche le vette della suggestione.

Per gli scorci veneziani, lo si potrebbe apparentare ai fratelli Guardi, se non fosse per una più meticolosa descrizione dei particolari che fanno di Ferzoco un solerte descrittore del reale traslato in chiave cromatica. Certo è che sa evocare gli antichi fasti della repubblica di San Marco con una rivisitazione pittorica capace di esaltarli.

Consentitemi qualche flash su alcune sue opere. In “Chiostro di Pienza” aleggia come un silenzio ovattato di luce. In “Nudo di adolescente” sorride e canta la freschezza mattinale di una vita in boccio. In “Castello di Pescina“, fasciato da una patinatura trasparente, t’immerge nell’ebrietà di stagioni più serene.

In “Madonna che corre“, sprizza energia cinetica negli incollatori dalle tuniche svolazzanti. Sono tanti i quadri che ti suggestionano e, visionati con una rapidità addivente, queste note risultano necessariamente carenti.

“Devo tornare ad ammirarli nuovamente”.

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