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Satira Di Caliono

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Ribellione a Canistro: come un atto di rabbia popolare si trasformò in un simbolo di giustizia e unione nella Marsica.

Nel 1800, a Canistro, un evento inquietante si svolse quando un gran birbone, Francesco Galeone, suscitò la rabbia della popolazione. La gente, inferocita, si riunì per fare giustizia, gridando a gran voce contro il comune e i suoi rappresentanti. Durante questi tumultuosi eventi, Don Peppe Vecchiarelli, figura rispettata, chiese un momento di pietà, sottolineando l’importanza di considerare il fatto che ogni uomo può commettere errori nella vita.

Nonostante gli appelli alla clemenza, la tensione continuava a crescere e la minaccia di violenza era palpabile. L’atmosfera di Canistro era carica di emozioni, con il pubblico desideroso di agire contro chi ritenevano responsabile dei loro mali. In questo contesto, si iniziarono a muovere dinamiche che coinvolgevano anche i soldati, pronti a intervenire e mantenere l’ordine.

Ad un certo punto, Vincenzo e Gaetano presero in mano la situazione, aprendo le porte del comune e portando con sé chi era considerato immune alle ire del popolo. La collaborazione tra i cittadini e le autorità divenne cruciale in quella giornata tumultuosa, evidenziando un aspetto importante della vita sociale della Marsica.

Questi eventi di grande rilevanza storica non solo segnarono la vita della comunità di Canistro, ma anche la più ampia lotta per la giustizia e i diritti nella regione. C’era un forte senso di appartenenza e la convinzione che ogni persona avesse un ruolo da svolgere nel destino collettivo.

Riferimento autore: Pietro Benigni.

Nel 1800, l’anno 82, si andava a due a due non si poteva parlar. Dentro il Canistri si sedeva un gran birbone, per nome era chiamato Francesco Galeone. Era lui, si era lui che Canistro voleva assassinar. Era cattivo e s’era fatto, fatto no cano! Sicciso chi ci diceva: poveromo, viva la nazione, viva il re! Abbasso il Municipio e pure Caliono.

Sentite, buna gente, accadde un grande misfatto: alla piazza di Canistro è successo un gran fattaccio. Don Peppe Vecchiarelli com’era, si levò il cappello e si mise a posto la… La gente tutta agguerrita si riunisce inferocita, “andiamo a quel comune, lo vogliamo ammazzà”. Sorti brutto coniglio, da quel nascondiglio va via, fuori di qua.

Sono un padre di famiglia, abbiate pietà di me, pietà perchè tutti nella vita ci possiamo sbaglià. Non servono lamenti né raccomandazioni, fin da questo momento va via, fuori di qua. Riporta i quatrini, la moneta d’argento, sennò qualche tormento a casa tua verrà.

Arrivano Vincenzo e Gaetano, aprirono le porte del comune, prendono quello immune e fino alla Casetta lo vanno accompagnà. Allora Gaetano disse: “Segretario, se torni indietro ti vogliono ammazzà”. Soldati a quattro a quattro marciavano in agguato per poter la gente incatenà.

C’è donna Calabrese, moglie di Rotolano, che coce carne e pane per poterli fa mangià.

Riferimento autore: Pietro Benigni.

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Nel 1800, l’anno 82, si andava a due a due non si poteva parlar. Dentro il Canistri si sedeva un gran birbone, per nome era chiamato Francesco Galeone. Era lui, si era lui che Canistro voleva assassinar. Era cattivo e s’era fatto, fatto no cano! Sicciso chi ci diceva: poveromo, viva la nazione, viva il re! Abbasso il Municipio e pure Caliono.

Sentite, buna gente, accadde un grande misfatto: alla piazza di Canistro è successo un gran fattaccio. Don Peppe Vecchiarelli com’era, si levò il cappello e si mise a posto la… La gente tutta agguerrita si riunisce inferocita, “andiamo a quel comune, lo vogliamo ammazzà”. Sorti brutto coniglio, da quel nascondiglio va via, fuori di qua.

Sono un padre di famiglia, abbiate pietà di me, pietà perchè tutti nella vita ci possiamo sbaglià. Non servono lamenti né raccomandazioni, fin da questo momento va via, fuori di qua. Riporta i quatrini, la moneta d’argento, sennò qualche tormento a casa tua verrà.

Arrivano Vincenzo e Gaetano, aprirono le porte del comune, prendono quello immune e fino alla Casetta lo vanno accompagnà. Allora Gaetano disse: “Segretario, se torni indietro ti vogliono ammazzà”. Soldati a quattro a quattro marciavano in agguato per poter la gente incatenà.

C’è donna Calabrese, moglie di Rotolano, che coce carne e pane per poterli fa mangià.

Riferimento autore: Pietro Benigni.

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