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Santuari Nella Marsica (Grotta Di Sant’Angelo In Colli Di Monte Bove)

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Scopri i segreti della grotta di Sant’Angelo di Monte Bove, dove tradizione e mistero si fondono nel cuore della Marsica.

La grotta di San Angelo di Monte Bove, situata nel Carseolano, si trova a meno di mezz’ora di cammino dal paese di Colli di Monte Bove, lungo l’antica via che da Roma conduce in Abruzzo. Questo luogo sacro è avvolto da una tradizione secolare: si narra che da una sua falsa sporgerebbe il sangue di martiri e che custodisca un muro contenente la treccia della Madonna, alimentando la devozione degli abitanti delle zone circostanti.

La struttura interna della grotta presenta un vano d’accesso che, sebbene naturale, è stato parzialmente modificato dall’uomo per assumere l’aspetto di una navata. Essa ospita una cappella absidale costruita in pietra, ornata da intonaci e affreschi sia sulla facciata esterna che sulla parete di fondo, di fronte alla quale si erge un altare in pietra intonacato. Un’ampia gradinata porta alla sommità dell’antro, offrendo un collegamento alla parte superiore dell’edificio.

La campagna pittorica dell’abside è di notevole interesse; sulla volta è raffigurata la Madonna col Bambino, seduta su un trono adornato, con ampie aureole coprenti. La Madonna, vestita di blu e rosso scuro, tiene il Bambino che benedice, mentre con la mano sinistra regge il rotolo della Legge. Attorno a loro, altre figure sacre come S. Michele Arcangelo e S. Biagio fiancheggiano la scena principale, distinguendosi per il loro abbigliamento iconografico e attributi vescovili.

I personaggi sono inclusi in riquadri delimitati da orli bianchi, con sfondi blu intenso e decorazioni floreali, mentre una fascia decorativa tricroma e bordure rossastre incorniciano l’intera opera. Nonostante la mancanza di iscrizioni di committenza o datazione, l’iconografia e i colori trasmettono un forte richiamo alla spiritualità della Marsica, rendendo la grotta un importante punto di riferimento storico e culturale della zona.

Tratto da: [fonte/autore].

Non esistono informazioni documentarie sul sito di cui ci si occupa, né alcun dato informativo preciso emerge dal “monumento” stesso. Si tratta di una grotta sita nel Carseolano, a poco meno di mezz’ora di cammino dall’abitato di Colli di Monte Bove, una cittadina sul tracciato della moderna strada statale Tiburtina Valeria, che da Roma conduce in Abruzzo. A questa grotta, detta di Sant’Angelo di Monte Bove, si lega la devozione degli abitanti dei Paesi vicini. Secondo una tradizione da presumersi secolare, non solo da essa falsa sporgerebbe il sangue di martiri, ma essa nasconderebbe in un muro la treccia della Madonna.

La grotta consta di un vano d’accesso, la cui semplice conformazione geologica è stata in parte normalizzata dall’intervento umano, così da rendere simile a una navata. Su questa si apre una cappella absidale costruita con pietrame, intonacata e affrescata sia sulla facciata esterna che sulla parete di fondo. Antistante ad essa si colloca un altare in pietra, intonacato. Sulla parete di sinistra della cappella, una gradinata in pietrame conduce in alto alla conclusione dell’antro.

La campagna pittorica si estende su quello che potremo chiamare l’arco absidale e sulla parete di fondo dell’abside. Sull’arco absidale, l’immagine centrale rappresenta la Madonna col Bambino, seduta su un trono con cuscino, dall’ampio e alto dossale a cuspide. Incoronata, Essa offre il seno di destra al Figlio, il cui principale interesse sembra consistere nel gesto di benedizione della Santa a Lui di fronte. Con la sinistra, il Bambino regge il rotolo della Legge.

Veste e manto della Madonna sono di un blu intenso e rosso scuro, decorati con un gallone appena sopra l’orlo inferiore a dare un tocco di eleganza all’abbigliamento. Delle due aureole, di color giallo ocra, quella della Madonna è perlinata, mentre quella di Cristo è crucigera. Sopra gli spioventi del dossale, è iscritto in lettere greche, con la consueta abbreviazione, il termine di “Madre di Dio” (Meter Theou).

La Santa, alla sinistra del gruppo centrale (alla destra del fedele o dell’osservatore) è accompagnata da un’altra figura alla destra, ambedue caratterizzate da una sorta di cuffia sulla testa, che lascia spazio ai capelli raccolti elegammenti sulla nuca. Le vesti delle Sante sono giallo ocra, adornate da orbicoli e losanghe, corredate anch’esse da gallone. Sopra le vesti, il manto ha lo stesso colore del manto della Vergine.

Ambedue le Sante si rivolgono con una mano a palma aperta verso il gruppo divino, mentre con l’altra racchiudono un fiore di giglio, simbolo del loro stato virginale. Ambedue dovevano essere identificate da tituli latini, ma restano soltanto alcune lettere di quella alla destra della Madonna col Bambino, tuttavia incomprensibili a chiarire l’identità. Fiancheggiano le due Sante da un lato S. Michele Arcangelo, dall’altro S. Biagio.

Il primo è facilmente riconoscibile dalla sua impostazione iconografica, caratterizzata dalle larghe ali e dall’asta che verosimilmente trafigge in basso il demonio, dove l’affresco è scomparso. Il secondo, rappresentato con vesti e attributi della sua dignità vescovile, è identificato dal titolo latino.

Le figure si stagliano su riquadri delimitati da un sottile orlo bianco, al di là del quale il colore di fondo rimane il medesimo. Il fondo è blu intenso, decorato da gruppetti di puntini bianchi, quasi fiorellini, nella parte medio alta, e giallo nella parte bassa. È incorniciato da una fascia decorativa tricroma che spicca soprattutto per il suo profilo ‘gradinato’ bianco e una più ampia bordura rossastra.

Caduto il colore sull’area di destra, sottostante l’arcangelo, rimane qualche traccia di pittura nel peonacchio trapezoidale sotto S. Biagio: vi si scorge un volatile dal lungo collo e dal piumaggio celeste, su un fondo giallo ocra bordato di celeste. Mancano, o almeno non sono conservate, iscrizioni di committenza o di data.

Tratto da: [fonte/autore].

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Non esistono informazioni documentarie sul sito di cui ci si occupa, né alcun dato informativo preciso emerge dal “monumento” stesso. Si tratta di una grotta sita nel Carseolano, a poco meno di mezz’ora di cammino dall’abitato di Colli di Monte Bove, una cittadina sul tracciato della moderna strada statale Tiburtina Valeria, che da Roma conduce in Abruzzo. A questa grotta, detta di Sant’Angelo di Monte Bove, si lega la devozione degli abitanti dei Paesi vicini. Secondo una tradizione da presumersi secolare, non solo da essa falsa sporgerebbe il sangue di martiri, ma essa nasconderebbe in un muro la treccia della Madonna.

La grotta consta di un vano d’accesso, la cui semplice conformazione geologica è stata in parte normalizzata dall’intervento umano, così da rendere simile a una navata. Su questa si apre una cappella absidale costruita con pietrame, intonacata e affrescata sia sulla facciata esterna che sulla parete di fondo. Antistante ad essa si colloca un altare in pietra, intonacato. Sulla parete di sinistra della cappella, una gradinata in pietrame conduce in alto alla conclusione dell’antro.

La campagna pittorica si estende su quello che potremo chiamare l’arco absidale e sulla parete di fondo dell’abside. Sull’arco absidale, l’immagine centrale rappresenta la Madonna col Bambino, seduta su un trono con cuscino, dall’ampio e alto dossale a cuspide. Incoronata, Essa offre il seno di destra al Figlio, il cui principale interesse sembra consistere nel gesto di benedizione della Santa a Lui di fronte. Con la sinistra, il Bambino regge il rotolo della Legge.

Veste e manto della Madonna sono di un blu intenso e rosso scuro, decorati con un gallone appena sopra l’orlo inferiore a dare un tocco di eleganza all’abbigliamento. Delle due aureole, di color giallo ocra, quella della Madonna è perlinata, mentre quella di Cristo è crucigera. Sopra gli spioventi del dossale, è iscritto in lettere greche, con la consueta abbreviazione, il termine di “Madre di Dio” (Meter Theou).

La Santa, alla sinistra del gruppo centrale (alla destra del fedele o dell’osservatore) è accompagnata da un’altra figura alla destra, ambedue caratterizzate da una sorta di cuffia sulla testa, che lascia spazio ai capelli raccolti elegammenti sulla nuca. Le vesti delle Sante sono giallo ocra, adornate da orbicoli e losanghe, corredate anch’esse da gallone. Sopra le vesti, il manto ha lo stesso colore del manto della Vergine.

Ambedue le Sante si rivolgono con una mano a palma aperta verso il gruppo divino, mentre con l’altra racchiudono un fiore di giglio, simbolo del loro stato virginale. Ambedue dovevano essere identificate da tituli latini, ma restano soltanto alcune lettere di quella alla destra della Madonna col Bambino, tuttavia incomprensibili a chiarire l’identità. Fiancheggiano le due Sante da un lato S. Michele Arcangelo, dall’altro S. Biagio.

Il primo è facilmente riconoscibile dalla sua impostazione iconografica, caratterizzata dalle larghe ali e dall’asta che verosimilmente trafigge in basso il demonio, dove l’affresco è scomparso. Il secondo, rappresentato con vesti e attributi della sua dignità vescovile, è identificato dal titolo latino.

Le figure si stagliano su riquadri delimitati da un sottile orlo bianco, al di là del quale il colore di fondo rimane il medesimo. Il fondo è blu intenso, decorato da gruppetti di puntini bianchi, quasi fiorellini, nella parte medio alta, e giallo nella parte bassa. È incorniciato da una fascia decorativa tricroma che spicca soprattutto per il suo profilo ‘gradinato’ bianco e una più ampia bordura rossastra.

Caduto il colore sull’area di destra, sottostante l’arcangelo, rimane qualche traccia di pittura nel peonacchio trapezoidale sotto S. Biagio: vi si scorge un volatile dal lungo collo e dal piumaggio celeste, su un fondo giallo ocra bordato di celeste. Mancano, o almeno non sono conservate, iscrizioni di committenza o di data.

Tratto da: [fonte/autore].

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