Circa un milione di anni fa, la penisola italiana era sommersa da un vasto mare, con le Alpi a emergere dalle acque. Questa antica geologia ha influenzato gli elementi naturali attorno a Pietrasecca, dove resti di forme di vita marine sono facilmente rinvenibili. Sulla Vena Cionca, tra il X e IX secolo a.C., fu fondato un abitato fortificato degli Equi, conosciuto come “Ocre”. Bibliografia archeologica documenta che a Pietrasecca sono nominati anche i centri di Oricola e Carseoli.
Durante l’epoca romana si evidenzia la presenza di abitanti attraverso reperti ceramici rinvenuti in località “il Pozzo” e una lapide funeraria nelle vicinanze. La scoperta della grotta del “Cervo Grande” nel 1984 ha fornito ulteriori informazioni, come monete romane conservate nel museo archeologico di Chieti. Il fondatore di Pietrasecca è un personaggio noto: Re Pipino, la cui tradizione è ben radicata nel popolo locale, nonostante le vaghe informazioni storiche sulla sua vita e morte nel 810.
Nel 891, i saraceni della Valeria invasero le valli, attaccando Rieti e incendiando Farfa, ma si ritirarono in alture difendibili, tra cui Pietrasecca. Nel 1000, si fondarono numerosi castelli nel Carseolano, distinguendosi quello di Pietrasecca, costruito con materiali simili a quelli del castello di Pereto. Il toponimo “Petram Siccam” fu menzionato per la prima volta nel 1074 e ripreso da Papa Clemente III nel 1188, indicando l’importanza del luogo.
L’imperatore Federico di Svevia menzionò Pietrasecca nel 1241, ma gli abitanti non accolsero con piacere questo onore, legato all’obbligo di restaurare il castello di Carsoli. Nel 1279, Pietrasecca divenne parte della Baronia di Collalto, mentre il resto del Carseolano passò sotto la Contea di Tagliacozzo. Il 1527 fu un anno di saccheggi; mentre i romani faticavano a contenere gli attacchi, a Pietrasecca rimasero solo “Le Mura” dell’antico castello.
Nel 1655, si documentò l’esistenza “dell’Università di Pietrasecca” e il suo stemma. Il terremoto del 1915 colpì la zona, provocando il crollo di case e dell’antica chiesa di San Stefano, che fu poi ricostruita nella seconda metà del secolo. La popolazione, che nel 1901 ammontava a 1187 abitanti, ha subito un progressivo spopolamento, che ha ridotto il numero a circa 200 residenti odierni, simili a quelli citati nel catalogo dei Baroni di Stefano di Petraficta.


