Pagliara dei Marsi, crocevia di storie e memorie: scopri l’eredità di Cornelio Di Marzio tra fascismo, cultura e legame indissolubile con la sua terra.
Testi tratti dal libro Pagliara Dei Marsi dalle origini ai tempi moderni (Testo a cura di Enrico Micchetti)
Pagliara dei Marsi è un paese piccolo, fatto di gente semplice, onesta, laboriosa che ovunque si sia recata ha fatto fiorire negli altri un sentimento di stima, finanche ammirazione per la vivissima dedizione al lavoro, per l’attaccamento alla propria terra, alle proprie tradizioni, nonché un affetto incredibile per l’istituto familiare. Pagliara vanta peraltro, tra i Suoi coloro che si sono distinti come intellettuali, ricercatori, scrittori. Il più illustre, noto in politica, nella professione di giornalista, nella diplomazia, nelle arti liberali è senza dubbio Cornelio Di Marzio. Esponente di spicco del partito fascista, membro della Direzione Nazionale e del Gran Consiglio ed ancora Diplomatico e Ministro.
Il Personaggio quindi, ha goduto di ampia notorietà nazionale ed internazionale. La sua formazione è avvenuta nell’Italia liberale; nell’Italia della Grande Guerra; nell’Italia di Giolitti, Nitti, Bonomi e Facta; nell’Italia dello scontento seguito dalla prima guerra mondiale, del disordine sociale, dell’irrequietezza delle masse maturata dalle lusinghe della rivoluzione russa, dell’instabilità governativa e, da ultimo, dall’avvento della dittatura fascista. Nel quadro storico poc’anzi rappresentato la sua stella inizia a brillare sempre con maggiore intensità. Il regime non scalfisce il suo animo. La sua adesione al fascismo è totale! Ma Lui è uomo d’arte, di cultura ed in quel campo dedica senza risparmio le proprie energie, non si associa, almeno per quel che sappiamo, a bande criminali e si distacca dalla condotta dissennata dell’ultimo fascismo, quello delle leggi razziali e della guerra. Cornelio si associa al fascismo prima maniera: delle grandi riforme, dei codici ancora vigenti, dell’orgoglio nazionale dopo la delusione di Versailles, delle grandi opere pubbliche e delle bonifiche. Ma come in tutte le dittature, fossero anche all’acqua di rose, gravi rimangono le limitazioni nel campo delle libertà personali. Dal regime totalitario il personaggio anche in questo caso si distacca. Il legame con la sua terra è fortissimo, nei paesi della Marsica più che nel luogo natio, gli si tributano onori per il bene reso. A Roma artisti e professionisti allineati con il regime, lo incoronano garante delle loro attività. Il suo curriculum è vasto: si interrompe solo con la caduta del fascismo e la morte. Giudizio politico a parte, immane la sua biografia, rimangono le sue opere di letterato, rimane soprattutto il ricordo dell’uomo. La convinzione dello scrivente è che, a più di mezzo secolo di distanza dalla caduta del regime fascista, anche alla luce degli studi sul regime fatti da Enzo De Felice, gli avvenimenti e le persone, oggi debbano essere valutati, compresi ed infine giudicati con maggiore serenità. In fondo abbiamo assistito negli anni alla caduta di tutti i totalitarismi, che fossero di destra o di sinistra. La forza della ragione e della democrazia ha prevalso in quasi tutto il mondo, anche se c’è ancora tanto da lavorare, ed è così che al centro del pianeta è tornato l’uomo che va rispettato e tutelato, dal cristiano addirittura amato, a prescindere dal colore della pelle, dal credo, dalla razza, dalle idee, dalle appartenenze. In questa ottica va avviata anche su Comelio Di MArzio una riflessione, lontana da biechi interessi di fazione e da integralismi inutili. Cornelio Di Marzio nacque a Pagliara dei Marsi (AQ) il 6 di dicembre del 1896 da Francesco Di Marzio e Giuseppina Urbani. Mori il 3 di giugno del 1944 nei pressi di Roccacerro (AQ) probabilmente mitragliato da un aereo anglo-americano. In quella circostanza Di Marzio si recava a Roma per raggiungere la famiglia ivi rimasta. di Lui il caro amico Dario Di Marzio (il quale con ammirevole passione da sempre si dedica alla storia ed alla memoria del Nostro paese con ricerche, scritti e pubblìcazìoni) ha delineato il tratto biografico che “Già riporto quasi ìntegralmente: red.attore Dell’Idea Nazionale (1919); inviato speciale del “Popolo d’Italia” dal 192 1; addetto Commerciale a Costantinopoli, capo Ufficio stampa per la Turchia; Segr. Generale dei Fasci Italiani all’estero (1926-1927); Membro della Direzione del P.N. Fascista e dei Gran Consiglio; Membro del Cons. Nazionale delle corporazioni; Cons. Nazionale Cam. F. e C. quale Pres. Della Conf. Naz. Fasc. Professionisti ed Artisti; redattore del Messaggero e del Corriere della Sera; Condirettore del Meridiano di Roma; libero Docente di Storia all’Università di Napoli. Ha compiuto viaggi per missione o studio in molti Stati d’Europa ed Africa. Autore di due commedie “Occhi di gufo 1924 ) e ” Uomini e giorni” (1926). Pubblicò vari libri, tra i quali è bene ricordare: Artisti toscani a Dusseldorf (1942); Cartoline illustrate formato 16′; Il Fascismo all’estero (1923); Incontri e scontri (1932); La Romanità e le professioni e le arti (1941); Scandagli terrestri (1937); La Turchia di Kernal (1926); Viaggi senza orario; Corso di aggiornamento scientifico per farmacisti; Esempi e idee per l’italiano nuovo; L’Ariosto diplomatico; Letteratura Romana Subalterna (1943) (cfr. Dario Di Marzio, pag. 38). Lo stile letterario di Di Marzio è quello proprio dell’epoca, descrittivo, altisonante, ma chiaro e appropriato, di facile comprensione, affascinante nelle descrizioni. In tutti gli scritti e le corrispondenze con alte personalità anche internazionali, in campo letterario, spicca sempre tanta fede in Dio, tanto amore e ammirazione per le bellezze del creato, per l’ingegno umano, per le arti nobili. Si evidenziano spesso riflessioni filosofiche, amore per l’Italia ed in particolare per la terra d’Abruzzo. Sostenne tanti artisti, tra cui Francesco Sansone di Collelongo (AQ.) e lanciò Ivana Valente Gargano (” Il Tratturo dic. 1986). Fatto curioso per un dirigente di spicco del Fascismo, mostrò apprezzamento per le democrazie europee, in particolare la Svizzera, con riflessioni da uomo libero. Per chi intendesse approfondire la conoscenza di Di Marzio, abbondante materiale è possibile consultare all’archivio di Stato di Roma. Per semplificare la ricerca, aggiungiamo le collocazioni dei fascicoli: 1-11-111, da busta 29 a 46; inventario 48/45; schedarlo III e Il – Segreteria di Mussolini. Darlo Di Marzio nel suo libro Pagliara dei Marsi ci informa inoltre, che per interessamento di Cornelio Di Marzio furono realizzate le seguenti opere: 1) Due ponti sul fiume Liri, uno in territorio di Pagliara, località Pratone, l’altro in territorio di Castellafiume località S.Benedetto. 2) La recinzione in muratura dei due cimiteri di Pagliara e Castellafiume, prima recintati con tavole di Abete. 3) Un muro di protezione di grande spessore alle pendici del monte Girifalco, in direzione dell’abitato di Pagliara, atto ad arrestare la caduta dei sassi. 4) L’istituzione dell’Ufficio Postale, di cui Pagliara era priva. Un’altra vicenda personale di Di Marzio: la salvezza di 18 contadini di Villa S. Sebastiano, paesino nel Comune di Tagliacozzo. Questo paese, sottoposto a continue requisizioni di bestiame e cereali, si ribellò contro alcuni carabinieri requisitori e li scacciò a malo modo. Il giorno dopo Villa fu circondata dai tedeschi, i quali rastrellarono tutti gli uomini validi e li rinchiusero, provvisoriamente, nelle carceri mandarnentali di Tagliacozzo. DI MARZIO avvalendosi di tutte le Sue altolocate amicizie e tramite la diplomazia vaticana, riuscì a far liberare tutti gli arrestati, altrimenti condannati chi sa a quale sorte; tutto questo si verificò pochi giorni prima dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Ancora oggi, a distanza di anni da quell’ episodio, i Villesi benedicono la memoria del DI MARZIO il quale, in altre circostanze, donò alla Chiesa parrocchiale di Pagliara due bronzi sbalzati e donò alla Cattedrale di Avezzano un preziosissimo quadro che fu collocato sul Battistero. I vecchi ricordano Cornelio con il suo messalino ad ascoltare la S. Messa e pregare con devozione. Alla pietà accostava l’affabilità. Si mostrava semplice, tanto che tornando al paese natio, tutti lo chiamavano semplicemente “Cornelio! “, senza appellativi o titoli, come si suol chiamare gli amici, e lui, non solo non disdegnava ma si avvicinava alle persone raccolte alla costarella e con loro si intratteneva a dialogare, sentendosi a proprio agio sia con la gente semplice della Marsica (che Ignazio Silone in Fontamara chiamava “cafuni”) che negli incontri accademici oppure nelle relazioni con le più alte cariche dello Stato. Suonava il pianoforte e riuniva i giovani accanto a sé, senza parlare di politica. Si interessava della salute delle famiglie del paese e dava consigli pratici a chi sì trovava in difficoltà, i più anziani di Pagliara ricordano che fece liberare più di qualche persona perseguitata dai suoi stessi camerati fascisti. Durante la guerra si ritirò a Pagliara per motivi di sicurezza (1944). Usava la sua bicicletta per gli spostamenti abituali. Sarebbe bello, data la rilevanza del personaggio, dedicargli una lastra marmorea con su scritto: Via, Piazza, Corso, Cornelio Di Marzio, politico e letterato insigne. Ma, purtroppo, c’è di mezzo il Fascismo e il ruolo da lui svolto durante il Ventennio. Roma, 22 aprile 2000