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Osservazioni Sul Campanile

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Miracoli e misteri si intrecciano nella Basilica di Trasacco, dove architettura arabo-normanna e tesori artistici narrano una storia affascinante e unica.

La Basilica di Trasacco, meta di numerosi pellegrini attratti dai miracoli di San Cesidio, ospita anche significativi tesori artistici, come il campanile di forma piramidale. Questa costruzione, unica nel suo genere, si distingue per la sua architettura, poiché la tradizione di suonare le campane risale al VI secolo d.C. e si diffuse dalla Campania, da cui deriva il termine “campanile”. Inizialmente utilizzato per chiamare i fedeli alla preghiera, il campanile divenne simbolo di potere per le varie Signorie nel corso dei secoli.

L’architettura dei campanili ha preso differenti forme, dalle cilindriche di influenza bizantina alle quadrangolari di derivazione romanica. Il campanile di Trasacco, però, è da considerarsi di influenza arabo-normanna, una caratteristica che merita attenzione poiché tale struttura piramidale non è comune nel meridione d’Italia. Durante le mie ricerche all’interno della Basilica, ho osservato intriganti dettagli come pietre scolpite di evidente stile arabo e una curiosa moncatura della volta nella Cappella adiacente al campanile, suggestivi indizi storici che ho cercato di decifrare.

Ho stabilito che l’interno del campanile presenta una chiara separazione tra la parte originale e le modifiche successive. Le mura originali, visibili a Nord e a Sud, non mostrano segni di rifacimento, mentre gli elementi decorativi aggiunti dopo hanno alterato l’aspetto originario. L’architettura del campanile riflette anche un periodo posteriore al 1769, anno in cui il Mezzadri annotava misure specifiche nel suo lavoro. La discrepanza tra le misure attuali e quelle registrate testimonia le trasformazioni subite dal campanile, anche in conseguenza di terremoti che hanno colpito la Marsica.

Infine, la complessità del rafforzamento della parte del campanile adiacente alla navata degli uomini è notevole. Gli architetti devono aver affrontato sfide significative per mantenere l’equilibrio estetico, ricorrendo a soluzioni ingegnose. Sotto questo sistema di rafforzamento, secondo la tradizione, si troverebbe il Corpo di San Cesidio. Tuttavia, scavi notturni realizzati durante i restauri hanno rivelato murature antiche che potrebbero contenere ulteriori segreti legati alla storia della Basilica.

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

Testi tratti dal libro Trasacco e i suoi tesori (Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)

Se molti sono i pellegrini che vengono a visitare la Basilica di Trasacco attratti dalla fama dei miracoli di San Cesidio, non pochi sono gli studiosi d’Arte che sono richiamati dai tesori di architettura, pittura e scultura che in essa si conservano. Tra le forme strane che li impressionano, principalmente quella del campanile, che, nella struttura quale ora si presenta, è più unica che rara. Infatti, ho potuto riscontrare e studiare che in nessun altro paese del mondo si osserva una simile costruzione a forma piramidale.

Si sa che il costume di suonare le campane risale al VI secolo d.C. ed ha inizio nella vicina Campania, da cui il nome di campana e della relativa torre: campanile.

Esso servì inizialmente a richiamare in chiesa i fedeli sparsi nella circostante solitaria campagna; quindi, fu una costruzione tipicamente ecclesiastica. In seguito, l’uso di costruire torri passò alle varie Signorie che con esse volevano esprimere i segni della loro potenza o meglio prepotenza umana. Comunque, nel corso dei secoli le torri mantennero una ben distinta fisionomia e forma architettonica: cilindrica, di derivazione bizantina come quelle di Ravenna e di Pisa; quadrangolare, quelle di derivazione romanica, pur manifestando gli influssi delle varie arti succedutesi nel tempo.

Nella classificazione dei campanili, il nostro va senza dubbio annoverato tra quelli di influsso arabo-normanno. Non si dimentichi che la originaria forma della campanaria era a piramide, tipico esempio normanno e arabo. Del resto, non pochi elementi di questa arte si ritrovano ancora nella nostra Basilica, fatto strano e perciò degno di spiegazione.

Ma anche i campanili di questo tipo, costruiti per lo più nell’Italia meridionale, hanno sempre una base ed una elevazione quadrata. Non mi risulta infatti che nell’Italia meridionale ce ne sia uno, dico uno, di forma piramidale. Questo fatto, che non trova nessuna ragione di essere, mi ha spinto a delle ricerche in loco, che mi hanno vieppiù convinto di quanto ho scritto in un mio precedente lavoro circa l’area dove presumibilmente si trova nascosto il Corpo di San Cesidio.

Nelle mie solitarie meditazioni e riflessioni dentro la Basilica, salendo e ridiscendendo infinite volte le scale del campanile, non riuscivo a spiegarmi come sulle pareti interne fosse possibile notare pezzi di pietre scolpite di grande valore artistico, anche di evidente stile arabo, dai disegni geometrici intrecciati. Non ero riuscito a spiegarmi l’evidente moncatura che manifesta la volta a vele della Cappella adiacente al campanile. Ripensandoci su, credo di essere riuscito a sciogliere la complicata matassa e sarei felice se qualcuno mi desse maggiore luce.

Il punto di partenza dei risultati raggiunti è stato l’interno del campanile, perché qui si osserva bene la parte originale e quella avvenuta in secondo tempo. In quest’ultima, infatti, si vedono incastonati pezzi e fregi scultorei che certamente sono stati incastonati in tempo posteriore, mentre le mura originali sono omogenee e non rivelano alcun rifacimento posteriore. Le mura originali interne sono quelle a Nord e a Sud, per una ragione semplicissima, almeno per la parete a Sud: essendo adiacente alla chiesa, un suo rafforzamento esteriore avrebbe rovinato l’estetica della navata centrale.

Ciò viene confermato dalla parte culminante del campanile che sporge sopra il tetto della navata centrale: essa appare costruita di mattoni romani, mentre alla stessa altezza, nelle altre pareti, si vedono per lo più pietre di varia misura e forma. Prendendo come punto di riferimento questo elemento non trascurabile, si arriva alla prima supposizione che l’originaria forma interna del campanile era quadrata, misurando i lati metri 2.85, mentre attualmente queste misure sono rispettate solo nei lati Est-Ovest, e i lati Nord-Sud sono ridotti solo a metri 1.65, appunto per lo spazio occupato dai muri di rafforzamento delle pareti Est-Ovest.

Ugualmente quadrata era la forma del campanile anche esternamente. Ciò scaturisce con evidenza da vari motivi; il primo è la posizione quanto mai strana del punto di partenza dell’angolo vicino alla Porta delle Donne; essa è di metri 1.50 più fuori della facciata della chiesa. Considerando che questa facciata, all’origine, era a capanna e relativamente bassa rispetto all’attuale piano della piazza, nessun bravo architetto avrebbe pensato di appoggiarci un campanile per renderla ancora più nascosta. Il secondo è il fatto che l’attuale struttura del campanile risulta un corpo a sé rispetto alla facciata, mentre se fosse originale dimostrerebbe una certa simmetria e linearità di costruzione.

Le considerazioni precedenti ci portano a pensare che anche esternamente il nostro campanile abbia avuto nel passato delle trasformazioni, certamente dopo uno dei terremoti che hanno colpito la Marsica. Riflettendo che tutta la Basilica e anche il campanile poggia sull’area che una volta fu l’anfiteatro romano e quindi su basi oltremodo instabili, come non pensare alle conseguenze disastrose subite nella loro struttura dai terremoti?

Così i nostri avi pensarono di rafforzarlo, sia internamente come abbiamo visto, sia esternamente con quella forma strana quanto si vuole, ma molto efficace. Volendo poi stabilire in linea di massima l’epoca in cui avvennero questi lavori di rafforzamento, si dovrà dire che essi sono posteriori al 1769, anno in cui il Mezzadri pubblicava la sua ben nota opera, nella quale vengono riportate delle precise misure sul campanile.

Egli scrive infatti: “dietro il sacro fonte (battesimale) s’erge un gran campanile, quale nel suo circondario quadrato, compresa ancora la grossezza dei muri laterali, è di palmi 82, onde in ogni parte è di larghezza palmi 20 e mezzo…” Considerando queste ed altre misure con quelle attuali, si viene a capire che per il Mezzadri il palmo è di cm. 21 circa. Dal che si vede che a suo tempo il rafforzamento esterno del campanile non era stato ancora eseguito. Difatti, rimane proprio la differenza di questo rafforzamento che fuoriesce dal muro perimetrale della Basilica.

Una grande difficoltà dovettero incontrare i nostri avi nel rafforzare la parte del campanile adiacente la navata degli uomini; non potevano infatti lasciare asimmetrica la forma esterna e, d’altra parte, non potevano rovinare la parte interna coll’innalzare uno sperone angolare, tanto più che in questo angolo trovarono il primo arco a destra di chi entra dalla Porta delle Donne. Ecco dunque che dovettero ricorrere ad un espediente, l’unico che si presentava più comodo e più efficace: rifare un arco più piccolo, acquistando spazio dalla parte del campanile e su questo spazio innalzare il rafforzamento.

In realtà, proprio questo arco denota una rimarchevole differenza, non solo nella struttura a tutto sesto, ma anche nella sua base, che è di stile diverso da tutte le altre strutture della Basilica. La differenza di lunghezza si aggira sui 60 cm, come lo dimostra anche la base del primitivo pilastro e tale pure è la misura che manca alla vele della volta verso il campanile. Ad evitare poi un restringimento troppo strozzato, i nostri avi furono costretti a restringere la larghezza del secondo pilastro; ecco come si spiega la sua forma più snella di fronte agli altri tutti uguali e simmetrici.

Sotto questo rafforzamento, dunque, secondo la tradizione, è stato sepolto il Corpo di San Cesidio. Durante gli scavi notturni eseguiti durante il periodo dei restauri da parte di alcuni baldi giovani, è venuta alla luce una muratura antica non potuta esaminare per comprensibili motivi. Chi avrà il coraggio di riprendere gli scavi e vedere se effettivamente in quella opera muraria è custodito il corpo di San Cesidio?

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

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