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Scoprite il misterioso deposito votivo di Carsoli: un viaggio nel cuore della devozione antica della Marsica che affascina archeologi e appassionati.

La scoperta di un deposito votivo risalente al III secolo a.C. a Carsoli ha suscitato l’interesse della comunità archeologica sin dagli anni ’50. Questo sito, situato nel territorio della Marsica, presenta un santuario distinto da quello identificato nel 1989 a San Pietro, che custodisce vari elementi votivi, incluse statuette di animali e porzioni di panneggio di statue di offerenti. Questi oggetti sono stati depositati presso la Sovrintendenza Archeologica di Chieti, quale autorità competente per la zona.

La provincia di Roma, all’epoca, era amministrata dalla Direzione degli scavi di Napoli, e il Museo Nazionale Romano, istituito nel 1889, raccoglieva reperti provenienti da scavi effettuati al di fuori di Roma, tra cui materiali di Carsoli. Nonostante le difficoltà, come la censura del comitato direttivo sui reperti, la comunità archeologica si è impegnata nel preservare e catalogare i nuovi ritrovamenti. Un esempio significativo è il lavoro di Raniero Mengarelli, noto per le sue indagini a Satricum e nel territorio pontino, che contribuì in modo sostanziale all’organizzazione delle collezioni nel Museo di Villa Giulia.

Nelle successive campagne di scavo, particolarmente negli anni ’70, gli archeologi hanno riesaminato e catalogato diverse teste fittili votive e pezzi in bronzo, aggiungendo valore alle collezioni già esistenti. Inoltre, scavi e lavori di restauro hanno continuato nel corso degli anni, tra cui l’ammodernamento delle sale del museo per esporre le antichità in modo più efficace.

Oggi, la storia di Carsoli e del suo patrimonio archeologico continua ad attrarre l’attenzione degli studiosi e dei visitatori, rappresentando un tesoro della cultura italica e un’importante testimonianza della devozione popolare e delle pratiche religiose antiche nella Marsica.

Riferimento autore: A. Cederna, “Carsoli”.

La scoperta di un deposito votivo del III secolo a.C. a Carsoli è stata documentata da A. Cederna nel 1951. La pubblicazione si trova in “Notizie degli scavi di antichità”, volume 169-224.

In riferimento a documenti ufficiali e archivi, d’ora in poi verranno citati gli archivi ACS, MPI (Ministero della Pubblica Istruzione), AA.BB.AA. (Direzione Generale per le Antichità e le Belle Arti) con la Divisione I, 190824, b. 2, fasc. 38. I documenti ASAq, relativi alla Prefettura, Serie I, cat. XIV, VII versamento, b. 92, sono anch’essi significativi per il contesto della scoperta.

Il deposito di nostro interesse riguarda un santuario distinto da un altro già identificato nel 1989 a nord-ovest dell’antico nucleo abitato, in località San Pietro. Questo santuario includeva un deposito con teste e votivi anatomici, statuette di animali e porzioni di panneggio di statue di offerenti. Data al III secolo a.C., la stipe era già nota a clandestini e ora è depositata presso la Sovrintendenza archeologica di Chieti, la quale ha competenza sulla nostra zona. Per ulteriori dettagli, si rimanda a M.T. Onorati e a S. Lapenna.

Nel 1902, la pubblicazione dell’articolo 15 della Legge 12 giugno stabiliva la tutela di oggetti di proprietà privata di grande valore storico o artistico, seguendo il regolamento applicativo del 17 luglio 1904. Alcuni documenti dimostrano che le lettere scritte da L. Franchi dell’Orto al Sottoprefetto di Avezzano il 25 gennaio e alla Direzione AA.BB.AA. di Roma il giorno successivo, sono state consultate per approfondire il tema.

Il Museo Nazionale Romano, fondato nel 1889 e situato a Villa Giulia, raccoglieva materiali da scoperte avvenute al di fuori di Roma, mentre le antichità rinvenute nella capitale erano collocate presso le Terme. Felice Bernabei scrisse delle memorie di un archeologo che riguardano W. Helbig e il suo scetticismo nei confronti della catalogazione dei reperti, descrivendo anche l’impegno del museo di adattarsi a nuove esigenze espositive.

A. Cederna segnalò che, già nel 1907, l’Ufficio scavi del Palatino informava il Ministero riguardo a statuine di bronzo segnalate nel 1868. Il comitato direttivo applicava una rigorosa censura sulle pubblicazioni delle scoperte, complicando la diffusione dei risultati.

Il noto archeologo M. Fangelli riferì nel 1975 sull’importanza dei votivi anatomici e il loro studio. Inoltre, il Museo dell’Etruria meridionale si arricchì di reperti durante la direzione di R. Bartoccini, il quale contribuì a modernizzare la struttura museale e ampliare la biblioteca.

Nell’ambito degli studi sull’arte e i culti antichi, emergono le pubblicazioni di A. Comella e M. Fenelli, che analizzano i riflessi delle pratiche religiose e delle pratiche artigianali in epoca romana. Infine, a S. Pesetti si devono cataloghi specifici riguardanti le terrecotte votive.

Il Museo Nazionale delle Antichità dell’Abruzzo e del Molise fu inaugurato a Chieti nel 1959, dopo un lungo processo di istallazione, culminato negli anni Sessanta con esposizioni che evidenziarono l’importanza delle teste votive provenienti da Carsoli.

Riferimento autore: A. Cederna, Carsoli. Scoperta di un deposito votivo del III secolo av. Cr., in “Notizie degli scavi di antichità”, 1951, pp. 169224.

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La scoperta di un deposito votivo del III secolo a.C. a Carsoli è stata documentata da A. Cederna nel 1951. La pubblicazione si trova in “Notizie degli scavi di antichità”, volume 169-224.

In riferimento a documenti ufficiali e archivi, d’ora in poi verranno citati gli archivi ACS, MPI (Ministero della Pubblica Istruzione), AA.BB.AA. (Direzione Generale per le Antichità e le Belle Arti) con la Divisione I, 190824, b. 2, fasc. 38. I documenti ASAq, relativi alla Prefettura, Serie I, cat. XIV, VII versamento, b. 92, sono anch’essi significativi per il contesto della scoperta.

Il deposito di nostro interesse riguarda un santuario distinto da un altro già identificato nel 1989 a nord-ovest dell’antico nucleo abitato, in località San Pietro. Questo santuario includeva un deposito con teste e votivi anatomici, statuette di animali e porzioni di panneggio di statue di offerenti. Data al III secolo a.C., la stipe era già nota a clandestini e ora è depositata presso la Sovrintendenza archeologica di Chieti, la quale ha competenza sulla nostra zona. Per ulteriori dettagli, si rimanda a M.T. Onorati e a S. Lapenna.

Nel 1902, la pubblicazione dell’articolo 15 della Legge 12 giugno stabiliva la tutela di oggetti di proprietà privata di grande valore storico o artistico, seguendo il regolamento applicativo del 17 luglio 1904. Alcuni documenti dimostrano che le lettere scritte da L. Franchi dell’Orto al Sottoprefetto di Avezzano il 25 gennaio e alla Direzione AA.BB.AA. di Roma il giorno successivo, sono state consultate per approfondire il tema.

Il Museo Nazionale Romano, fondato nel 1889 e situato a Villa Giulia, raccoglieva materiali da scoperte avvenute al di fuori di Roma, mentre le antichità rinvenute nella capitale erano collocate presso le Terme. Felice Bernabei scrisse delle memorie di un archeologo che riguardano W. Helbig e il suo scetticismo nei confronti della catalogazione dei reperti, descrivendo anche l’impegno del museo di adattarsi a nuove esigenze espositive.

A. Cederna segnalò che, già nel 1907, l’Ufficio scavi del Palatino informava il Ministero riguardo a statuine di bronzo segnalate nel 1868. Il comitato direttivo applicava una rigorosa censura sulle pubblicazioni delle scoperte, complicando la diffusione dei risultati.

Il noto archeologo M. Fangelli riferì nel 1975 sull’importanza dei votivi anatomici e il loro studio. Inoltre, il Museo dell’Etruria meridionale si arricchì di reperti durante la direzione di R. Bartoccini, il quale contribuì a modernizzare la struttura museale e ampliare la biblioteca.

Nell’ambito degli studi sull’arte e i culti antichi, emergono le pubblicazioni di A. Comella e M. Fenelli, che analizzano i riflessi delle pratiche religiose e delle pratiche artigianali in epoca romana. Infine, a S. Pesetti si devono cataloghi specifici riguardanti le terrecotte votive.

Il Museo Nazionale delle Antichità dell’Abruzzo e del Molise fu inaugurato a Chieti nel 1959, dopo un lungo processo di istallazione, culminato negli anni Sessanta con esposizioni che evidenziarono l’importanza delle teste votive provenienti da Carsoli.

Riferimento autore: A. Cederna, Carsoli. Scoperta di un deposito votivo del III secolo av. Cr., in “Notizie degli scavi di antichità”, 1951, pp. 169224.

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