Il centro abitato di Morino Vecchio, situato sulla destra idrografica del fiume Liri, si trova all’ingresso di una piccola valle creata dalle dislocazioni geologiche dell’area e dal torrente Schioppo. La valle si snoda attraverso colline verdeggianti, ricche di acqua grazie alla composizione argillo-arenacea del terreno. Tra i rilievi si erge il Viglio, che raggiunge i 2.000 metri, con pareti ripide e segni di erosione glaciale, in netto contrasto con il dolce profilo delle colline circostanti.
La valle ospita sorgenti, tra cui spicca lo Zompo dello Schioppo, a 1.100 metri, dove l’acqua si riversa in abbondanza, raggiungendo una portata notevole in primavera. I corsi d’acqua attraversano boschi di castagni e querce, arricchendosi di ulivi man mano che si avvicinano al fiume Liri. Ma per comprendere appieno questo paesaggio, è necessaria una breve digressione storica-geologica.
Circa 7-8 milioni di anni fa, nel corso dell’evoluzione della piattaforma carbonatica, si formò una depressione che separava i calcari delle Simbruini da quelli della Marsica. Questa fossa si riempì gradualmente di sedimenti arenaceo-argillosi provenienti da zone marine occidentali. Le Simbruini emersero dall’acqua circa 3-4 milioni di anni fa e, mediante scivolamenti gravitativi, parzialmente si sovrascostarono sui sedimenti sottostanti, dando inizio a un periodo di forti erosioni con incisioni e ruscelli attivi.
Oggi, la giovane valle del Liri porta le tracce di eventi geologici significativi e recenti, mentre il suo clima ha subito trasformazioni notevoli. Durante il Pleistocene medio, circa 400.000 anni fa, il clima era decisamente più freddo, abitato da grossi mammiferi come il Bos primigenius e l’Elephas antiquus. Resti di tali creature sono stati rinvenuti in zone limitrofe, testimoniando un passato ricco di biodiversità e sfide climatiche.
Riferimento autore: Piergiorgio De Sanctis, “Ambulanti a Morino”.


