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Le Streghe

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Nel cuore della Marsica, scoprite come antichi riti e leggende si intrecciano alle storie di streghe sotto il plenilunio, in un’atmosfera da vero Macbeth.

Nelle notti di plenilunio, le streghe si riunivano per celebrare il loro sabba nell’aia di Sant’Angelo, un luogo misterioso che custodisce una storia antica, non lontano da Poggio Cinolfo. Durante questa danza sinistra, carica di profezie catastrofiche, il ritmo cupo delle loro celebrazioni si mescolava a un ritornello che evocava confusione e sovversione delle normali regole della società. Con voci amalgamate, ripetevano frasi come: “eh gliu bagliu non se fà / se Costanzu non ci stà” e “eh gliu bagliu non va bè / se Franciscu non revè”, intercalando suoni enigmatici che amplificavano l’atmosfera inquietante del rito.

La scena ricorda da vicino l’opera di un grande drammaturgo, William Shakespeare, in particolare il suo Macbeth. Qui, le tre streghe iniziali, nel famoso verso “Bello è il brutto e brutto è il bello”, ripetono “Fair is foul, and foul is fair”, seguendo il tema di confusione e inganno. I loro versi alimentano un’aria di mistero, culminando in un richiamo all’ignoto e alle forze che operano al di là della percezione umana.

Elementi della cultura popolare possono assimilaresi a riti più ancient. La Marsica, terra di leggende e tradizioni, rimane un punto centrale di intrecci culturali e storici, in grado di mantenere vive tali suggestioni attraverso le generazioni. Echi di eventi storici, come le guerre italiche, trovano la loro eco in queste celebrazioni folkloristiche, dimostrando come il passato continui a influenzare il presente.

Riferimento autore: A. LOMBARDO, Lettura del Macbeth, Vicenza 1971.

Nelle notti di plenilunio, le streghe celebravano il loro sabba nell’aia di Sant’Angelo, un luogo isolato e misterioso, noto per la sua antica storia, non lontano da Poggio Cinolfo.

Durante il loro ballo sinistro, carico di profezie catastrofiche, danzavano a ritmo martellante e cupo. Ripetevano in coro un ritornello con implicazioni, anche onomatopeiche, di confusione e stravolgimento delle normali regole quotidiane della società. Il ritornello recitava: “eh gliu bagliu non se fà / se Costanzu non ci stà. Tirititirititrocchete / tirititirititrocchete. / eh gliu bagliu non va bè / se Franciscu non revè / Tirititirititrocchete / tirititirititrocchete …”.

È interessante fare un richiamo a William Shakespeare, in particolare al suo Macbeth. Nel primo atto, le tre streghe aprono la scena ripetendo: “Fair is foul, and foul is fair: / Hover through the fog and filthy air”. Queste parole, tradotte come “Bello è il brutto e brutto è il bello: / Voliamo per la nebbia e l’aria lurida”, risuonano con una forte evocazione di mistero e confusione.

Il concetto di hurlyburly, menzionato nel verso 3 con “When the hurlyburly’s done” (“Quando il ribollio sarà finito”), evoca l’idea di un caos profondo, simile a quello che le streghe della tradizione popolare sembravano rappresentare.

Questi collegamenti tra la tradizione orale delle streghe locali e il dramma shakespeariano pongono interrogativi sull’influenza culturale e sull’interconnessione tra le diverse forme di arte e narrativa. Si tratta di un tema ricorrente nella letteratura, dove le figure di streghe e gli elementi di mistero sono spesso associazioni comuni che attraversano le epoche.

In conclusione, pur partendo da tradizioni locali, il richiamo a Shakespeare riflette il modo in cui storie e immagini possono incrociarsi, alimentando il nostro immaginario collettivo, e ricordandoci le ricchezze della cultura popolare.

Riferimento autore: A. LOMBARDO, Lettura del Macbeth, Vicenza 1971, p. 17 e ss.

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Nelle notti di plenilunio, le streghe celebravano il loro sabba nell’aia di Sant’Angelo, un luogo isolato e misterioso, noto per la sua antica storia, non lontano da Poggio Cinolfo.

Durante il loro ballo sinistro, carico di profezie catastrofiche, danzavano a ritmo martellante e cupo. Ripetevano in coro un ritornello con implicazioni, anche onomatopeiche, di confusione e stravolgimento delle normali regole quotidiane della società. Il ritornello recitava: “eh gliu bagliu non se fà / se Costanzu non ci stà. Tirititirititrocchete / tirititirititrocchete. / eh gliu bagliu non va bè / se Franciscu non revè / Tirititirititrocchete / tirititirititrocchete …”.

È interessante fare un richiamo a William Shakespeare, in particolare al suo Macbeth. Nel primo atto, le tre streghe aprono la scena ripetendo: “Fair is foul, and foul is fair: / Hover through the fog and filthy air”. Queste parole, tradotte come “Bello è il brutto e brutto è il bello: / Voliamo per la nebbia e l’aria lurida”, risuonano con una forte evocazione di mistero e confusione.

Il concetto di hurlyburly, menzionato nel verso 3 con “When the hurlyburly’s done” (“Quando il ribollio sarà finito”), evoca l’idea di un caos profondo, simile a quello che le streghe della tradizione popolare sembravano rappresentare.

Questi collegamenti tra la tradizione orale delle streghe locali e il dramma shakespeariano pongono interrogativi sull’influenza culturale e sull’interconnessione tra le diverse forme di arte e narrativa. Si tratta di un tema ricorrente nella letteratura, dove le figure di streghe e gli elementi di mistero sono spesso associazioni comuni che attraversano le epoche.

In conclusione, pur partendo da tradizioni locali, il richiamo a Shakespeare riflette il modo in cui storie e immagini possono incrociarsi, alimentando il nostro immaginario collettivo, e ricordandoci le ricchezze della cultura popolare.

Riferimento autore: A. LOMBARDO, Lettura del Macbeth, Vicenza 1971, p. 17 e ss.

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