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(Chiesa Santi Cosma E Damiano)

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Scopri i misteri e le meraviglie della chiesa più antica di Tagliacozzo, un gioiello architettonico carico di storia, arte e devozione.

Quasi sicuramente, la Chiesa più antica di Tagliacozzo sorge vicino a una piccola cappella chiamata S. Cosma in Sylvis, come attestano vari diplomi carolingi e ottoniani dei secoli VIII-X. L’ubicazione esatta ĆØ difficile da determinare; potrebbe essere l’attuale Chiesa o più probabilmente il complesso del Monastero, dove si trovano tracce di una cantina conosciuta come “la Chiesa Vecchia”. Documenti risalenti al 1190 e successivi ribadiscono la dipendenza del complesso dalla sede papale.

Un importante documento ĆØ il processo informativo sulla vita e i miracoli del Beato Oddo da Novara, richiesto da Papa Gregorio IX nel gennaio del 1240, a soli 40 anni dalla sua morte. La costruzione della Chiesa attuale ĆØ tradizionalmente datata alla prima metĆ  del ‘400, per volontĆ  del Conte Giannantonio Orsini. Tuttavia, un documento del 1437 parla di lavori di riparazione, suggerendo quindi che la Chiesa esistesse giĆ  nei secoli XIII e XIV, utilizzata per il culto e per le sepolture.

Il portale d’ingresso, eretto dallo stesso Orsini, presenta eleganti decorazioni e capitelli adornati da foglie e volute. Gli elementi architettonici condecorano l’arco acuto, culminando in un vano rettangolare supportato da mensole decorate. Il portale, realizzato nel 1452 dallo scultore Martino De Biasca, mostra similitudini con un’altra sua opera a Torano, commissionata nel 1462.

Il cortile ha subito modifiche nel corso degli anni, incluse le aggiunte del parlatorio nel 1849. Il portale della Chiesa, a tutto sesto, ĆØ rifinito da pilastri e un arco concherubini scolpiti. L’interno, ampio e ben proporzionato, ĆØ diviso in tre campate coperte da volte a crociera, con un pulpito sormontato da cariatidi in pietra. Significative ristrutturazioni barocche si sono alternative dal XVII al XVIII secolo, aggiungendo ulteriori altari e opere d’arte al complesso ecclesiastico, come l’altare maggiore, espressione del puro gusto barocco.

Tratto da: [fonte/autore].

Quasi sicuramente si può affermare che la Chiesa più antica di Tagliacozzo sorge nei pressi di una piccola cappella chiamata S. Cosma in Sylvis. Tutto ciò risulta da varie citazioni in diplomi carolingi ed ottoniani dei secoli VIII – X. L’esatta ubicazione della Chiesa, però, ĆØ di difficile individuazione, in quanto potrebbe essere sia l’attuale Chiesa, oppure, più verosimilmente, all’interno del complesso del Monastero, dove esistono tracce di una cantina chiamata ā€œla Chiesa Vecchiaā€. Altri documenti in cui si ribadisce la dipendenza del complesso dalla sede papale sono datati: 6 luglio 1190 (Clemente III), 1 giugno 1192 (Celestino III), 3 aprile e 11 maggio 1221 (Onofrio III), 20 e 22 settembre 1279 (Niccolò III).

Un altro documento di grande importanza ĆØ il processo informativo sulla vita, morte e miracoli del Beato Oddo da Novara, richiesto dal Papa Gregorio IX nel gennaio 1240 a soli 40 anni dalla morte. ƈ tradizione datare la costruzione della Chiesa attuale intorno alla prima metĆ  del ā€˜400, per interessamento del Conte Giannantonio Orsini. Tuttavia, nel documento del Conte, redatto il 27 aprile 1437, si parla di lavori di riparazione e non di costruzione, suggerendo che la Chiesa giĆ  esisteva nel XIII e XIV secolo ed era aperta al culto. Vi si seppellivano i morti ed aveva una complessa struttura, con cappelle ed altari laterali.

Il portale d’ingresso che immette nel cortile fu fatto erigere da Giannantonio Orsini e presenta una strombatura articolata, costituita da un’alternanza di colonnine e paraste. Tra le due colonnine frontali, quella di sinistra ha un ampio basamento e scanalatura a tortiglione unidirezionale, mentre quella di destra poggia sullo stesso piedistallo della pilastrata, divisa in tre sezioni da due anelli semplici, e scanalate a tortiglione in direzione alternata.

Sovrastano questi elementi dei capitelli adorni di foglie e piccole volute. Da qui si dipartono, sviluppandosi lungo l’arco acuto, un archivolto con decorazioni vegetali e delle cornici a toro. La strombatura termina in un vano rettangolare i cui stipiti, insieme a due mensole a doppio bariletto, decorate con fiori e foglie d’acanto, sostengono un architrave su cui ĆØ incisa un’iscrizione. Stipiti ed architrave sono decorati con una cornice a dentelli ed ovuli, motivo che ritorna intorno alla lunetta sovrastante, affrescata con le figure della Vergine col Bambino al centro e i SS. Cosma e Damiano.

L’autore nel 1452 fu lo scultore lombardo Martino De Biasca, come confermato dall’iscrizione sul portale stesso: +HOC OPFCUM E AD MCCCCLII MARTINUS DE BIASCA LOMMARDUS FC. Il De Biasca ha realizzato un secondo portale nella zona, a Torano, nella Chiesa di S. Maria delle Grazie, firmato e datato 1462, molto simile a quello di S. Cosma, che si impose per maestositĆ  dell’insieme e finezza dei dettagli.

Il cortile ha ormai perso la forma e le dimensioni primitive, a causa della costruzione della canonica, di un corpo aggiunto al monastero (il parlatorio) nel 1849, come dimostra la data nella chiave dell’arco, e di un portichetto sul lato frontale del monastero. In origine, doveva avere una forma quadrangolare. ƈ degno di nota, incastrata nel muro del parlatorio, una transenna traforata romanica circolare di buona fattura e sotto una finestra del rinascimento.

Il portale della Chiesa, a tutto sesto, ĆØ costituito da due pilastri e da un arco, alleggerito da un’incavatura. Al centro, nel senso della lunghezza, si presenta un rigonfiamento leggermente bombato. I capitelli recano scolpiti due cherubini, come anche la chiave di volta, che si protende sul davanti con un motivo a voluta. Le mostre interne dei pilastri, subito sotto i capitelli, presentano due riquadri con due leoni. L’intradosso ĆØ suddiviso in sette formelle ornate con motivi fitomorfi.

La cornice architettonica esterna imposta su due lesene ripete, con maggiore ricchezza di modanature e listelli, l’incavatura dei due pilastri interni. L’elemento longitudinale non ĆØ più bombato, ma a tronco di piramide. I capitelli sono di ordine composito, con l’abaco inflesso recante al centro un fiore in rilievo. Negli spazi di risulta tra l’abaco ed i capitelli si notano due medaglioni con fusti di uomini barbuti, probabilmente raffiguranti i due Santi titolari della Chiesa.

La trabeazione imposta sui capitelli delle lesene sostiene un architrave liscio, sormontato da un fregio la cui ornamentazione, piuttosto ricca, ĆØ costituita da due formelle ai lati in corrispondenza delle lesene, con due cherubini e un arabesco simmetrico di volute vegetali che convergono al centro su una colonna. Il frontone ĆØ spezzato, con le estremitĆ  angolari aggettanti rispetto alla parte centrale. Il timpano ospita un cherubino scolpito ad altorilievo.

Del portale nel suo complesso fa parte anche lo scudo dello stemma, purtroppo scalpellato. Il rosone ĆØ forse opera romanica, come dimostrano le dimensioni contenute, le tozze colonnine mosaicate dalle forme svariate, gli archetti a pieno sesto e la vetrata policroma con legature in piombo. Una precisazione ĆØ d’obbligo: se il rosone fosse cinquecentesco, cioĆØ contemporaneo alla ricostruzione della Chiesa, non si sarebbe dovuto costruire nella parte interna un soppalco che lo priva di ogni funzione.

Il campanile fu ristrutturato, non costruito, nel 1564 grazie all’interessamento della Badessa Caridonia, come dimostra il lato frontale, costruito in grossi blocchi di pietra abbozzati in conci più o meno regolari, mentre la restante muratura ĆØ di opera incerta, con cantonali più regolari e rifiniti. Potrebbe essere un residuo di una torre campanaria romanica, mentre nella cella campanaria sono state riutilizzate lastre di marmo decorate con liste di mosaico policromo, che richiamano sia le colonne del rosone sia un portale nella Chiesa-cantina.

L’interno, ampio e arioso, si presenta spartito in tre grandi campate coperte da volte a crociera di considerevole ampiezza, larghe 12 metri. Il pulpito, costruito all’altezza della volta mediana della Chiesa, venne chiusa nel 1543, come dimostra l’iscrizione lasciata nella chiave di volta, e presumibilmente ĆØ dello stesso periodo. ƈ in pietra, sorretto da quattro cariatidi a forma di sfinge, e si presenta con un parapetto con cornice sporgente diviso in quattro riquadri decorati a bassorilievo rappresentanti il Redentore ed i quattro Evangelisti, opera di uno scultore che utilizza moduli architettonici in linea con la sua epoca, ma si attarda nei bassorilievi su schemi quattrocenteschi di derivazione meridionale con forme grossolane.

Nella chiave di volta del presbiterio ĆØ incisa la data 1549, mentre nella mediana ĆØ 1543. ƈ ovvio che le date si riferiscono non alla costruzione delle volte, ma ad una loro ristrutturazione. Tuttavia, al suo interno, la Chiesa presenta un carattere fortemente baroccheggiante a causa dei numerosi interventi succedutisi tra il XVII e XVIII secolo. Qui si possono ammirare l’altare dell’Annunciazione, l’altare della Presentazione, l’altare del Beato Oddo, l’altare nel transetto destro, la tela della NativitĆ  (o adorazione dei pastori), l’altare maggiore, opera fastosa e teatrale di puro gusto barocco, e infine l’altare di S. Benedetto.

Tratto da: [fonte/autore].

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Quasi sicuramente si può affermare che la Chiesa più antica di Tagliacozzo sorge nei pressi di una piccola cappella chiamata S. Cosma in Sylvis. Tutto ciò risulta da varie citazioni in diplomi carolingi ed ottoniani dei secoli VIII – X. L’esatta ubicazione della Chiesa, però, ĆØ di difficile individuazione, in quanto potrebbe essere sia l’attuale Chiesa, oppure, più verosimilmente, all’interno del complesso del Monastero, dove esistono tracce di una cantina chiamata ā€œla Chiesa Vecchiaā€. Altri documenti in cui si ribadisce la dipendenza del complesso dalla sede papale sono datati: 6 luglio 1190 (Clemente III), 1 giugno 1192 (Celestino III), 3 aprile e 11 maggio 1221 (Onofrio III), 20 e 22 settembre 1279 (Niccolò III).

Un altro documento di grande importanza ĆØ il processo informativo sulla vita, morte e miracoli del Beato Oddo da Novara, richiesto dal Papa Gregorio IX nel gennaio 1240 a soli 40 anni dalla morte. ƈ tradizione datare la costruzione della Chiesa attuale intorno alla prima metĆ  del ā€˜400, per interessamento del Conte Giannantonio Orsini. Tuttavia, nel documento del Conte, redatto il 27 aprile 1437, si parla di lavori di riparazione e non di costruzione, suggerendo che la Chiesa giĆ  esisteva nel XIII e XIV secolo ed era aperta al culto. Vi si seppellivano i morti ed aveva una complessa struttura, con cappelle ed altari laterali.

Il portale d’ingresso che immette nel cortile fu fatto erigere da Giannantonio Orsini e presenta una strombatura articolata, costituita da un’alternanza di colonnine e paraste. Tra le due colonnine frontali, quella di sinistra ha un ampio basamento e scanalatura a tortiglione unidirezionale, mentre quella di destra poggia sullo stesso piedistallo della pilastrata, divisa in tre sezioni da due anelli semplici, e scanalate a tortiglione in direzione alternata.

Sovrastano questi elementi dei capitelli adorni di foglie e piccole volute. Da qui si dipartono, sviluppandosi lungo l’arco acuto, un archivolto con decorazioni vegetali e delle cornici a toro. La strombatura termina in un vano rettangolare i cui stipiti, insieme a due mensole a doppio bariletto, decorate con fiori e foglie d’acanto, sostengono un architrave su cui ĆØ incisa un’iscrizione. Stipiti ed architrave sono decorati con una cornice a dentelli ed ovuli, motivo che ritorna intorno alla lunetta sovrastante, affrescata con le figure della Vergine col Bambino al centro e i SS. Cosma e Damiano.

L’autore nel 1452 fu lo scultore lombardo Martino De Biasca, come confermato dall’iscrizione sul portale stesso: +HOC OPFCUM E AD MCCCCLII MARTINUS DE BIASCA LOMMARDUS FC. Il De Biasca ha realizzato un secondo portale nella zona, a Torano, nella Chiesa di S. Maria delle Grazie, firmato e datato 1462, molto simile a quello di S. Cosma, che si impose per maestositĆ  dell’insieme e finezza dei dettagli.

Il cortile ha ormai perso la forma e le dimensioni primitive, a causa della costruzione della canonica, di un corpo aggiunto al monastero (il parlatorio) nel 1849, come dimostra la data nella chiave dell’arco, e di un portichetto sul lato frontale del monastero. In origine, doveva avere una forma quadrangolare. ƈ degno di nota, incastrata nel muro del parlatorio, una transenna traforata romanica circolare di buona fattura e sotto una finestra del rinascimento.

Il portale della Chiesa, a tutto sesto, ĆØ costituito da due pilastri e da un arco, alleggerito da un’incavatura. Al centro, nel senso della lunghezza, si presenta un rigonfiamento leggermente bombato. I capitelli recano scolpiti due cherubini, come anche la chiave di volta, che si protende sul davanti con un motivo a voluta. Le mostre interne dei pilastri, subito sotto i capitelli, presentano due riquadri con due leoni. L’intradosso ĆØ suddiviso in sette formelle ornate con motivi fitomorfi.

La cornice architettonica esterna imposta su due lesene ripete, con maggiore ricchezza di modanature e listelli, l’incavatura dei due pilastri interni. L’elemento longitudinale non ĆØ più bombato, ma a tronco di piramide. I capitelli sono di ordine composito, con l’abaco inflesso recante al centro un fiore in rilievo. Negli spazi di risulta tra l’abaco ed i capitelli si notano due medaglioni con fusti di uomini barbuti, probabilmente raffiguranti i due Santi titolari della Chiesa.

La trabeazione imposta sui capitelli delle lesene sostiene un architrave liscio, sormontato da un fregio la cui ornamentazione, piuttosto ricca, ĆØ costituita da due formelle ai lati in corrispondenza delle lesene, con due cherubini e un arabesco simmetrico di volute vegetali che convergono al centro su una colonna. Il frontone ĆØ spezzato, con le estremitĆ  angolari aggettanti rispetto alla parte centrale. Il timpano ospita un cherubino scolpito ad altorilievo.

Del portale nel suo complesso fa parte anche lo scudo dello stemma, purtroppo scalpellato. Il rosone ĆØ forse opera romanica, come dimostrano le dimensioni contenute, le tozze colonnine mosaicate dalle forme svariate, gli archetti a pieno sesto e la vetrata policroma con legature in piombo. Una precisazione ĆØ d’obbligo: se il rosone fosse cinquecentesco, cioĆØ contemporaneo alla ricostruzione della Chiesa, non si sarebbe dovuto costruire nella parte interna un soppalco che lo priva di ogni funzione.

Il campanile fu ristrutturato, non costruito, nel 1564 grazie all’interessamento della Badessa Caridonia, come dimostra il lato frontale, costruito in grossi blocchi di pietra abbozzati in conci più o meno regolari, mentre la restante muratura ĆØ di opera incerta, con cantonali più regolari e rifiniti. Potrebbe essere un residuo di una torre campanaria romanica, mentre nella cella campanaria sono state riutilizzate lastre di marmo decorate con liste di mosaico policromo, che richiamano sia le colonne del rosone sia un portale nella Chiesa-cantina.

L’interno, ampio e arioso, si presenta spartito in tre grandi campate coperte da volte a crociera di considerevole ampiezza, larghe 12 metri. Il pulpito, costruito all’altezza della volta mediana della Chiesa, venne chiusa nel 1543, come dimostra l’iscrizione lasciata nella chiave di volta, e presumibilmente ĆØ dello stesso periodo. ƈ in pietra, sorretto da quattro cariatidi a forma di sfinge, e si presenta con un parapetto con cornice sporgente diviso in quattro riquadri decorati a bassorilievo rappresentanti il Redentore ed i quattro Evangelisti, opera di uno scultore che utilizza moduli architettonici in linea con la sua epoca, ma si attarda nei bassorilievi su schemi quattrocenteschi di derivazione meridionale con forme grossolane.

Nella chiave di volta del presbiterio ĆØ incisa la data 1549, mentre nella mediana ĆØ 1543. ƈ ovvio che le date si riferiscono non alla costruzione delle volte, ma ad una loro ristrutturazione. Tuttavia, al suo interno, la Chiesa presenta un carattere fortemente baroccheggiante a causa dei numerosi interventi succedutisi tra il XVII e XVIII secolo. Qui si possono ammirare l’altare dell’Annunciazione, l’altare della Presentazione, l’altare del Beato Oddo, l’altare nel transetto destro, la tela della NativitĆ  (o adorazione dei pastori), l’altare maggiore, opera fastosa e teatrale di puro gusto barocco, e infine l’altare di S. Benedetto.

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