Le fonti archeologiche attestano che il tempio italico-romano di Apollo ad Alba Fucens fu trasformato, nel VI secolo, in una basilica paleocristiana dedicata a San Pietro. Questo periodo è testimoniato da iscrizioni sepolcrali relative a due cultori del culto e un sacerdote. Tuttavia, la prima documentazione della chiesa risale alla bolla di Pasquale II del 1115, in cui si segnala che presso la chiesa si esercitava il clero secolare, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni. Nel XII secolo furono realizzati l’abside, le colonne che separano le tre navate e il tentativo di prolungare il pronao.
Nel X secolo fu edificata la torre campanaria centrale. I portali lignei del XII secolo, simili a quelli di altre chiese della zona, sono conservati nel Museo di Arte Sacra del Castello Piccolomini di Cèlano. Nel 1310, i Francescani cedettero l’edificio e costruirono un convento adiacente, soppresso in epoca barocca intorno al 1644. Durante il periodo dal XIV al XVI secolo, i frati ristrutturarono il complesso, abbellendo l’interno con affreschi e modifiche architettoniche passende a un periodo più tardo. Il convento venne venduto a privati dopo la prima soppressione napoleonica del 1809, mentre l’edificio di culto ottenne lo status di monumento nazionale nel 1892.
Distrutta dal terremoto del 1915, la chiesa fu ricostruita tra il 1955 e il 1957, presentandosi oggi secondo uno stile romanico semplificato. Il portale rinascimentale datato 1526, decorato con il simbolo di San Pietro, è uno dei suoi elementi distintivi. L’architettura esterna conserva tracce della trasformazione dall’antico tempio di Apollo in chiesa cristiana, e sul coronamento dell’abside si snodano storie allegoriche di vanità umana e peccato rappresentate tramite sculture.
All’interno, la chiesa presenta una pianta rettangolare e un’abside semicircolare, con colonne corinzie provenienti da un antico edificio pubblico. Interessante è l’ambone policromo attribuito ai maestri cosmateschi romani Giovanni di Quído e Andrea, commissionato all’inizio del XIII secolo. Accanto ad esso, la raffinata iconostasi, oggi depredata, è opera di Andreas magister romanus. Il presbiterio rialzato ospita una cripta con un sarcofago del XII secolo, mentre sulle pareti della navata laterale sinistra si notano raffigurazioni che un tempo costituivano cicli di affreschi del XIV-XV secolo.
Numerosi graffiti risalenti dal II secolo a.C. fino al VI d.C. si rinvengono nel pronao e rivelano la storia di Apollo come divinità onorata nel tempio, documentando un patrimonio artistico ricco di frammenti scultorei ora custoditi nel museo di Cèlano.
Tratto da: [fonte/autore].


