Le faggete di Morino, anche se sono state intensamente utilizzate dall’uomo nei secoli passati, costituiscono per noi oggi un’eredità di inestimabile valore ambientale e culturale. La storia e il vissuto delle popolazioni della Valle Roveto sono fortemente improntati a un valore d’uso della foresta come risorsa rinnovabile, piuttosto che a uno sfruttamento incontrollato.
Gli alberi di tasso, che in tutta la penisola italiana sono stati decimati per la loro tossicità e per l’uso del loro prezioso legno, hanno trovato nella Riserva Zompo lo Schioppo, così come in poche altre località del nostro paese, un rifugio di vitale importanza per la loro sopravvivenza. Con questo Progetto Life Natura abbiamo voluto promuovere la conservazione della popolazione di tasso in accordo con la Direttiva Habitat dell’Unione Europea, che lo ha inserito nella lista delle specie gravemente minacciate di estinzione.
Pur se l’attuale livello di conservazione risulta essere buono, i nuclei presenti nella località di Tassiti necessitano di interventi di protezione e ripopolamento per aumentarne i fenomeni naturali di espansione e accrescimento, anche in considerazione della preziosa presenza dell’orso bruno marsicano, che non di rado visita i nostri boschi. In definitiva, l’intento è quello di riconvertire l’uso del bosco verso finalità naturalistiche e di conservazione, senza ignorare le esigenze socio-economiche della popolazione locale e un oculato esercizio degli usi civici del bosco.
Per noi è un progetto di ampia portata culturale che coinvolge tutti i cittadini, e in particolare le nuove generazioni, contribuendo alla formazione di valori e comportamenti rispettosi della natura.
Come conservare una faggeta e renderla ospitale
Sulle montagne italiane, in tempi ormai remoti, il tasso era un albero molto diffuso, ma per l’utilizzazione diretta del suo prezioso legno e per lo sfruttamento delle risorse della foresta primigenia operati dall’uomo, questa specie ha subito una progressiva rarefazione. Oggi mancano quasi del tutto sul nostro Appennino esempi di antiche foreste, ossia comunità vegetali lasciate indisturbate e in grado così di esprimere tutta la loro ricchezza ecologica.
La ricchezza degli ecosistemi si può facilmente verificare in base alla presenza o meno di indizi come l’elevata biodiversità, le estese catene alimentari, le complesse architetture forestali, i suoli maturi e, non ultimo, la possibilità di contare su un naturale ciclo dell’acqua. Si dirà: ma queste erano condizioni normali quando l’Abruzzo era una terra quasi interamente coperta di boschi! Fino al secolo scorso, quando questa regione non contava più di metà degli abitanti attuali, essa doveva apparire come un territorio completamente selvaggio, dove animali e piante si riproducevano liberamente e con poche limitazioni.
Le popolazioni della montagna erano organizzate nel quadro di una cultura agro-pastorale e artigianale, con un impatto poco rilevante sulle risorse naturali. Nell’arco di questo secolo, però, le cose sono Cambiate. La costruzione di strade, autostrade, piste forestali, impianti idroelettrici, dighe, acquedotti e funivie ha causato un paesaggio forestale fortemente disturbato e frammentato, e la popolazione di orso, il più grande predatore europeo, ha sofferto più di ogni altra, anche a causa della caccia indiscriminata.
Le faggete di Morino, anche se utilizzate dall’uomo, rappresentano uno dei rari casi di ambiente forestale ancora ben conservato e suscettibile di reintegrazione completa attraverso un’accurata opera di riabilitazione e restauro dell’originaria tasseta. Lo scopo del progetto è proprio quello di creare i presupposti per disegnare un insieme coordinato di interventi ricostitutivi della foresta vetusta, integrato con un programma di comunicazione e di educazione ambientale, attraverso il quale la Riserva ricerca il sostegno della comunità locale.
Il Tasso
Il genere Taxus Linnaeus comprende un gruppo di 7-8 specie localizzate nei quattro continenti dell’emisfero nord: si tratta di alberi o arbusti sempreverdi molto affini tra loro. Il Taxus baccata è alto generalmente 8-10 metri e può raggiungere i tre metri di diametro. Il tronco è ramificato a poca altezza dalla base, la chioma è arrotondata e di colore verde scuro, la corteccia di colore rosso bruno è sottile e liscia. Le foglie sono aghiformi e raggruppate due a due, lineari, lunghe 1-3 centimetri e larghe 2-3 millimetri.
La disseminazione è zoocora, cioè operata soprattutto dagli animali, e il contributo maggiore è dato dai merli e dai tordi che, attirati dal suo colore rosso, si cibano della parte carnosa del frutto ed espellono il seme, favorendo l’interruzione della dormienza. Nella disseminazione del tasso, un ruolo di primo piano è svolto dai micromammiferi, come per esempio il topo selvatico. Questi animali non consumano tutte le scorte di semi accumulate per l’inverno, facilitando la diffusione della specie.
Il tasso è una specie con accrescimento lento, potendo impiegare fino a 1000 anni per raggiungere il diametro di un metro. Il tasso di Fortingal in Scozia ha più di tremila anni e quello della foresta di Cliefdon, in Inghilterra, ha 25 metri di circonferenza. Si tratta di una specie molto longeva, ma nei nostri boschi non raggiunge più tali dimensioni a causa della ricerca del suo legno prezioso sin dai tempi più remoti.
Tutte le parti del tasso, ad eccezione dell’arillo, contengono un alcaloide velenoso per l’uomo e per la maggior parte degli animali domestici: la tassina. Per questo motivo viene chiamato “albero della morte”. Anche i semi sono tossici. Tuttavia, nel 1971 è stato isolato un principio attivo naturale chiamato taxoto, estremamente utile nella terapia dei tumori. La ricerca in questo campo si applica ora allo studio di particolari ecotipi, o varietà locali, di tasso.
L’Orso bruno marsicano
L’orso bruno (Ursus arctos) è presente in tutto l’emisfero nord tra il 35° e il 65° parallelo. L’areale di distribuzione si estende dalle vaste foreste subartiche ai massicci montagnosi delle regioni temperate d’America, d’Europa e d’Asia. Tremila anni fa, il suo areale comprendeva tutta l’Europa. In Italia, l’areale di distribuzione è frammentato in tre aree: la popolazione più importante è situata nell’Appennino centrale, e comprende circa 50-80 individui rappresentati dalla sottospecie Ursus arctos marsicanus.
La specie è caratterizzata da un basso tasso riproduttivo, poiché le femmine si riproducono a intervalli di tre-quattro anni. La dieta è sostanzialmente vegetariana: per oltre il 90% l’orso si nutre di erba, frutti freschi e secchi, anche se non disdegna insetti e carcasse di animali, arrecando talora danno al bestiame domestico e agli apiari. Le uccisioni sono la causa diretta della drastica riduzione dell’orso alle isolate popolazioni attuali, causate sia da cacciatori che da agricoltori. Il disboscamento, l’espansione dell’urbanizzazione e della rete stradale hanno contribuito alla riduzione e alla frammentazione degli habitat.
L’area di intervento del Progetto è compresa all’interno di una vasta area, quella dei Simbruini-Frentani, che ospita in maniera stabile un micropopolamento (2-3 individui) di Ursus arctos marsicanus, ma tutta la zona è interessata dalla frequentazione e dal transito di individui provenienti dal vicino Parco Nazionale d’Abruzzo.
Una riserva d’acque e forestale
La Riserva Naturale Regionale Zompo lo Schioppo è formata da un’ampia valle a forma di anfiteatro tra i monti Cantari, lungo la catena dei Simbruini ed Ernici, al confine tra Lazio e Abruzzo. Il nome curioso trae origine dalla bella cascata di oltre ottanta metri chiamata Lo Schioppo, che si può ammirare da marzo a giugno e da ottobre a dicembre. L’ambiente predominante è la faggeta, che si estende per più di 700 ettari sui 1025 della Riserva.
Alle quote più basse si trovano anche aceri, carpini, roverelle e diverse specie di querce, tra cui il cerro, la rovere e il meno comune farnetto. Salendo di altitudine si incontrano pascoli, ambienti rupestri e corsi d’acqua perenni. La Riserva presenta oltre 300 specie floristiche censite ed è ricca di fauna: dal lupo all’orso bruno marsicano, dal picchio dorso bianco al gufo reale, dal capriolo all’astore, dal picchio muraiolo al merlo acquaiolo, oltre ai più comuni tasso, istrice, sparviero e poiana.
La visita è facilitata da una serie di strutture ricettive, quali il centro visita con gli uffici della Riserva e l’Ecomuseo, recentemente ristrutturato, di notevole interesse educativo. Nella fascia di protezione esterna vi sono poi tre aree di sosta, un maneggio, un campeggio e un punto di informazione e soccorso. Una rete di sentieri escursionistici permette una immersione totale nella natura, sia pure con brevi percorsi accessibili a tutti.
Riferimento autore: Giovanni D’Amico, Sindaco di Morino.