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La Storia Di Santa Felicita… Reliquie E Culto

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Scopri il percorso sacro delle reliquie di Santa Felicita, tra storia, arte e fede, nelle chiese di Roma e nelle tradizioni di Collarmele.

Le reliquie di Santa Felicita e dei suoi sette figli martiri sono oggetto di venerazione nel popolo di Collarmele e si trovano sparse nella città di Roma. Nel 1885, fu scoperta una cripta storica contenente un affresco, ancora visibile, che segna il sepolcro primitivo di Santa Felicita e di suo figlio Silvano nel cimitero di Massimo, noto successivamente come cimitero di Santa Felicita. Qui, Papa Bonifacio fece costruire una basilica, ora non più esistente, caratterizzata da un’iscrizione significativa sulla porta d’ingresso.

Nel VIII secolo, Papa Leone III ordinò il trasporto dei corpi di Santa Felicita e Silvano nella chiesa di Santa Susanna, dove sono tuttora onorati. In questa chiesa si può ammirare un affresco che illustra il supplizio di Santa Felicita e dei suoi sette figli. Altre sepolture famose includono quella di Gennaro nel cimitero di Pretestato e di Felice e Filippo nel cimitero di Priscilla, anch’essi commemorati da Papa Damaso.

Le reliquie di Alessandro, Vitale e Marziale si trovano, invece, nel cimitero dei Giorelani, e le loro reliquie sono custodite nella chiesa di San Marcello. A Roma, possiamo trovare una rappresentazione del martirio di Santa Felicita in una grande pittura nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, e un altare simile a Santa Maria della Mercede. Un omaggio particolare è dedicato al busto di Santa Felicita, donato da Papa Leone XIII e conservato nella chiesa delle Sacre Stimmate.

Il culto di Santa Felicita a Collarmele risale almeno al XV secolo, periodo in cui i villaggi circostanti furono uniti dopo il terremoto del 1450, avvenuto sotto il vescovo Clei Marsi, Mons. Colli. Nelle vicinanze del cimitero attuale si trova un luogo chiamato “Fosse di Santa Felicita”, dove si ergeva un’edicola dedicata a questa santa. Ogni anno, durante la festa del 23 novembre, in cui si ricorda il suo martirio, il busto viene portato in processione, attestando l’importanza e la continuità del culto.

La tradizione di Santa Felicita è rappresentata anche attraverso opere d’arte, come il gruppo scultoreo sull’altare maggiore a Collarmele, creato dallo scultore Luigi Caputo, ispirato da un quadro attribuito a Guido Reni. Inoltre, una medaglia incastonata nella croce della scuola di Niccolò da Guardiagrele riporta il nome di Santa Felicita, evidenziando il profondo legame culturale e spirituale tra la santa e il territorio.

Riferimento autore: Emilio Martorelli.

Le reliquie di questi santi martiri, cari al popolo di Collarmele, sono sparse nella Roma sacra. Nel 1885 fu rinvenuta la primitiva cripta storica, dove un affresco, tuttora visibile, indica nel cimitero di Massimo, poi noto come di Santa Felicita, il sepolcro primitivo di Santa Felicita e del figlio Silvano. In questo luogo, il Papa Bonifacio aveva fatto costruire una Basilica che ora non esiste, e alla porta d’ingresso aveva fatto scolpire questi versi: “Discite quid meriti praestet pro rege feriri – femina non timuit gladium cum natis obivit – confessa christum meruit per saecula nomen”.

Nell’ottavo secolo, il Pontefice Leone III fece trasportare il corpo di Santa Felicita e quello del figlio Silvano nella chiesa di Santa Susanna; lì sono ancora venerati. Nella parete della chiesa si può ammirare un affresco che rappresenta il supplizio di Santa Felicita e intorno i cadaveri dei sette figli martirizzati. Gennaro fu sepolto nel cimitero di Pretestato; Felice e Filippo nel cimitero di Priscilla, dove esiste tuttora una pietra con i loro nomi e una memoria scritta in loro onore dal Papa Damaso; tutto ciò si trova nella chiesa di San Silvestro I Papa, che fu sepolto nello stesso luogo dei due martiri.

Alessandro, Vitale e Marziale furono sepolti nel cimitero dei Giorelani, e le loro reliquie sono conservate in un altare della chiesa di San Marcello (Cappella Francipani). Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, nella parete destra della cappella del SS. Sacramento (Crociera di sinistra), vi è un grande quadro dipinto a buon fresco, che rappresenta il martirio di Santa Felicita e dei suoi sette figli, con la madre che incita uno di questi.

Nella nuova chiesa di Santa Maria della Mercede in Viale Regina Margherita vi è un altare con una grande pala che rappresenta Felicita con i suoi sette figli. Nella chiesa delle sacre stimmate, a Roma, si trova una piccola statua di Santa Felicita donata dal Pontefice Leone XIII. A Firenze vi è una chiesa dedicata a Santa Felicita con annessa parrocchia, dove si può ammirare un quadro che la ritrae con tra le ginocchia il figlio più piccolo morente e attorno gli altri sei figli martirizzati sotto il suo sguardo.

Il culto di questi martiri esisteva già nel secolo XV a Collarmele, epoca in cui si riunirono i vari villaggi: Canzano, San Simone, Valle, Santa Cecilia, Loreto, Armele e Colle, distrutti dal terremoto del 1450 sotto il Vescovo degli Marsi, Mons. Colli.

Nei pressi dell’attuale cimitero esiste una località nota come “Fosse di Santa Felicita“, dove esisteva un’edicola con il busto di Santa Felicita, ora conservato nella chiesa parrocchiale di Collarmele. Ogni anno, nella festa di Santa Felicita del 23 novembre, giorno del suo martirio, questo busto viene portato in processione. A questa antica memoria del culto di Santa Felicita a Collarmele si aggiunge una medaglia, incastonata nella quattrocentesca croce capitalare della scuola di Niccolò da Guardiagrele, sulla quale è inciso il nome di Santa Felicita.

Il gruppo esistente sull’altare maggiore, che rappresenta Santa Felicita e i suoi figliuoli, è opera dello scultore Luigi Caputo, professore di Napoli, il quale ebbe l’ispirazione da un quadro esistente nel museo di San Martino in Napoli; tale quadro viene attribuito a Guido Reni. Di epoca imprecisa è anche la reliquia che si conserva nella chiesa parrocchiale di Collarmele dedicata a Santa Felicita e ai Sette Figli Martiri.

Riferimento autore: “Santa Felicita e sette figli M. M. Protettori di Collarmele” (Testi a cura di Emilio Martorelli).

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Le reliquie di questi santi martiri, cari al popolo di Collarmele, sono sparse nella Roma sacra. Nel 1885 fu rinvenuta la primitiva cripta storica, dove un affresco, tuttora visibile, indica nel cimitero di Massimo, poi noto come di Santa Felicita, il sepolcro primitivo di Santa Felicita e del figlio Silvano. In questo luogo, il Papa Bonifacio aveva fatto costruire una Basilica che ora non esiste, e alla porta d’ingresso aveva fatto scolpire questi versi: “Discite quid meriti praestet pro rege feriri – femina non timuit gladium cum natis obivit – confessa christum meruit per saecula nomen”.

Nell’ottavo secolo, il Pontefice Leone III fece trasportare il corpo di Santa Felicita e quello del figlio Silvano nella chiesa di Santa Susanna; lì sono ancora venerati. Nella parete della chiesa si può ammirare un affresco che rappresenta il supplizio di Santa Felicita e intorno i cadaveri dei sette figli martirizzati. Gennaro fu sepolto nel cimitero di Pretestato; Felice e Filippo nel cimitero di Priscilla, dove esiste tuttora una pietra con i loro nomi e una memoria scritta in loro onore dal Papa Damaso; tutto ciò si trova nella chiesa di San Silvestro I Papa, che fu sepolto nello stesso luogo dei due martiri.

Alessandro, Vitale e Marziale furono sepolti nel cimitero dei Giorelani, e le loro reliquie sono conservate in un altare della chiesa di San Marcello (Cappella Francipani). Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, nella parete destra della cappella del SS. Sacramento (Crociera di sinistra), vi è un grande quadro dipinto a buon fresco, che rappresenta il martirio di Santa Felicita e dei suoi sette figli, con la madre che incita uno di questi.

Nella nuova chiesa di Santa Maria della Mercede in Viale Regina Margherita vi è un altare con una grande pala che rappresenta Felicita con i suoi sette figli. Nella chiesa delle sacre stimmate, a Roma, si trova una piccola statua di Santa Felicita donata dal Pontefice Leone XIII. A Firenze vi è una chiesa dedicata a Santa Felicita con annessa parrocchia, dove si può ammirare un quadro che la ritrae con tra le ginocchia il figlio più piccolo morente e attorno gli altri sei figli martirizzati sotto il suo sguardo.

Il culto di questi martiri esisteva già nel secolo XV a Collarmele, epoca in cui si riunirono i vari villaggi: Canzano, San Simone, Valle, Santa Cecilia, Loreto, Armele e Colle, distrutti dal terremoto del 1450 sotto il Vescovo degli Marsi, Mons. Colli.

Nei pressi dell’attuale cimitero esiste una località nota come “Fosse di Santa Felicita“, dove esisteva un’edicola con il busto di Santa Felicita, ora conservato nella chiesa parrocchiale di Collarmele. Ogni anno, nella festa di Santa Felicita del 23 novembre, giorno del suo martirio, questo busto viene portato in processione. A questa antica memoria del culto di Santa Felicita a Collarmele si aggiunge una medaglia, incastonata nella quattrocentesca croce capitalare della scuola di Niccolò da Guardiagrele, sulla quale è inciso il nome di Santa Felicita.

Il gruppo esistente sull’altare maggiore, che rappresenta Santa Felicita e i suoi figliuoli, è opera dello scultore Luigi Caputo, professore di Napoli, il quale ebbe l’ispirazione da un quadro esistente nel museo di San Martino in Napoli; tale quadro viene attribuito a Guido Reni. Di epoca imprecisa è anche la reliquia che si conserva nella chiesa parrocchiale di Collarmele dedicata a Santa Felicita e ai Sette Figli Martiri.

Riferimento autore: “Santa Felicita e sette figli M. M. Protettori di Collarmele” (Testi a cura di Emilio Martorelli).

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