La Chiesa scrive la sua storia con il sangue dei Martiri, che la rende grande e nobile. Nel II secolo, la famiglia di Santa Felicita divenne una delle espressioni più vive della nuova vita cristiana a Roma. Originaria di una nobile famiglia romana, Felicita sposò un pagano, Alessandro, e, dopo la sua morte, abbracciò completamente la fede cristiana, educando i suoi sette figli – Gennaro, Felice, Filippo, Silvano, Alessandro, Vitale e Marziale – ai principi cristiani.
Nonostante la sua condizione di vedova, Felicita si dedicò con passione all’istruzione cristiana della sua prole. In un contesto di Roma pagana, vi erano famiglie nobili che accoglievano il Cristianesimo con convinzione, facilitando la loro ricerca della verità. Clemente Alessandrino sottolinea che la filosofia fu data ai pagani per condurli a Cristo, suggerendo un’interazione tra fede e cultura.
Felicita educò i suoi figli non solo alla religione, ma anche al martirio, desiderando che diventassero santi. La sua pratica di portarli a pregare nelle catacombe, dove ricevevano l’Eucaristia, rappresentava un gesto di particolare devozione. Era solita dire ai suoi figli che sarebbero stati fortunati se un giorno avessero sparso il loro sangue per amore di Gesù Cristo, mostrandosi così come una madre profondamente devota che insegnava ai suoi figli l’amore di Dio e del prossimo fino al sacrificio.
La scena di una madre insieme ai suoi figli durante i sacri riti commuove profondamente, specialmente quando si considera l’intensa educazione all’amore e al sacrificio che condividono nel loro cammino di fede.
Riferimento autore: Emilio Martorelli.


